Si sta, giustamente, parlando tanto in questo momento del ritorno a scuola, delle procedure di sicurezza, del come tornare tra i banchi senza troppi rischi. Ogni paese sta affrontando il problema in modo vario, tanti genitori si interrogano, la maggior parte di essi sono convinti dell’importanza di questa ripresa e non solo per il benessere psicologico dei propri figli, ma anche per il proprio, perché diciamolo, li amiamo, li adoriamo, ma averli tra i piedi 24 ore al giorno, anche no! Le scuole sono state chiuse troppo a lungo ed è il momento che cartelle in spalla i piccoli e meno piccoli tornino a confrontarsi con i coetanei in contesti educativi stimolanti, mascherine, disinfettanti, distanze più o meno mantenute, le formule saranno tante ma tutte con il fine ultimo di tornare alla normalità. Io non ho più ne piccoli scolari ne studentelli liceali, ma ho studenti universitari dei quali poco si è parlato in questi mesi ma che come tutti i giovani in crescita e formazione hanno sofferto incredibilmente della situazione. Le università ovunque nel mondo a marzo hanno chiuso i battenti e adesso catalogata l’estate nel libro della memoria, dovrebbero in modo vario ritornare ad una forma di vita normale, se di normalità nel bel mezzo di questa pandemia si possa mai parlare.
La mia secondogenita ha finito il suo terzo anno di college seduta sul divano nel nostro salotto a Stoccolma, anziché nella sua normale routine newyorkese, tra una classe e un’uscita con gli amici, respirando l’atmosfera vibrante di Manhattan che si mescola con quella altrettanto vibrante di NewYork University. L’ho osservata a seguire le lezioni on Line, con quelle sei ore di fuso e quel senso di solitudine che il divano di casa ti da quando hai vent’anni e bisogno dei tuoi amici, dei tuoi stimoli, della tua vita.
Mercoledì riprende le lezioni e le riprende come sono finite, da Stoccolma. Il suo penultimo semestre di università sarà tutto online, la decisione di non rientrare a New York è stata semplice, perché rientrare quando la maggior parte dei suoi compagni e amici riprenderanno da un divano qualunque in un posto che non è New York? Perché rientrare con il rischio di ritrovarsi da sola e bloccata dall’altra parte dell’oceano? NYU ha privilegiato le lezioni in presenza per gli studenti del primo anno, giusto in un certo senso, la classe 2020 si è già vista espropriata di una fine di liceo degna di questo nome, almeno vedersi offrire un inizio università il più possibile vicino alla normalità, pare quasi dovuto. Da settimane ormai gli studenti, e anche noi genitori, riceviamo update sulle misure di sicurezza, sulle procedure di quarantena stretta per chi rientra a New York , su cosa fare tutti insieme per rendere gli spazi dell’Università il più possibile sicuri.
Mascherine obbligatorie, disinfettanti, classi ridotte, numero ridotto nelle residenze universitarie. Alcuni studenti, come mia figlia avranno solo classi on Line, altri un mix di on Line e on campus, questo permette di ridurre drasticamente il numero di ragazzi girovagante intorno all’università. Sarà strano vedere la zona intorno a Washington square park senza quell’allegria che il ritorno degli studenti ogni fine agosto porta con sé.
Negli Stati Uniti alcune università, soprattutto quelle meno cittadine hanno riaperto le porte per tutti, altre come le università pubbliche californiane hanno optato per le classi on Line per tutti per questo primo semestre, altre ancora hanno fatto rientrare gli studenti del primo anno, dell’ultimo, in miscugli vari che ovviamente hanno tutti lo scopo di garantire ai ragazzi una stabilità accademica. Non sarà semplice per nessuno.
Le altre mie due ragazze invece prenderanno la strada della Gran Bretagna per il momento con la previsione di oscillare tra classi in presenza, quelle con un numero contenuto di studenti e classi on Line. entrambe le università in cui andranno, una in centro a Londra e l’altra nella campagna inglese, comunicano regolarmente per quel che riguarda le norme di sicurezza, le mascherine saranno obbligatorie ovunque, l’attenzione costante.
La mia più piccola dopo questa assurda fine di liceo, potrà tornare ad una parvenza di normalità e risedersi ad un banco dopo sette mesi dall’ultima volta che l’ha fatto qui a Stoccolma alla scuola internazionale. Potrà ritrovarsi in un contesto accademico stimolante con i suoi coetanei, e questo per me è talmente importante che mi fa quasi dimenticare cosa il suo inizio università voglia dire: il suo prendere il volo.
Sono giovani adulti in formazione, saranno i futuri medici, avvocati, professori, ricercatori di domani, non sono la generazione additata come superficiale e menefreghista, i superficiali e menefreghisti ci sono tra i ventenni come tra i cinquantenni, non tutti hanno invaso le discoteche in questa assurda estate, come se non potessero vivere senza appiccicarsi in modo insulso gli uni agli altri, non tutti se ne fregano con incoscienza di quel che sta succedendo. Sono in tanti consci dei pericoli attuali e coscienti che con il loro comportamento potranno fare la differenza, sono in tanti ad essere rimasti fuori dai night club perché per divertirsi non hanno bisogno di musica a palla e alcol a litri, sono in tanti ad esser rimasti incollati mesi dietro uno schermo a guardare professori fare i salti mortali perché le università rimanessero un luogo di formazione e crescita, anche a distanza. E adesso anche loro hanno diritto di riprendere la via della normalità se lo meritano e dobbiamo aver fiducia in loro, in bocca al lupo ragazzi!

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