Le scatole dei ricordi: come portarsi dietro il passato.

Gli espatriati traslocano molto, si installano da qualche parte ed è già tempo di ripartire. Gli espatriati imballano e sballano ricordi, momenti, attimi di vita. Ripongono nei cartoni pezzi di tempo passato in un certo posto e se li portano dietro. Saltellano in giro per il mondo con pezzi di cuore avvolti in pezzi di carta e riposti in container che attraversano oceani.

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Noi facciamo parte dei fortunati, di quelli che hanno sempre potuto scegliere di trascinarsi dietro tutto. Non abbiamo mai dovuto troppo decidere di lasciare indietro qualcosa, il che, in tante situazioni, ha reso il partire più semplice.

Non è facile lasciare un posto in cui si è vissuto e dover anche lasciare oggetti che ci hanno fatto sentire a casa. Accumulare fa un po’ parte della natura umana, traslocare spesso ci aiuta a limitare i “danni” di questo accumulare, per forza di cose spostarsi aiuta a eliminare molto superfluo.

Ci sono però cose impossibili da lasciare indietro, quelle tante piccole cose che costituiscono la scatola dei ricordi, personali, famigliari. Tante piccole cose che non potremmo buttare, sarebbe come spazzare via il tempo che c’è stato.

Non è semplice però e ogni tanto penso alle tante cose che si sono perse trasloco dopo trasloco. Ce ne sono che nella fretta di far imballare tutto abbiamo lascito andare, e altre che per forza di cose sono rimaste chissà dove, in qualche scatolone che poi non è arrivato a destinazione.

Ho conservato “religiosamente” tante piccole cose che hanno colorato l’infanzia delle mie figlie. Ci sono i vecchi giochi con i quali un giorno forse giocheranno i loro bambini e i primi vestitini che forse non indosserà più nessuno ma che non avrei potuto non portare con me. Ci sono alcune belle scatole con dentro pezzi di Giappone, di India, di Francia, di California. E poi i primi quaderni, tanti bigliettini scritti con calligrafie sempre più sicura, dei disegnino confusi e poi pian piano più precisi: la loro infanzia come un film in tanti dettagli.

La prima copertina di Federica, che poi è stata la prima anche di Chiara e Camilla, ma della culla è sparito tutto. Le mie scarpe da sposa ma senza il vestito che non so dove sia finito. I playmobil imballati e conservati con cura, ma non la prima bici, il cavallo a dondolo, la pista con le macchinine. Delle piccole Superga rosse numero 20 ma non la prima cartella, quella di DPAM regalo dei nonni per la prima elementare di Federica.

Siamo stati bravi anche se forse avremmo potuto fare di più, conservare meglio, eliminare di meno. Forse non ci fossimo mai mossi avremmo una cantina ordinata e pienissima, con oggetti catalogati anni dopo anno. Invece abbiamo una cantina caotica, con scatoloni di compagnie di traslochi sparse nel mondo: da soli tracciano la storia della nostra vita.

Ecco forse una delle cose difficili dell’espatrio è proprio questa, dover lasciare andare pezzi di vita perché nel container non c’è più posto! Cosa ne pensate?

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