Leggere un romanzo in svedese: la mia sfida per i prossimi mesi.

Il ritorno alla vita di tutti i giorni post estate, è spesso un momento di riflessione sul futuro e di una serie di buoni propostiti per i mesi a venire. 

Fa ridere come, nonostante non abbia più figli in età scolare, il ritmo dell’anno scolastico, sia ancora e sempre il mio ritmo. 

Da metà agosto le attività qui sono riprese proprio con la ripresa della scuola, e anche le mie sono riprese, nello stesso modo, con quel piacevole susseguirsi di eventi che scandisce le mie giornate.

Sono settimane di riflessione e appunto, come dicevo sopra, di buoni propositi.

Riflessioni dal punto di vista professionale, con tante nuove idee che si affollano nella mia mente e la voglia di realizzare alcuni nuovi progetti, ma in cima alla lista soprattutto molte più energie da dedicare ai miei libri, e alla diffusione dei miei consigli relativi all’espatrio, e questo anche attraverso le pagine di questo blog.

Mi piace la carica che si ha a settembre, quando le energie recuperate nella pausa estiva ci danno le ali.

Proprio per questo i buoni propositi cascano a pennello.

Tra questi, in cima alla lista, dopo anni di studio dello svedese ho deciso che questo deve essere l’anno della svolta.

Prima dell’estate ero pronta a gettare la spugna, dopo l’estate invece mi sono detta che sarebbe stato un peccato buttar via il lavoro fatto.

Mi sono resa conto che ci voleva un qualcosa che mi desse come una motivazione in più.

Premetto che è difficile imparare una lingua in un paese in cui tutti, ma proprio tutti, sono perfettamente a loro agio in inglese. Sicuramente le motivazioni vanno cercate. Non è una necessità. Non è una questione di sopravvivenza, è quasi uno sfizio. Sono bene convinta del principio per cui imparare la lingua del nostro paese ospitante, almeno nelle grandi linee, sia un atto dovuto e anche un buon modo per capire le sfumature culturali che la lingua stessa veicola. 

Proprio per questa mia convinzione in modo molto casual ho abbordato lo studio dello svedese. Adesso almeno capisco cosa arriva nella buca delle lettere o anche le mille comunicazioni condominiali: diciamo che leggere mi riesce bene, parlare molto meno, frenata soprattutto dalla paura di non capire il mio interlocutore, e forse anche un po’ da una certa voglia di perfezionismo che dovrei lasciar perdere.

Comunque in queste prime battute di settembre mi sono detta che se continuo a studiare questa volta deve essere la volta buona. Da un paio di settimane anziché ascoltare musica ascolto le news in svedese, ho ripreso a guardare delle serie su Netflix in svedese con sottotitoli e soprattutto, udite udite, ho iniziato a leggere il mio primo romanzo, e non ho sicuramente lesinato sulla sfida: 600 pagine e più.

Ovvio non è quel tipo di lettura rilassata che tanto mi piace, lo faccio tipo compito di scuola, con vocabolario alla mano, tornando indietro più volte per cogliere il senso, con una certa frustrazione, che però svanisce nel momento in cui colgo il senso almeno nelle sue grandi linee.

Per una lettrice vorace come me si aprono porte nuove e l’idea un giorno di leggere un autore svedese in lingua originale per il puro piacere, potrebbe essere realtà un giorno.

Ma perché questa sfida un po’ folle che occuperà le mie giornate per un paio di mesi, al ritmo di una decina di pagine al giorno?

Perche conosco l’autrice, sono stata invitata più volte con Paolo al lancio di uno dei suoi libri, sono sempre tornata a casa con l’ultimo libro in omaggio, e l’ho riposto nell’attesa di poterlo leggere un giorno. Questa volta invece sono tornata a casa e mi sono detta che provarci non costava niente, e ovviamente adesso, come per ogni libro, ho voglia di andare avanti e vedere cosa succede negli sviluppi della storia.

Non so ancora se sarà la chiave per sbloccare il mio svedese e finalmente sentirmi a mio agio, ma sicuramente è una bella sfida ed un tuffo nel mio paese ospitante, nei suoi giochi di parole, nelle sue espressioni, nei suoi modi di essere e di esprimere concetti e sentimenti. Insomma dopo 5 anni qui al Nord, dopo essere sopravvissuta all’inverno lunghissimo, alla neve a maggio, al buio alle tre del pomeriggio, e alla luce alle tre del mattino, adesso vediamo se non soccombo alle 600 pagine fitte del “mio “ primo romanzo!

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