Eccomi qua a riparlare riparlarvi ancora di pandemia e di Svezia. Sono passati due mesi da quando siamo ritornati dalle nostre vacanze sciistiche in Italia, era il 29 febbraio. Rientravamo allora a Stoccolma con lo sguardo e il cuore rivolti all’Italia. Rapidamente è stato un susseguirsi di notizie catastrofiche. Pian piano molti paesi sono entrati in lockdown, il mondo di colpo si è fermato. La Svezia in modo anomalo ha prima cercato di andare avanti, mentre in sordina preparava l’artiglieria ( leggasi raddoppio dei posti in terapia intensiva), poi pian piano ha preso misure al contagocce, trascinandosi addosso la collera della stampa internazionale. Mille parole sono state spese sull’approccio svedese al covid.
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| Palazzo Reale senza traffico |
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| Gamla Stan deserta |
Ma a che punto siamo oggi? Come si sono mossi e continuano a muoversi gli svedesi mentre molti paesi pian piano riprendono a vivere o intravedono un po’ di luce in fondo al tunnel?
Ho smesso da settimane ormai di osservare con il mio filtro italiano le misure prese qui e mi accontento di elencare quanto segue:
Molta gente continua a lavorare da casa, il che ha come conseguenza diretta meno gente nei trasporti e anche in giro all’ora di pranzo alla ricerca di un posto in cui mangiare qualcosa.
I trasporti sono tirati a lucido e tutti sono rispettosi delle distanze.
Le scuole elementari e medie sono aperte, i genitori hanno comunque la scelta di tenere i bambini a casa. Il modo di fare scuola qui, come in generale nei paesi nordici, prevede molte attività all’aperto, più facile praticare la sacrosanta regola del distanziamento sociale.
Licei e università sono ormai chiusi da un pezzo.
La Stockholm International school che è stata la prima a chiudere il 13 marzo, mettendo tutti in distance learning, ha deciso di riaprire il 5 maggio, dalla materna alle medie, seguendo ovviamente per i liceali le linee guida delle scuole pubblica che impongono l’insegnamento a distanza. lo faranno privilegiando la vita all’aria aperta e utilizzando gli spazi lasciati liberi dalle classi del liceo, con orari diversi rispetto a prima, tipo ingresso alle 9:30 per evitare le ore di punta nei trasporti. Il loro montaggio per un ritorno all’insegnamento on campus non mi sembra niente male. Anche qui ovviamente nessuna pressione se si decide di tenere i figli a casa, avranno garantito l’insegnamento.
Bar e ristoranti sono aperti ma le regole sono chiare e precise, il week end scorso alcuni ristoranti sono stati chiusi perché non facevano rispettare le distanze. Non si vedono gli affollamenti ai quali siamo abituati, almeno nelle zone del centro in cui abito io. Molti ristoranti hanno comunque deciso di chiudere, e tutti offrono take away, chiaro segno di come il business sia in caduta libera e si cerchi di salvarlo. Segni per terra per mantenere le distanze, solo servizio ai tavoli, dehors messi fuori a metà marzo, con molto anticipo sulla normale tabella svedese.
andratuttobene
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| Segni per terra per mantenere le distanze |
I negozi sono aperti, ma anche qui con parecchie eccezioni, alcuni chic del centro ti accolgono con mascherine e disinfettanti alla porta, altri hanno orari ridotti all’osso o chiedono di fissare un appuntamento se si vuole andare. Il grande magazzino Nordiska Galleriet, dove sono andata per la prima volta dopo le vacanze sciistiche, è vuoto da far paura…
Gli orari ovunque sono ridotti.
Nei supermercati tutte le norme di sicurezza sono rispettate, divisori alle casse, plexiglas protettivi, disinfettanti qua e là. L’altro giorno la cassiera ha ripreso in modo secco un signore che lasciava le figlie saltellare incuranti delle distanze di sicurezza.
Io uso la mascherina, ma non sono la sola.
I parrucchieri, centri estetici, manicure e via discorrendo sono aperti, ma anche qui la clientela è molto ridotta. Molti hanno mascherine e guanti.
