Oggi a Stoccolma (18 agosto) la scuola è ricominciata con i suoi ritmi e i tanti punti interrogativi che questo anno scolastico si porterà dietro.
Io sono seduta nel pozzetto, un caffè in mano, il costume da bagno e il mare intorno. La barca punta la prua verso la nostra destinazione giornaliera. Sono in vacanza ad agosto cosa che da anni non succedeva perché da anni agosto ha fatto rima con rientro a scuola, con quella frenesia dell’ultimo momento prima della ripresa di un lungo anno scolastico, con la foto di rito e il sorriso della prima mattina, quando l’entusiasmo c’è tutto e con l’entusiasmo la curiosità di quello che il nuovo anno potrà offrire.
Un anno fa quando Camilla riprendeva la strada di scuola per l’ultima volta, un pizzico di nostalgia per tutti quei primi giorni da una parte all’altra del mondo, mi aveva pervasa. Adesso no, anche se ripenso con tenerezza a tutte quelle prime mattine testimoni del loro crescere, alle cartelle colorate, ai visini curiosi, a quel ritrovarsi con compagni e amici, all’essere spesso i nuovi con un po’ di paura e la sera prima a rigirarsi nel letto con mille interrogativi.
Oggi tante mie amiche hanno scattato la foto di rito, quella che per vent’anni ogni primo giorno ho scattato anch’io, quelle da inserire nell’album dei ricordi testimoni silenziosi del lento passare del tempo.
Nelle giornate come oggi negli anni passati ho preparato colazioni distribuendo energia e sorrisi e nelle stesso tempo ho respirato quel lento riprendere di un ritmo che scandisce le giornate e che le lega inesorabilmente alle campanelle di scuola.
Quest’anno sono in vacanza e rientrerò a casa quando la maggior parte delle mie amiche avranno ripreso un ritmo e archiviato le vacanze nella casella chiusa del passato. Oggi entro forse volente o nolente nel giro dei genitori con figli grandi, quelli che non avranno merende dopo scuola o riunioni con gli insegnanti, quelli che non aspetteranno di sapere come è andata l’ultima interrogazione o non dovranno più giustificare quel mal di pancia improvviso che sparirà come d’incanto appena inviato il messaggio con la giustificazione.
Da un lato forse è un privilegio incominciare a giocare nel campo dei grandi, dei genitori che hanno fatto buona parte del lavoro, sopravvivendo agli ostacoli educativi e facendo crescere i figli più o meno nel modo migliore che conoscessero. Da un lato la nostalgia si mischia a quell’inesorabile doverli lasciare andare e rimanere osservatori attenti e lontani. Che caos di sentimenti tutti confusi e tutti contrari. Che il set up dell’anno accademico che avremo di fronte nel suo assurdo montaggio dovuto alla pandemia che ci avvolge e sconvolge, mi regali una piccola tregua in questo mio lasciar andare, ve lo racconterò un altra volta, quando il primo giorno di scuola che non è stato sarà lontano abbastanza da catapultarmi d’ufficio nel mondo dei genitori di figli troppo grandi per caricarsi la cartella sulle spalle!

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