Namibia on the road: Nord ovest tra gli Himba e le pitture rupestri.

Ultima tappa del nostro meraviglioso viaggio il nord ovest della Namibia. Da Etosha Park siamo scesi verso Outjio per approfittare della strada asfaltata, la C35. Per proseguire poi sulla C41 (M 100) verso Opuwo, un gran lusso. L’alternativa sarebbe stata quella di attraversare una parte di Etosha Park per poi raggiungere poi la C35. Abbiamo optato dell’opzione più rapida.

Lungo il percorso abbiamo incrociato un bel gruppo di scimmie, altri animali vaganti, una natura come sempre meravigliosa, una serie di villaggetti di capanne, da un lato all’altro della strada. Nessuna possibilità di fermarsi, meglio tirare dritto fino a destinazione.

Opuwo non ha di per sé nessun interesse, ma è il punto di partenza perfetto per esplorare il mondo degli Himba e degli Herero.

Gli Himba sono un dei sottogruppi della tribù  Herero e vivono nel territorio del Kakoveld. 50000 Himba popolano la zona, suddivisi nei vari villaggi di circa 70/80 persone l’uno.

L’incontro con il capo del villaggio, gli occhi curiosi dei bambini e delle donne su di noi, e i nostri su di loro, lo scambia di informazioni tra noi e loro, con la guida a tradurre le nostre curiosità e a trasformarle in conoscenze.

Siamo arrivati con delle aspettative, ma sicuramente le due ore passate nel villaggio ci hanno dato molto di più di quello che ci aspettassimo. Avevo letto che questa visita avrebbe costituito uno dei momenti più intensi del nostro soggiorno in Namibia, non avrei pensato fosse realmente così. Sicuramente non l’avevano pensato Paolo e le ragazze, un po’ perplessi sulla scelta di questa mia tappa.

La guida ci aveva spiegato a grandi linee il programma e soprattutto che non era sicuro che il capo villaggio ci desse il permesso di fermarci da loro. Così è stato al primo stop, il villaggio era vuoto, uomini, donne e bambini affaccendati nei pascoli, il capo villaggio ci ha mandati via.

Più fortunati al secondo dove non solo siamo stati accolti, ma il capo ha anche inviato qualcuno a richiamare indietro le donne per venire ad incontrarci.

Il villaggio ha una struttura precisa. Al centro si trova il recinto per il bestiame, al di fuori le capanne, tutte intorno, quella del capo villaggio con tra di essa e il recinto, il fuoco sacro. Il capo del “nostro”villaggio aveva lasciato, alla morte del padre, vivere la madre nella capanna del capo (cosa eccezionale ci ha detto la guida, capo progressista, dico io!), vivendo lui in una capanna non lontano, o meglio in tre capanne.

Il capo ha tre mogli, almeno per ora, con un totale di 13 figli, 8 femmine e 5 maschi. Ogni moglie con i rispettivi figli vive in una capanna nella quale il capo passa due notti per poi spostarsi per due notti nella successiva, e via così. Deve aver pensato poveretto questo bianco con solo una moglie e tre figlie. Ha comunque chiesto chi era la moglie e se avevamo lasciato altri figli a casa. No nessun altro figlio, solo un gatto. Stupore un gatto, l’idea di animale domestico non rientra ovviamente nelle loro conoscenze, ma subito la preoccupazione di chi si occupa del gatto. Abbiamo glissato sulla donna delle, pulizie, ci sembrava un concetto assolutamente fuori luogo!

“Moro” buongiorno. Piccolo corso accelerato di lingua Himba. Eccoci tutti e cinque più la guida a stringere rispettosamente la mano al capo seduto su uno sgabellino di fronte alla sua capanna. Sguardo intelligente, torso nudo. Intorno a lui pian piano sono arrivate alcune donne, qualche bambino, altre donne e bambini si sono seduti più lontano, ad osservarci sicuramente.

Le donne hanno delle pettinature molto particolari. Già da bambine vengono pettinate inducendo i capelli con un miscuglio di burro, ocra ed erbe, lo stesso che mettono sul corpo per proteggere la pelle daL sole e dalle punture di insetto.

Man mano che le bambine raggiungono l’età dell’oro sviluppo la pettinatura si trasforma e così gli ornamenti. Una sorta di ornamento fatto di pelle d’agnello indica che la bambina è ormai donna e, parole della guida, “ può essere utilizzata come tale”. Leggasi è il momento di farla sposare.

“Da dove venite” ci ha chiesto il capo. Sono italiani ma vivono in Svezia ha risposto la guida. Dov’è l’Italia, ha ribattuto. La guida ha indicato il nord, parlando di Europa, che forse per il capo è un qualcosa di nemmeno immaginabile e proprio per questo per capire meglio ci ha chiesto”quanto ci vuole per andare piedi da qui a lì”. Un anno, occhio e croce. La domanda successiva? E voi come siete venuti qui? “ in aereo”.

C’era rispetto nella sua voce per noi e per il nostro mondo, così come c’era grande rispetto da parte nostra. Abbiamo fatto tante domande sulla loro cultura, sulla trasmissione di questa loro cultura alle nuove generazioni, sulle paure che possono avere sul fatto che certe tradizioni vadano perse. Non sembra preoccupato, ci saranno sempre degli Himba pronti a trasmetterle e questo nonostante da circa una quindicina d’anni il governo namibiano abbia messo in motto un programma di scolarizzazione dei bambini Himba. 

