Amicizie nate in espatrio

L’amicizia è uno dei temi più diffusi sui blog di chi vive all’estero e anche  uno di quelli più ricorrenti sui social media che trattano di espatrio. Spessissimo leggo di neo expat che si sentono soli, isolati, che vivono nel ricordo delle amicizie lasciate in patria, che hanno paura di non essere capaci di ritrovare la forza di ricreare legami, e che quasi non credono sia possibile.
Al di là dei consigli pratici che spesso anch’io qui sul blog o altrove cerco di dare, di trasmettere, ripetendo a mo di mantra due o tre punti fondamentali, come aprirsi, aprire la propria casa, tuffarsi a pesce in ogni nuova relazione, perché il tempo della selezione verrà solo dopo, dopo aver imbastito qualcosa, ecco al di là di questo quello che posso dire è : ne vale la pena, è possibile ricostruire stupende amicizie, certi nuovi legami vi stupiranno per la bellezza e l’intensità.

Tante volte leggo frasi del tipo: come le amicizie d’infanzia non è possibile ritrovarne, oppure le nuove amicizie non saranno mai altrettanto intense e profonde, o ancora la barriera linguistica impedisce legami che vanno oltre il superficiale. Sono scuse, tutte scuse.
Non è vero. Le amicizie che nascono in espatrio, in contesti di stress emotivo forte, quando si è un po’ persi nel bel mezzo di un mondo nuovo e di una cultura tutta da assimilare, sanno essere amicizie incredibilmente forti, intense, profonde. I nuovi amici che incontriamo stanno vivendo esattamente quello che viviamo noi, o l’hanno vissuto uno o due anni prima, l’atterraggio in un nuovo posto con codici sociali diversi che in fretta vanno assimilati per non essere tagliati fuori, le lingue a volte ostili, i punti di riferimento sgretolati, la famiglia lontana. Ci si capisce al volo, si diventa spesso famiglia molto rapidamente, si sa che ci si può confidare, sfogare e anche lamentare perché il nostro sfogo e la nostra lamentela verranno letti all’interno del contesto giusto e non come i capricci di expat viziati, sui quali posare uno sguardo di rimprovero del tipo: ma cosa ti lamenti.
Per me è sempre incredibile vedere come i rapporti diventano in fretta intensi. Ci ritroviamo intorno a tavole imbandite con amici freschi in data ma con i quali ti sembra già di aver costruito tanto, con i quali senti che il legame è già li, con i quali sai che potrai essere sempre te stesso, perché non ti giudicheranno.
Nello stesso tempo è bello vedere come le stesse amicizie nate nei paesi precedenti sopravvivono allegramente alle distanze, spesso molto meglio delle amicizie che ci  siamo lasciati alle spalle lasciando il nostro paese, e questo credo sia anche dovuto al fatto che le persone che incontriamo in giro per il mondo sono abituate come noi a mantenere amicizie a distanza e a tenere vivi i legami nonostante chilometri e fusi.
Per chi vive come noi spesso la qualità prende il sopravvento sulla quantità e allora ci si può vedere ogni due anni, e sentire ogni tre mesi, ma il filo del discorso ripartirà sempre dal punto in cui si è interrotto e, da subito, tempo e spazio saranno cancellati.
Questo non è a volte semplice da recuperare con persone che fanno vite più sedentarie che faticano a capire i challenge ai quali ci sottoponiamo e magari sono anche pronti ad interpretare i nostri silenzi come una forma di non interesse, quando spesso siamo invece alla prese con lo scalare montagne per riadattarci in fretta alla nostra nuova vita.
Devo dire che mi ritengo fortunata, sono stata capace in questi 23 anni di portare avanti vecchie amicizie e di intrecciarne tante nuove, con fatica, dispendio di energie, ma alla fine tante soddisfazioni.
Sono arrivata a Stoccolma due anni e mezzo fa, con tutte le mille paure che precedono un nuovo atterraggio, con mille interrogativi sulle energie che avrei avuto ancora a disposizione per ritrovare una vita sociale appagante, e adesso ecco, dopo un susseguirsi di week end estremamente gradevoli in questo inizio 2020, in cui dal venirci a trovare degli amici di sempre siamo passati ad un concatenarsi di serate belle e allegre e in cui ti senti bene, mi dico che le energie investite hanno portato i loro frutti, che mi sento a casa e che non vorrei essere in nessun altro posto, e grazie amici per esserci, qui e nei mille paesi in cui ci siamo sentiti, ci sentiamo e ci sentiremo sempre a casa.

2 risposte a “Amicizie nate in espatrio”

  1. Verissimo,da expat rientrata in Italia. Nonostante siano passati ormai un paio d'anni, rimango un pò expat nel paese in cui sono nata. Ci sono momenti in cui ci si sente un po' più soli: lo shock da rientro esiste eccome, e non hai più intorno a te le persone che ti capiscono, ti supportano e ti sopportano. Al contrario, la gente si aspetta che tu ti senta finalmente a casa.La sintonia che si crea con chi è rientrato come noi, non è possibile con chi non ha vissuto la nostra esperienza. Ed è normale che sia così.

  2. Verissimo Muriel, pur non essendo mai rientrata immagino come potrebbe essere, mi sentirei un pesce fuor d’acqua, priva delle mie sicurezze che vengono soprattutto dal contesto internazionale in cui vivo, in cui mi sento capita e supportato.

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