Domenica a Londra abbiamo pranzato in un buonissimo ristorante, servizio ottimo, cibo delizioso, atmosfera curata.

Al tavolo di fianco a noi una coppia con un bimbetto di 3-4 anni. Durante il nostro pranzo ho osservato il loro, e soprattutto ho osservato lui il bambino: nessun cellulare davanti agli occhi, nessun iPad con casco sulle orecchie coordinato ad intrattenerlo. Davanti a lui qualche lego e soprattutto i genitori, li con lui, fisicamente e mentalmente. C’era il dialogo giusto, lo scambio che intrattiene, la condivisione.
Troppo spesso vedo nei ristoranti bambini inebetiti davanti agli schermi, quando va bene, o lasciati allo stato brado a correre in giro, quando va male. Mille volte mi sono chiesta come il personale sopportasse il caos provocato da bambini senza regole, e anche quale fosse il piacere per i genitori stessi di essere fuori con un bambino, senza veramente essere con lui.
Da noi le regole sono sempre state chiare: al ristornate ci si deve saper comportare. Regole che non solo valevano per le mie vivaci bambine, ma anche per noi, nel senso che non abbiamo mai preteso cene e pranzi eterni, scegliendo posti adeguati a loro, consci che sette portate e tre ore seduti sarebbero state ingestibili. C’erano le cene fuori con loro e quelle senza. I locali adatti e quelli no. Le uscite al ristorante con loro erano per loro una festa, per noi un piacere. Era quel momento condiviso, quell’ora a chiacchierare in modo rilassato, in un contesto diverso, al quel dovevano comunque essere educate.
Uscire al ristorante e imparare a comportarsi bene a tavola al di fuori delle mura domestiche, per noi ha sempre fatto parte dell’educazione necessaria da trasmettere loro. Educazione che passa anche attraverso l’apertura a cucine e sapori. Abbiamo sempre adeguato tempi e luoghi alla loro crescita, e sempre cercato di rendere quel momento di uscita come un momento di condivisione famigliare.
Nessuna di loro si è mai sognata di andare a correre tra i tavoli infastidendo il resto del mondo. Cosi come neanche i tamagochi e le nintendo venivano a farci compagnia tra un piatto e l’altro.
Quello alla fine che mi è spiaciuto di più domenica, è stato il dovermi stupire di fronte ad una scena che dovrebbe essere normale. Un bambino senza l’elettronica in mano dovrebbe essere la regola, non l’eccezione. Oggi come oggi non è così e dovremmo veramente riflettere sui valori che stiamo trasmettendo, prima che sia troppo tardi.
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