Notizie da Stoccolma: il metodo svedese per combattere il Covid19.

Ieri ero contenta. È strano come in questo periodo ci voglia poco per sentirsi felici. Ero felice perché le strade di Stoccolma mi sembravano particolarmente deserte, perché parlando con i commercianti loro stessi stavano costatando quanta poca gente ci fosse in giro, perché  cercavo di convincermi che con le restrizioni non si va da nessuna parte mentre invece il far leva sulla coscienza individuale fa fare passi da gigante.
Sono settimane che qui al Nord aspettiamo, sono settimane che guardiamo con invidia quello che sta succedendo ai vicini danesi e norvegesi. Sono settimane che speriamo di essere chiusi in casa per un po’, che qualcuno prenda quelle decisioni che con le mille sfumature sono prese un po’ ovunque nel mondo.
Passo le mie giornate in una sorta di limbo, vivo come i miei amici e la mia famiglia in Italia, in Francia, negli Stati Uniti. Non esco se non per lunghe passeggiate, vado a fare la spesa come se partissi in guerra, mascherina e guanti, rientro a casa disinfettando tutto e ancora di più, accolgo in modo isterico figlie e marito se osano fare un passo con le scarpe oltre lo zerbino, inseguendo tutti con disinfettanti. 

Non è semplice quando intorno la vita sembra quasi normale. Ieri ero felice e pensavo che i mille suggerimenti governativi servissero, oggi non lo sono più perché quel sole caldo di tarda mattina ha fatto uscire tutti allegramente di casa, li ha fatti tutti sedere nei dehors dei caffè e dei ristoranti, installati puntuali il primo di aprile. 
Ieri abbiamo sfiorato i 200 morti in Svezia e i 5000 malati ( moltiplichiamo pure per 4 il numero per avere dati più certi su quanti hanno contratto il virus), l’epidemia avanza, dimostrazione che il fisico vichingo non è immune all’attacco. L’avevamo capito noi stranieri, scherniti dagli svedesi come paurosi, l’avevamo capito che questo nemico mondiale non si sarebbe fermato di fronte alle valchirie bionde e ai loro aitanti cavalieri dagli occhi blu.
Ieri i dati facevano paura, ma per qualche ora mi sono illusa che i suggerimenti governativi bastassero, suggerimenti non divieti.
Anziani a casa, evitare meeting pubblici con più di 50 persone, per i privati invece non ci sono limiti, assurdo. Mantenere le distanze, non viaggiare se non necessario, niente sci, resort chiusi dal prossimo week end, nei negozi prevedere abbastanza spazio ad esempio nelle code per il pagamento, plexiglas per proteggere i commessi nei supermercati, disinfettanti e soprattutto quello ch, tipo mantra, ripetono da settimane, lavatevi le mani.
Direi che la risposta svedese al Covid 19 sta tutta nell’acqua e sapone, la città ha cartelloni ovunque che ci ricordano questo semplice atto salva vita… zozzo i italiani, francesi, spagnoli, americani che probabilmente se ne sono scordati.
Ogni giorno alle due il sedicente epidemiologo svedese che ha preso in mano il timone del paese, parcheggiando i politici in un rispostiglio, ripete che tutto va bene,  che la situazione è sotto controllo, che…. parole parole.
Okay gli svedesi che conosco continuano a ripetere che in Svezia non si può limitare la libertà individuale imponendo chiusure, bloccando l’economia, dicendo alla gente state a casa, limitate la vostra vita sociale. Non si fa, si fa leva invece su quella coscienza individuale che fa seguire le regole anche quando non sono imposte, che fa si che ognuno pensi al bene collettivo anziché al proprio. 
Beh amici svedesi mi sa che non funziona, per 24 ore mi sono illusa, ma poi vi ho visti oggi, ingordi di sole, gironzolare accalcati per strada, pressarvi alla cassa con il fiato sul collo, il mio, vivere come se niente fosse gustando questa primavera che si annuncia tiepida e piacevole.
Mi sento in po’ cretina ad essere convinta che non ci sia scelta, che l’unica cosa da fare sia mettere tra parentesi la nostra vita sociale, rintanandosi  in casa cercando di sentire lo stesso i caldi raggi del sole in solitarie passeggiate e fare la spesa coperti tipo i protagonisti di Contagion.
Mi sento disarmata di fronte a scelte incomprensibile e criticate da mezzo mondo, se continuiamo così passetto dopo passetto con la velocità di una lumachina quando il resto del mondo tornerà a godere di una certa libertà di movimento, noi qui a Stoccolma saremo ancora in casa, e sarà Natale

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