Viaggio a Torino

Viaggiare in tempi di covid non solo è complicato ma ci fa fare anche un salto indietro nel tempo, code infinite al check in prima che quello on line diventasse norma. Adesso si torna ai vecchi tempi, arrivo in aeroporto con un buon margine, attesa infinita. I documenti di identità vanno a braccetto con dichiarazioni covid free e documenti vari che cambiano e si sommano tra uno scalo e una destinazione finale.

Una volta controllavo ossessivamente dove avevo riposto il passaporto, adesso controllo la cartellina dove accuratamente tutto è conservato, se mancasse qualcosa non ci sarebbe partenza, se ci fosse un errore in data, orario o la malaugurata omissione di un un numero, un codice, una data, il viaggio si fermerebbe li, davanti al bancone del check in.

C’era folla all’alba ad Arlanda. Folla che non vedevo da mesi, nei pochi voli presi in questa prima parte dell’anno. Gli aeroporti stanno pian piano perdendo quell’allure deserta e apocalittica, che nell’ultimo anno è diventata norma. C’era una folla in fila ordinata, mascherine a nascondere visi stropicciati come chi si è alzato alle 4. Il cielo è già chiaro fuori, così va qui al nord quando le giornate incominciano ad allungarsi all’infinito. Il personale di terra controlla tutto, allungo i miei fogli, un filo di ansia se mai qualcosa fosse sbagliato, controllano l’ora del mio covid test, okay va bene, non più vecchio di 48 ore come richiesto per l’ingresso in Italia, stessa cosa per lo scalo in Germania.

Bevo un caffè alla lounge, disinfettanti ovunque, un quarto dei posti a sedere. All’imbarco controllano le mascherine, quelle di stoffa non sono autorizzate sul volo, le hostess distribuiscono le chirurgiche per chi deve sostituirle. Davanti a me un signore disinvolto prova ad imbarcarsi senza, non va molto lontano e si fa anche riprendere un paio di volte per come l’ha calzata con un allegro naso di fuori. È il mio vicino di sedile, appena la hostess si gira eccolo nuovamente mascherina calata. Dopo 15 mesi di pandemia mi chiedo perché ancora quella che dovrebbe essere la regola sembra sfuggire a certi.

Finalmente sono in volo, ci ho provato diverse volte nei dieci mesi trascorsi dal mio precedente viaggio italiano. Ci ho provato ma mai l’Italia è stata così lontana come in questo ultimo anno, mai in  questi 24 anni di vita da una parte all’altra del mondo andare a Torino è stato così complicato. Abbracciare affetti in tempi di pandemia, con le distanze che sembrano essersi dilatate, pare impresa disperata.

 

Mi immagino già le Alpi, quella solita stupenda discesa verso la mia città, Superga sullo sfondo, il Po, le strade che si incrociano precise, anche dall’alto Torino è bella ed elegante. Mi nutro del piacere di quegli abbracci che per mesi e mesi mi sono sembrati irraggiungibili, ho voglia delle mie strade, di chiacchiere a quattrocchi senza schermi di mezzo, ho voglia di una passeggiata tra i negozi del centro, di un giro in libreria. Sono cose che ho avuto a Stoccolma, con quella vita quasi normale, ma ho bisogno di recuperarle anche qui, illudendomi che d’ora in poi sarà più semplice, sarà di nuovo com’era quando per prendere un volo bastava decidere una data di partenza!

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