Camilla a Natale ha ricevuto in regalo da una nostra cara amica un libro, Bianco come Dio di Nicolò Govoni, scelta azzeccatissima per una come lei che, dopo due viaggi in Nepal a lavorare in una scuola per bambini poverissimi per un paio di settimane, e qualche anno ad occuparsi di questo bel progetto, vede nel suo futuro proprio progetti di questo tipo. Era un libro che mi ripromettevo di comprare da un po’, non solo per lei ma anche per me. Ieri complici un po’ di ore di volo l’ho letteralmente divorato e mi sono rituffata indietro nel tempo, 10 anni fa quando vivevamo in India, proprio quella parte di India in cui si parla nel libro.
Pagina dopo pagina ho ripercorso il nostro periodo indiano, attraverso le sensazioni di questo ragazzo incredibile, che a soli vent’anni ha mollato il confort di una vita tranquilla, per dedicarsi ad un gruppetto di bambini ospiti di un orfanotrofio del Tamil Nadu, lontano dalla civiltà e in continua lotta con il sistema.
Quando vivevo in India una volta alla settimana andavo a dare una mano in una scuola per bambini poverissimi, portavamo avanti un piccolo progetto d’arte, cercando di offrire a questi bambini un po’ di speranza nel futuro, attraverso qualcosa di diverso. Mi ricordo i piccoli oggetti che facevamo creare loro, che diventavano molto di più: gioco, tesoro, via di fuga.
Mi ricordo ancora quegli occhi brillanti, quei sorrisi, quei volti splendenti, i loro piedi nudi perché le loro famiglie non avevano i soldi per comprare le scarpe. Erano bambini felici e innocenti, nonostante tutto.
Ogni volta rientravo a casa, accompagnata dal mio autista, nella mia auto climatizzata, abbracciavo le mie bambine, con gli stessi occhi e lo stesso sorriso dei miei piccoli indiani, ma con un futuro tracciato davanti.
Ho passato notti intere a pensare all’ingiustizia che accompagna certe vite, a come nascere dalla parte sbagliata del mondo in molti casi non dia scampo.
Vivere in India non è semplice, anche con i mille confort degli espatriati, non è semplice perché ogni giorno si deve fare i conti con una realtà spesso di povertà assurda, e con il fortissimo contrasto con l’altra parte di India, quella talmente ricca da essere inimmaginabile.
Leggevo Bianco come Dio come una boccata di speranza, quei bambini li, un gruppetto minuscolo nel mare di bambini nella stessa condizione, ha nella sfortuna di una vita cominciata zoppa, incontrato chi può fare la differenza e dar loro quella spinta per cambiare la traiettoria della vita. Lo leggevo con un misto di nostalgia, ricordando quelle sensazioni che solo l’India ha saputo darci, e di fiducia in un mondo migliore, non solo per il nostro primo mondo ma soprattutto per glia altri.
Regalatevelo e regalatelo agli altri, non solo perché è una lettura gradevole, ma anche perché tutti i proventi servono per continuare ad aiutare quel piccolo orfanotrofio nel sud dell’India, minuscola oasi di speranza.

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