Non tutti i bambini vanno a scuola, il capo ne sceglie alcuni e li manda fondamentalmente perché non ha scelta ma anche per vedere se effettivamente il governo ha ragione a spingere gli Himba verso una forma di educazione. Il discorso è chiaro: non ho aspettative, vediamo cosa succede. Sembra conscio che alcuni ragazzi si potrebbero allontanare per sempre dalla vita tribale. Tra l’altro quelli che vanno a scuola sono riconoscibili perché sono vestiti all’occidentale, mentre solitamente uomini e donne sono a torso nudo e le donne hanno delle gonnellino di pelle. Anche i capelli pettinati in modo tradizionale sono vietati a scuola, così anche le ragazze hanno capelli cortissimi, probabilmente per motivi di igiene. Questi ragazzini passano la settimana in una sorta di internato e il venerdì tornano a casa, percorrendo 15 chilometri a piedi, per ripercorrerlo nell’altro senso la domenica.

Abbiamo parlato di matrimonio, di scelta dei partner per le proprie figlie. Era sicuramente intrigato che le nostre figlie non avessero famiglia, ancora di più quando Federica ha detto che aveva un compagno con il quale non era sposata. A quel punto ha chiesto a Paolo “ ma se tua figlia avesse come compagno il figlio del tuo peggior nemico, cosa faresti?”

Paolo ha risposto “le parlerei, conscio però che la scelta finale è sua.” aggiungendo però che pensa che se lui avesse delle vere ragioni per essere perplesso dalla scelta di una delle sue figlie, è sicuro che la cosa le farebbe riflettere e forse aprire gli occhi su qualcosa che non avrebbero visto così chiaramente. La risposta credo sia piaciuta.

Alla fine della nostra chiacchierata abbiamo consegnato loro i prodotti alimentari che la nostra guida aveva acquistato come forma di ringraziamento. In realtà la loro è un’alimentazione molto semplice, si nutrono di una sorta di polenta bianca, e bevono latte di capra, mangiano pochissima carne, pur essendo allevatori. Allevano il bestiame ma non lo mangiano!

Siamo ripartiti veramente felici, e per ore abbiamo fatto una sorta di debriefing del nostro incontro. Tante ancora le domande che avremmo voluto fare, ma che li per li non ci sono venute in mente, e altre che ci sembravano forse non appropriate, anche se ho il sospetto che la guida, avessimo chiesto qualcosa di non okay, avrebbe glissato.

Lasciamo Opuwo in direzione della nostra ultima tappa di questo incedibile viaggio e ci dirigiamo verso il Damarland sulla C43. La strada è lunga ma spettacolare. I paesaggi sono incredibili, qua e là nel deserto delle montagne rosse spezzano l’orizzonte. La strada è una pista più o meno dissestata. E tra un salto e una pietra infatti a meno di un ora dall’arrivo ci esplode letteralmente una gomma. Ci fermiamo a cambiarla e riprendiamo la strada. In un on the road tutto può succedere. Arriviamo a Twyfelfontain e siamo letteralmente senza fiato, il posto è bellissimo. L’hotel in una posizione pazzesca, addossato alla montagna e ci regala un primo assaggio di pitture rupestri.

Twyfelfontain, patrimonio mondiale dell’Unesco, è situata all’inizio della valle dell’Aba Huab, e racchiude una delle più grandi esposizioni di arte parietale del continente africano. Oltre 2500 pitture rupestri risalenti a circa 6000 anni fa, sono state ritrovate. La visita è spettacolare. Tantissime immagini di animali, di impronte di animali e anche di piedi umani, pochissime di uomini, e questo probabilmente perché i disegni venivano fatti come forma di comunicazione per chi sarebbe arrivato successivamente in zona, indicando quali fossero appunto gli animali presenti li intorno. Molte specie scomparse sono rappresentate, come il rinoceronte bianco che aveva la mascella quadrata e brucava l’erba, a differenza del rinoceronte nero con mascella a punta che mangia dagli alberi. Con il clima sempre più arido nella zona, il rinoceronte bianco non ha più trovato fonte di sostentamento, venendo a mancare l’erba.

Avessimo avuto un giorno in più questa tappa avrebbe meritato almeno un’altra notte, in zona da visitare  ci sono ancora la Montagna bruciata, la foresta pietrificata, le canne d’organo. Non avevamo più tempo e le cinque ore e mezza di strada per rientrare verso la capitale ci hanno fatto saltare le ultime cose da vedere.

Rientriamo a Windoeck per un’ultima notte in Namibia, e siamo veramente contenti, che viaggio spettacolare ci siamo regalati. Un paese straordinario, un popolo estremamente accogliente, e noi come sempre una buona squadra di  viaggiatori.

Informazioni pratiche

Non mi sento di consigliare l’hotel a Opuwo se non per un solo motivo la guida che era fantastica e che lavora solo ala Koko Mopane. L’hotel aveva solo un punto di forza, la location, per il resto veramente malandato.

Twyfelfontain Country lodge ottima location, belle stanze e anche un buon ristorante con ottima colazione.

Il sito di Twilforntein si visita solo con una guida. 250 Namibia$ a testa ( adulti). Ma visita dura circa un’ora e un quarto. 

A Twyfelfontain abbiamo dormito al Country lodge, https://twyfelfontein.com.na, bella struttura, con ottima cena e colazione.

Ultima notte a Windoeck invece a River Crossing Lodge, con colazione https://www.rivercrossing.com.na

Namibia al contatore:

Oltre 3200 km percorsi, 6 sistemazioni diverse, tre guide incontrate sul nostro percorso. 10 giorni a zonzo e non so quante foto scattate da ognuno di noi. Troppa carne mangiata, pochissime verdure ( rare da queste parti) qualche bicchiere di vino sud africano ben meritato, troppo pessimo caffè!

Una vacanza strordinaria, un bel pieno non solo di caldo e sole, ma soprattutto di immagini meravigliose, e come ciliegina sulla torta la bellezza di essere noi 5 insieme!

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