Il lavoro come motore di scelta per partire in espatrio!

Quando si parte per un’avventura all’estero, il 99% delle volte ci si muove per il lavoro.Che si sia espatriati per la stessa azienda per cui lavoriamo o che si cambi  società, il lavoro è il motore della nostra avventura in terra straniera. Un nuovo progetto, un nuovo ambiente lavorativo, un nuovo modo di lavorare, una cultura diversa, sono le grandi sfide che ci troveremo a dover fronteggiare. Sfide importanti.

L’espatriazione professionale è una scelta da valutare con grande attenzione in quanto ci porterà, noi e quelli che ci accompagneranno, ad oltrepassare i limiti della nostra “zona di conforto”, ci metterà di fronte a situazioni che possono essere vissute come esperienze uniche o veri calvari. 

Diversi sono i punti  importanti da analizzare prima di prendere una decisione, che va comunque ponderata e non presa sulla scia dell’entusaismo di una nuova proposta, dell’idea di un sogno lontano che magari è li pronto a realizzarsi., della voglia di cambiamento che ci invade. 

Si parte per il lavoro e il lavoro deve essere al centro della nostra analisi: la giustificazione professionale può sembrare ovvia e scontata, ma va scorticata per trovarne il senso. Si deve rispondere nel modo più oggettivo possibile alla seguente domanda: ha senso, professionalmente, partire all’estero adesso e là dove mi viene offerto di andare? La risposta non è mai scontata. Prendiamo  il punto di vista di un’azienda: espatriare un dipendente o assumere un espatriato, costa, ed anche abbastanza caro. Se l’azienda decide di farlo, deve esserci un ritorno sull’investimento e se siete l’oggetto di una proposta di espatrio ci sono in generale 3 categorie di ragioni: 1- Siete un esperto nel vostro campo e c’è bisogno di trasferire know-how  2- Siete una persona di fiducia con un ruolo manageriale o di controllo 3- Fate parte di un programma con finalità a medio lungo termine per integrare la cultura aziendale in nuove filiali o per creare un vivaio di potenziali manager che abbiano vissuto un’esperienza fuori dalla loro sede principale.

Benché possano esistere altre ragioni perché l’azienda pensi a voi queste tre categorie coprono una grande maggioranza dei casi. Vale la pena dunque chiedersi: perché proprio voi, qual è la finalità dell’azienda? È fondamentale valutare se la proposta è il frutto di una riflessione strategica e quindi potrete contare su un supporto continuo della vostra base di partenza in termini materiali e manageriali. Se avete l’impressione che la decisione non sia scaturita da un processo strutturato e in cui potete contare sul consenso ed il supporto di una buona base manageriale, statene alla larga, in quanto rischiate di essere dimenticati nel migliore dei casi o diventare l’oggetto di guerre di potere nel peggiore. È chiaro che molte di queste riflessioni sono applicabili a qualsiasi mutazione o nuova assunzione, non necessariamente solo all’espatrio, ma in espatrio tutto è più complesso,  integrare un’azienda all’estero è meno semplice che farlo nel proprio paese conoscendo perfettamente i codici di comportamento e il modo di lavorare culturalmente vicino al nostro. Altro punto importante poi è vedere come la proposta che mi viene fatta, sia in seno alla mia azienda, sia da un’azienda esterna, si inserisca in un percorso professionale o di carriera, che dobbiamo avere chiaro a grandi linee. Più vi è chiarezza sulla questione, più facile sarà la transizione.

Ovviamente tutte le analisi e supposizioni possibili non possono darci l’idea chiara di quello che sarà, e neanche le esperienze degli altri, talmente soggettivo è spesso l’approccio, legato al nostro percorso professionale precedente e al nostro background. Soltanto una volta atterrati e mossi i primi passi nel nuovo ambiente lavorativo si potrà misurare la temperatura e sarà subito chiaro come il processo decisionale sia stato semplice al confronto del momento di incominciare a lavorare nel nuovo ambiente. Non sarà semplice. I meccanismi saranno diversi, i contatti interpersonali anche, ci vorrà un tempo di adattamento più o meno lungo.

La cultura aziendale gioca un ruolo fondamentale nel nostro processo di integrazione, più un’azienda è consolidata più la cultura aziendale sarà difficile da assorbire e meno pronta a piegarsi alle differenze che noi come stranieri possiamo portare. Una start up da questo punto di vista, pur con tutte le sue complessità si plasmerà insieme a noi, e sarà più duttile e capace di adeguarsi ai cambiamenti. La cultura anglosassone è in generale più aperta ad assorbire elementi di provenienze diverse, ma difficile generalizzare.

Quello che è fondamentale è rendersi conto che se qualcosa non funziona, se non capiamo i meccanismi, se all’inizio troviamo lungo e i colleghi sembrano muri di gomma, la cosa è normale. Anche in campo professionale, come nella vita quotidiana, immergersi in un nuovo ambiente richiede un grande spirito di adattamento, la capacità di uscire fuori dai sentieri battuti, una grande curiosità e apertura mentale, tanta umiltà. Si deve essere pronti a chiedere aiuto, perché integrare una nuova cultura lavorativa necessita spesso di una guida e se si è appoggiati l’esperienza sarà più in fretta positiva.

Paese dopo paese, esperienza professionale dopo esperienza professionale si diventa comunque molto più abili ad adattarsi e a cogliere subito i tre quattro punti chiavi per incominciare in discesa anziché in salita, e sapendo già dal primo giorno che lo shock culturale ci sarà, c’è sempre, ma proprio in questo sta il bello!

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