La settimana di festeggiamenti per le varie cerimonie di diploma si è conclusa, il sorriso e la gioia negli occhi di questi ragazzini sono stati il chiaro segno che celebrare era la cosa giusta da fare.
In un modo o nell’altro in giro per il mondo, dove era possibile, le scuole hanno cercato alternative a quella che era la norma. Questi ultimi quattro mesi, sono stati una continua ricerca di equilibri tra voglia di vita normale e compromessi necessari. Ad un certo punto per noi è prevalsa la voglia di vita normale, che poi in un certo senso era ed è una ricerca di un equilibrio nostro per andare avanti.
Mai come in questi mesi i tanti equilibri raggiunti si sono sgretolati, le tante certezze sono svanite, lasciando posto ad interrogativi spesso dalle risposte introvabili.
Sono stata arrabbiata, spaventata, incredula. Pian piano ho accettato la situazione come passo fondamentale per tornare a respirare. Poi ho deciso che avrei ripreso in mano la mia vita, cercando un equilibrio nuovo e una pacifica convivenza con la pandemia. Mentre la situazione globale migliorava in certi posti e peggioravi in altri, egoisticamente mi sono attaccata ai piccoli passi verso l’uscita dal tunnel nei miei posti del cuore, quelli in cui ci sono gli affetti che contano e per i quali puoi non chiudere occhio la notte.
Vivere in un paese che ha fatto scelte diverse all’inizio non aiutava, poi l’accettazione del suo modo di procedere mi ha permesso di riprendere fiato e voltare pagina. Da quel momento mi sono detta che si, avremmo festeggiato nostra figlia, che si, con le dovute precauzioni, avremmo ripreso in mano il normale corso delle nostre giornate, che avremmo fatto programmi, brindato con amici, rivisto persone, approfittato di una buona cena, di una pizza, di un drink.
Non siamo fatti per vivere chiusi e isolati, i nostri figli non sono fatti per passare le giornate dietro lo schermo di un computer, la nostra casa è il luogo in cui siamo felici di tornare, ma non quello in cui rinchiuderci senza via di fuga.
Abbiamo festeggiato, è andato tutto bene, i ragazzi si sono anche abbracciati, perché era troppo difficile contenere la gioia del momento senza stringersi forte. I genitori si sono dati sorridenti colpi di gomito, ma eravamo lì, insieme, seduti distanziati, a piccoli gruppi ma insieme.
Fa bene. Fa talmente bene ricominciare, nonostante tutto, a vedere facce famigliari, alzare un calice per brindare, tavolate gioiose che ti fanno sentire bene. Facciamo attenzione, continuano a farla, ma è arrivato il momento di respirare di nuovo.

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