Il valore di una prima partenza, per poi tornare.

Mercoledì 29 novembre alle 18 sono seduta in aeroporto, non è più Arlanda ma Pierre Elliot Trudeau, da ARN a YUL. Lascio Montreal per la prima volta da quando due settimane e mezzo prima sono sbarcata gatto e bagagli per dare il via alla mia nuova avventura.

Parto molto più leggera, non solo in bagagli, ma anche psicologicamente. Sono arrivata con i soliti mille interrogativi, le tante paure, 4 valigie e Macaron nella sua sacca. Riparto per una parentesi vacanziera, dello sciroppo d’acero da portare in regalo, una valigia leggera come quando si parte per pochi giorni.

Volo a Londra per qualche giorno. Sono felice come sempre, Londra è un po’ casa, due ragazze su tre da abbracciare, una città che sento sempre più mia ad ogni atterraggio. Sono felice ma ho già un filo di nostalgia per il mio nuovo mondo, che nonostante sia ancora tutto da costruire, sento già mio.

Ho passato le mie prime due settimane canadesi in un moto perpetuo, un mescolarsi di incontri, scoperte, persone. Ho vissuto intensamente e con profondo entusiasmo ogni attimo. Soprattutto ho vissuto con quella voglia di “capire” tutto in fretta che ti prende quando il nuovo è una pagina bianca tutta da scrivere.

Adesso la mia partenza interrompe un po’ questo slancio, lo mette in pausa. Mi sembra quasi di fare un torto alla mia nuova “casa” partendo così in fretta, sospendendo tutto questo costruire, conoscere, incontrare.

Ho imparato negli anni l’importanza di una prima partenza, alla quale seguirà un primo ritorno, e il primo ritorno ha un valore tutto speciale. È sempre stato un misuratore di felicità. Se rientro con il sentimento di essere a casa, allora vuol dire che sono al posto giusto. Vuol dire che casa è proprio li anche se fino a poco prima era dall’altra parte del mondo.

Sono però sincera, non mi è mai successo di dire, dopo un primo ritorno, non mi sento a casa, non è qui che devo essere. E questo mi fa veramente pensare che casa è dove siamo noi, le nostre cose, il nostro gatto. Casa è tutto quello che ci portiamo dietro. Casa è il mescolarsi di ricordi che mettiamo in valigia, l’accumularsi di oggetti, i mille libri.

Sono quasi sicura che tra qualche giorno quando riatterrerò a Montreal avrò già la forte impressione di essere ritornata a casa. Non semplice con un container che ancora naviga tra due mondi e una casa vera, nostra, per la quale dovremo aspettare ancora qualche giorno. Ma sarà sicuramente così, perché la sensazione che ho avuto in aeroporto era quella di partire da casa.

Intanto mi godo Londra, freddissima che mi ha regalato anche qualche fiocco di neve come benvenuto, meglio di così!

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