A world constructed from the familiar is a world in which there’s nothing to learn
Eli Pariser

Quanto è bella questa frase. Quanto è applicabile all’adrenalina che il cambiamento ci mette in circolo, a quella motivazione che ci spinge ad andare, ancora e ancora.
Scoprire, imparare, costruire, e ricominciare tutte azioni che ben si applicano a chi decide di esplorare il mondo e radicarsi e sradicarsi in angoli diversi, con entusiasmo. Il mondo conosciuto, famigliare, forse ci sta stretto? Percorrere strade tracciate ci annoia? L’idea di ritrovarci a muoverci a tentoni ci affascina? Un mix di tutto questo, un allegro mescolarsi di sensazioni forti che forse una vita sedentaria non saprebbe regalarci.
Credo che solo chi, come noi, ha scelto il perenne movimento come un modus vivendi possa capire profondamente questa inquietudine costante, questa curiosità che va oltre. È difficile per chi non ha scelto il nostro tipo di vita capirne i contorni e apprezzarne gli stimoli. Lo sguardo rivolto all’espatriato è spesso severo e giudicante. L’inquitudine che ci fa muovere di continuo, è vista in senso negativo, la voglia di scoperta perenne non è capita fino in fondo.
“Potreste viaggiare semplicemente” ci dicono. Ma il viaggio non ha le stesse sfumature, e non ha neppure lo stesso significato. Il nostro è un viaggio potenziato, scopriamo dall’interno un paese e una cultura e ne ripartiamo portandone via un pezzo, per sempre dentro di noi. Non un souvenir, una foto ricordo, una collezione di oggetti, ma un pezzo di vita che ci legherà per sempre ad un posto.
“Non avete radici” ci dicono altri. Ne abbiamo eccome, tante, numerosi come i posti che abbiamo chiamato casa. Ci muoviamo portandole con noi, un bagaglio gioioso che ci lega per sempre a posti spesso molto diversi. Un mix incredibile di culture che diventa nostro e ci definisce per quelli che siamo in un perenne divenire.
“Vi fermerete ad un certo punto?” La domanda che più spesso ci viene rivolta, seguita dal “dove vi fermerete”, impossibile rispondere. Sul quando chissà se mai ci sarà, perchè il nostro spirito itinerante ci porta a non vedere una fine a questa moto perpetuo. Il dove è ancora più difficile del quando. Troppe le variabili, una tra tutte il sentirci legati a più posti che possono essere casa, anche tutti insieme.
Quello che è certo però è che la zona di confort, il mondo familiare e conosciuto non ci appartiene. Una volta che varchi i confini e ti ritrovi nell’incerto e nel tutto da costruire, non torni facilmente indietro. È il non sapere che ci nutre, dalle grandi alla piccole cose. È quell’incognita che abbiamo davanti ogni volta che atterriamo in un posto e dobbiamo ricostruire tutto, che ci stimola e appassiona. Avere tutto da imparare ogni volta ci rende vivi! Nel momento in cui non ci renderà più felici, forse e solo allora sarà il momento di mettere un punto finale.
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