Sembra lo script di un film o la trama di uno di quei libri perfettamente disegnati dalla penna di un Dan Brown. Sembra, e vorremmo illuderci che lo sia, ma non lo è. Come cambia la percezione delle cose finché non sentiamo avvicinarsi inevitabilmente la minaccia di un ingestibile qualcosa. Ancora un mese fa guardavamo lontano, ci sembrava lontano, eravamo forse illusi che mai e poi mai le distanze si sarebbero ridotte e ci saremmo ritrovati faccia a faccia con lo sconosciuto e lo spaventoso.
Paziente uno, due, tre, paese che infetta altro paese, paese che fa meglio, peggio diversamente. Onestamente non serve a nulla stare a guardare cosa fanno gli altri, anche se certo sarebbe rassicurante avere linee guida uguali ovunque, ma tant’è. Ogni paese improvvisa, c’è chi fa controlli a tappeto e chi aspetta che i sintomi facciano capolino, c’è chi mette in quarantena città e regioni intere e chi non chiude bar e locali, c’è chi cerca di mettere regole ferree e chi si appella al buonsenso individuale. Sono tanti modi di procedere diversi, a volte in totale contrasto, a volte frutto di riflessioni volte a tranquillizzare, altre volte dettati dal panico del momento.
Nessuno sa veramente cosa fare, perché è la prima volta che ci si ritrova ad affrontare una situazione così.
Qui a Stoccolma si vive tranquillamente, per il momento penso, tra un paio di settimane anche qui forse sarà il panico a prendere il sopravvento, benché sia proprio il panico il principale nemico in questa delicata circostanza, quel panico che ieri sera all’annuncio dell’isolamento totale della Lombardia ha spinto le persone a salire sui treni e partire. Tanti pare fossero studenti preoccupati di ritrovarsi lontano da casa in una situazione del genere, comprensibile, umano e anche tanto stupido. Noi viviamo giorno per giorno una normalità leggermente velata dalle notizie che ci arrivano dal nord Italia, dove comunque abbiamo le nostre famiglie e i nostri cari amici, e dal pensiero rivolto oltre oceano, dove ci sono le nostre ragazze e soprattutto un sistema sanitario, fantastico, ma solo, per pochi…. tutti gli altri saranno abbandonati e impossibilitati a curarsi e questo spaventa un po’, perché porterà ad una diffusione del virus abbastanza senza controllo. Mi spaventa l’idea di non poter volare da mia mamma senza rischiare di non poter tornare più a casa, e quella di non poter vedere le mie figlie perché bloccate al di là del mare.
Viviamo ancora normalmente in Svezia e forse sarà sempre così perché rispetto a noi italiani nel bene e nel male si lasciano meno andare a panico e compagnia. Ammetto che questo mi spaventa un po’ perché senza direttive chiare saremo noi a dover decidere come regolarci, e non è semplice, non sarà semplice. Per il momento anche qui i casi raddoppiano, e il trend sarà questo nelle prossime settimane. Alla fine nei drammoni cinematografici e nei tomi da mille pagine, arriva sempre il bravo dottore, lo scienziato geniale o la persona qualunque che ha il colpo di genio e salva il mondo, e tutti vissero felici e contenti. Speriamo.

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