Eccoci qui ad Arlanda in attesa del nostro volo per Doha e da lì per Male. Fino a ieri sera non volevo quasi crederci che ce l’avremmo fatta. L’anno scorso non abbiamo osato per le vacanze natalizie mettere i piedi fuori dalla Svezia, la Svezia stessa chiedeva di evitare i viaggi e diligentemente abbiamo optato per il grande nord e il freddo, regalandoci una vacanza svedese in linea con il covid. Quest’anno volevamo crederci e alla fine, forse, abbiamo fatto bene. Abbiamo prima programmato con allegria e ottimismo un bel viaggio in Namibia, per poi ritrovarci a cancellare tutto e a farci domande sul da farsi, da un lato la voglia di un po’ di sole, dall’altra il fare i conti con una situazione da incubo che di colpo ci riproietta indietro nel tempo, come un deja vu di Natale scorso. Alla fine abbiamo osato, abbiamo prenotato e incrociato le dita. Abbiamo cercato di fare molta attenzione nelle ultime settimane e i test sono stati un quotidiano appuntamento primo di ogni eventi e dopo ogni contatto. Per scaramanzia abbiamo evitato di parlarne troppo, persino le valigie hanno fatto la loro apparizione soltanto una volta in mano i PCR negativi, l’ostacolo finale da superare prima di essere sicuri che il viaggio si trasformasse in realtà. Adesso seduta ad Arlanda mi chiedo ancora se andrà veramente tutto bene. Da un lato sono eccitata e felice, torniamo alle Maldive 12 anni dopo il primo viaggio, dall’altra mi chiedo se tutto filerà liscio in questa settimana. Per sicurezza ci siamo portati dietro dei test rapidi. Che periodo assurdo che stiamo vivendo. Ieri sera facevo un po’ di pulizia tra le foto del telefono e sono tornata indietro a Natale 2019, l’ultima vacanza normale, New York e il Belize, senza ansie perché il covid c’era ma sembrava lontano, sembrava quasi una follia cinese che a parte la nave da crociera in quarantena in Giappone, non sembrava aver varcato i confini… forse è stato un bene così, che vivessimo tutti nella totale ignoranza dell’incubo che da lì ha poco sarebbe diventato la nostra quotidianità. Adesso stiamo provando, nonostante tutto, a riprendere in mano una parvenza di vita normale, pur consci che la normalità non sia più di attualità, che viaggiare sia programmabile ma che fino all’ultimo i programmi possano essere disfatti, sospesi, cambiati. Le carte di imbarco oggi ci fanno dire che almeno alle Maldive arriveremo, che ci tufferemo nel mare cristallino, che il sole riscalderà la nostra pelle, che ci rilasseremo in un dolce far niente avvolti da una brezza leggera, poi ci sarà il ritorno e incrociando le dita tutto andrà bene. Sono diventata fatalista, forse è l’unico modo per sopravvivere e imparare a convivere con questo virus che, nelle sue mille varianti, ha l’aria di essersi ben affezionato all’umanità intera! P.S. nel frattempo siamo anche arrivati, tutto in superr sicurezza, test, vaccini, temoeratura, mascherine. Si viaggia, si può viaggiare, cone un po’ piu di attenzione, ma si fa!
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