È sempre facile sparare a zero sui sistemi sanitari pubblici. È anche giusto però sottolinearne i pregi quando dimostrano di essere all’altezza.

Piccola premessa, in 27 anni di vita all’estero ho imparato un po’ di cose. Prima tra tutte a “non fidarmi” del sentito dire e delle voci che circolano in tema di sanità. Preferisco sempre sperimentare sulla mia pelle prima di giudicare. Secondo che sicuramente nei confronti (e nella valutazione) dei metodi di approccio non siamo tutti uguali. Un medico può piacere a me e non a qualcun’altro, quindi meglio forgiarmi un’opinione libera da influenze. Terzo che anche in quei sistemi o pezzi di sistema terribili, si può cascare più che ben (come male negli ottimi). Insomma non siamo mai esenti da piacevoli(o spiacevoli) sorprese.
Siamo tutti d’accordo che quando si tratta di salute non siamo pronti a scendere a compromessi e che ci piace sentirci sicuri nel posto in cui viviamo. Per me capire il sistema sanitario del paese in cui vado a vivere è fondamentale. Non è sempre facile cambiare e imparare a navigare in nuovi sistemi, ma anche qui dobbiamo essere abbastanza intelligenti da adattarci.
Paese dopo paese ho imparato a cercare un po’ con a lente il medico di famiglia che corrispondesse alle mie necessita e anche ad accettare che paese che vai approccio medico che trovi. Insomma per un’ipocondrica non me la cavo malaccio.
Non posso ancora esprimermi sul sistema canadese, incrociando le dita non ho ancora sperimentato nemmeno una semplice pulizia dei denti. E non è del Canada che voglio parlare oggi ma della Gran Bretagna. Due delle mie ragazze ci vivono ormai da diversi anni e devo dire che entrambe sono state abbastanza contente del servizio pubblico. Pur avendo un’assicurazione privata per il momento, nella maggior parte dei casi, si affidano al tanto criticato NHS (National Health Service).
Probabilmente per certi versi ed esperienze, il sistema è criticabile a ragione, ma per ora nei due casi in cui io mi sono trovata a trattare con loro, beh tanto di cappello.
In primis la gentilezza nell’approccio, sia telefonico che di persona. L’ascolto e la capacità di prendersi carico dei problemi dopo un’attenta valutazione del quadro generale.
Sono stati giorni di influenza intestinale abbastanza violenta questi primi a Londra. Io ho superato il tutto abbastanza indenne e con uno strascico di stanchezza. È andata meno bene per mia figlia minore, già sotto stress per i suoi esami.
Per lei un brusco calo di pressione e una serie di svenimenti ci hanno fatto optare prima per il medico di famiglia e successivamente, su richiesta di quest’ultimo, per il pronto soccorso.
A parte appunto le fasi prima di arrivare al pronto soccorso, le diverse telefonate con domande mirate a capire l’entità del problema, tutte condotte con gentilezza e empatia, è stato il servizio all’Emergency che ci ha veramente colpite.
Visti i tempi di attesa per mandarci un’ambulanza e dopo essersi assicurati che lei potesse scendere le scale in autonomia e salire su un auto, ci hanno mandato un taxi (a carico di NHS).
Il taxi ci ha scaricate direttamente al pronto soccorso. Nel giro di una decina di minuti eravamo sedute davanti ad un’infermiera per il primo screening. Dopo tre minuti l’hanno portata in un’area di pronto soccorso, ha visto medico, una truppa di infermieri, e ha avuto tutte le cure necessarie.
Il tutto condito da modi di fare deliziosi e sorrisi non forzati, un bicchiere d’acqua per me, delle parole tranquillizzanti per lei. 12 ore in cui sapevamo che si occupavano di noi. Non è mai stata dimenticata, anche quando incominciavano ad arrivare delle urgenze ben più urgenti della sua.
Per fortuna non ho avuto molte esperienze di pronto soccorso ma devo dire che questa in termini di servizio batte tutte le poche altre.
La cosa che più mi ha colpita, oltre alla velocità di presa a carico e alla competenza della quale non abbiamo mai dubitato, è stata veramente la capacità del personale di “dare” calore. Questo non è scontato, soprattutto in un pronto soccorso dove il personale è sotto pressione 24 ore su 24.
Siamo state fortunate? Forse. Potevamo cascare peggio? Di sicuro. Il risultato comunque c’è stato, 24 ore dopo Camilla era quasi in forma e pronta a riprendere in mano la preparazione della seconda parte del suo esame, e io sono volata a Torino per fare un po’ da figlia dopo aver fatto da mamma!
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