Il pronto soccorso in giro per il mondo

Poco più di un mesetto fa, qui sul blog, ho parlato della mia esperienza da incubo ( per l’attesa non per il servizio fornito), al pronto soccorso in Svezia. Negli ultimi anni nelle rare frequentazioni dei servizi di pronto soccorso siamo sempre stati un po’ sorpresi dal servizio stesso, dalle attese eterne, dovute sicuramente alla mancanza di personale, dall’atteggiamento poco e pratico, spesso necessario nel momento preciso in cui si entra in un pronto soccorso. Di sicuro i cinque anni di servizio medico americano in Silicon Valley ci avevano ben abituati, ma certo quel servizio li lo si paga abbondantemente, quindi pare scontato.

Nel servizio pubblico non ci si aspetta lo stesso, ovvio, ma neanche un servizio minimo e risicato.

Vivendo all’estero ormai da mezza vita, una delle cose che mi hanno sempre spaventato era appunto l’approccio medico, il servizio offerto, la paura di no essere curato in modo adeguato, il non sentirmi protetta nel caso ci fosse qualcosa di serio. Negli anni però ho imparato a guardare senza usare il filtro delle mie aspettative, cercando di valutare l’approccio senza esserne prevenuta alla partenza. Così ho vissuto serena anche in paesi in cui il servizio è in apparenza meno efficiente. Diciamo che ho sempre usato nei confronti dei sistemi medici lo stesso approccio che ho per quelli scolastici: apertura mentale e la sacra convinzione che alla fin fine se funzionano per gli abitanti di quel paese funzioneranno anche per noi expat.

Detto questo ieri abbiamo dovuto far ricorso al pronto soccorso di Naxos, niente di serio, niente di grave, ma vedere un medico era necessario. Ovviamente i timori c’erano, l’ospedale poco attraente, i corridoi spogli, ma per il resto tutto incredibile, dall’addetto alla sicurezza all’ingresso, con un inglese più che accettabile, a tutto il personale, serio e competente. L’attesa: praticamente pari a zero, pur non essendo un urgenza. Le procedure: degne di qualsiasi super ospedale. Tutto è stato fatto e spiegato con gentilezza e non abbiamo mai avuto l’impressione di essere di fronte a medici e personale medico poco competente.

Certo forse mancava il contorno, la macchinetta del caffè, i corridoi con quell’aria antisettica degli ospedali, ma c’era quello che serviva, l’attenzione ai bisogni del paziente e la competenza per curare nel migliore dei modi.

La vita insegna, e la vita intorno al mondo ancora di più, che è importante non avere aspettative legate al mondo dal quale veniamo e che è fondamentale essere aperti e sicuramente muoversi senza preconcetti e paraocchi.

Insomma 5 stelle a questo piccolo ospedale che non sarà Stanford ma sicuramente sa fare il suo lavoro.

Ps più tardi pago la fattura, non avevamo la tessera sanitaria europea con noi, poi il servizio sanitario svedese ci rimborserà, non ci aspettiamo una fattura troppo alta, anzi!

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