No l’economia non è salva, ne risente comunque, chiaro segno che qui i suggerimenti del governo sono stati seguiti da molti e la gente non va particolarmente in giro, o comunque shopping e ristoranti sono passati un po’ in cavalleria. Era l’accusa mossa alla Svezia, lasciare tutto aperto per salvare l’economia, ma onestamente qui le decisioni le prendono i tecnici, in questo caso medici epidemiologi, che difficilmente ragionano in termini di economia.
Le palestre sono aperte ma con molto meno classi proposte e la possibilità di seguire le lezioni on Line. Gli svedesi che adorano lo sport all’aperto in questo momento direi che non ne escono che vincenti ad allenarsi nei tanti parchi cittadini ( io per prima).
I musei, i teatri, i cinema sono chiusi, gli eventi con più di 50 persone cancellati. Tutte le cerimonie pubbliche legate a fine liceo e università sono anch’esse annullate.( o come nel nostro caso verranno proposte in veste adattata).
La Svezia è un paese vasto e non densamente abitato, è anche un paese per natura socialmente distante, molto meno ti abbraccio e ti bacio rispetto all’Europa del sud. L’inquinamento è minimo. A questo si aggiunge il fatto che gli svedesi sono abbastanza rispettosi delle regole, anche se queste non sono presentate come obblighi, la stessa costituzione svedese vieta di vietare, detto in parole povere, ma di suggerire, ed è quello che fanno… i mille cartelli sparsi per la città ci invitano a stare a casa se abbiamo sintomi anche lievi di un malessere qualunque, di mantenere le distanze e di lavarsi le mani spesso e volentieri. Tutti questi mescolati sono sicuramente anche fattori importanti che stanno giocando un ruolo nella diffusione del virus.
Abbiamo quasi 20000 casi in Svezia, ventimila casi in due mesi con una popolazione di 10milioni di abitanti, quella della Lombardia. Sono stati fatti circa 119 mila tamponi, forse ancora troppo pochi, ma in compenso si incoraggiano i test sierologici, per vedere a che punto siamo con l’immunità di massa. Ci sono tanti morti, i morti sono sempre troppi, si potevano evitare certo, forse, qui come in tutto il mondo, le case di riposo andavano blindate al secondo caso, abbiamo consegnato al nemico la nostra preziosa generazione di nonni.
Per il momento 30% dei posti in terapia intensiva è libero, contando che non tutti i letti sono occupati da pazienti covid. Il sistema ospedaliero è ovviamente sotto pressione, come ovunque, ma non è vero che qui si lasciano morire gli anziani per tenere i posti liberi come si legge sulla stampa internazionale… stessa cosa poi che si leggeva un mesetto fa a proposito dell’Italia.
Con questo il sistema svedese funziona, non funziona? Definitivamente lo sapremo tra due anni, tra due anni sapremo quali sono le misure che sono state veramente efficaci e quali quelle che forse ci si ritrovasse immersi in un incubo del genero, non andrebbero più prese o andrebbero modificate.
Quello che è sicuro è che ogni paese ha dovuto adattare le proprie misure al proprio tessuto sociale e a tutta una serie di fattori, che sono a loro volta variabili che cambiano da paese a paese e che modificano il risultato finale. Ciò che funziona qui al nord per tanti motivi non funzionerebbe altrove.
Non ci siamo sbarazzati del covid in terra svedese, ma abbiamo imparato a condividere con la sua presenza, un po’ come dovranno fare i tanti paesi che si apprestano a riaprire le attività. Così su due piedi direi che siamo in una sorta di fase 3, quella che in Italia sarà attiva dal 18 maggio, con la differenza che la vita pur rallentata non ha mai smesso di funzionare, che pur con molte limitazioni imposte dalla propria coscienza si ha la libertà di passeggiare, comprarsi un vestito nuovo o bersi un caffè in terrazza, così come il sommo piacere di fare due passi con un’amica, o come abbiamo fatto noi il week end appena passato, di andare ad ossigenarsi vista mare per un paio di giorni.
Non mi spingo a dire che tutto funzioni nel verso giusto, ma diciamo che anche qui con le dovute cautele si intravvede la luce in fondo al tunnel, a Stoccolma siamo fermi a 7622 casi e da giorni la curva è piatta… speriamo che tutti continuino ad essere svedesi nei loro comportamenti e che le misure sussurrate vengano sempre seguite dalla maggioranza.
#andratuttobene




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