Sono su un taxi, sto andando all’aeroporto, non era previsto. Oggi a Londra doveva essere una giornata normale, forse pilates, poi uno dei soliti bei giri con Camilla. Questa sera dovevamo vedere Barbie, ho anche le unghie rosa sgargianti per l’occasione.

Invece prenderò un aereo e volerò a Torino. Volerò come tante volte verso la mia città, ma con il cuore pesante e senza quella leggerezza che accompagna ad ogni viaggio.
Dal primo viaggio così, sono passati quasi 20 anni. Paolo sta atterrando a Milano, ci ritroveremo a Torino, li a salutare la sua mamma.
Una delle cose più difficili quando si vive lontani è affrontare la perdita di una persona cara. Metabolizzare il lutto, cosa già complessa, diventa arduo. Non vivere la quotidianità rende l’accettazione più lunga. Non si capisce dove incomincia il non esserci per davvero e dove finisce quel non esserci quotidiano dovuto alla distanza.
Quando ero bambina, come tutti i bambini ero terrorizzata all’idea di perdere uno dei miei genitori, mi svegliavo in preda al panico. Da adulta ho le stesse paure ma ho imparato ad accettare la morte come qualcosa di inesorabile, cercando di far tesoro di ogni istante, insegnamento, gesto e sguardo. Sono gli istanti, gli insegnamenti, i gesti e gli sguardi che ci porteremo dentro per sempre.
Andando a vivere all’estero mi sono spesso chiesta se non perdessi qualcosa del poco tempo concesso su questa terra con le persone che amiamo. Ho spesso tirato fuori scuse, giustificazioni. Perdiamo qualcosa, certo, ma sono certa che compensiamo con tante altre cose e purtroppo la vita è un concatenarsi di scelte e noi abbiamo scelto di partire con tutto ciò che ne consegue.
E cosi arrivano quelle telefonate che non vorresti mai ricevere. Fai quei viaggi che non vorresti fare, la testa confusa e il cuore triste. Atterri senza quell’allegria che di solito accompagna un arrivo. Non ci sarà più quell’abbraccio che tra gli altri ti accoglieva, non ci sarà più una parte della tua vita che di colpo si chiude nel ricordo.
In questi giorni saluteremo mia suocera, ha fatto parte della mia vita per quasi 35 anni, non è stata semplice da capire, eravamo molto diverse e nonostante tutto abbiamo trovato un’andatura di crociera, apprezzando a vicenda i nostri pregi e tollerando i nostri difetti. Io le sarò per sempre grata di aver allevato l’uomo fantastico che ho sposato, e lei credo apprezzasse di me il mio appoggio incondizionato a suo figlio e soprattutto il risultato del nostro lavoro di squadra, la nostra famiglia.
I prossimi giorni saranno emotivamente pesanti, poi arriverà il momento del dopo, ma sarà anche bello immaginarla lassù da qualche parte con la sua espressione seria e l’immancabile sigaretta tra le labbra, sarà seduta con il mio papà a guardar giù per vedere se continuiamo a cavarcela, e continueremo. Buon viaggio Marisa.
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