Andare e venire: figli in movimento.

 Per una settimana ho avuto qui mia figlia maggiore con il suo ragazzo, come sempre il tempo passa in fretta, come sempre avrei voluto fare più cose con lei, con loro, chiacchierare di più, godermi ogni cosa più a fondo. C’è sempre un piccolo senso di vuoto quando partono, un vuoto fisico, gli spazi diventano di nuovo troppo grandi, troppo ordinati, troppo silenziosi. Un vuoto psicologico, di colpo torno a pensare solo moltiplicato per due, mentre per anni l’ho fatto per cinque.

                                            

C’è però anche sempre quel senso profondo di gioia nel vederli venire e poi andare, sapendo che sono stati bene, che anche per loro passare un momento con noi è bello e importante, che venire è ancora un rientrare a casa, anche se casa è anche dove l’hanno costruita indipendentemente da noi.

È una sensazione strana avere figli grandi, ma nello strano non c’è nulla di spiacevole anzi, è uno strano felice, uno strano che riempie d’orgoglio, uno strano che è solo legato ad una sensazione di tempo che passa troppo in fretta e che di colpo ha trasformato le mie bambine in giovani donne.

Ecco la cosa più strana è proprio questa, questi 25 anni che mi hanno portato da un’ avventura alla successiva, da un paese all’altro, dall’essere coppia all’essere famiglia, sono passati rapidamente, si sono susseguiti iperattivi portandoci da una parte all’altra del mondo e portando le nostre ragazze dove sono adesso.

Un soffio, ma un soffio ricco di memorie costruite con tenacia, di ricordi che riempiono cuore e mente, di immagini fisse davanti agli occhi, di aeroporti in cui correre per saltare sull’ennesimo volo, di legami che resistono al tempo e allo spazio, di risate, di mani intrecciate e passi svelti che puntano nella stessa direzione.

Loro vanno e vengono adesso, portandoci anche nuove appendici alle quali voler bene, e noi seguiamo il ritmo, andiamo e veniamo seguendo la strada opposta alla loro in modo discreto ma sempre presente. E ogni incontro ha un sapore speciale, quel ritrovarsi che riparte sempre dall’ultimo abbraccio, dall’ultima frase, dall’ultimo sguardo, in un susseguirsi ininterrotto che è vita!

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