Oggi mi sono venuti in mente i miei primi giorni in India, era agosto. Siamo arrivati a Chennai con il nostro bagaglio di paure e certezze un primo di agosto di tanti anni fa. Ci accolsero un mix di odori e umidità, rimasti per sempre incatenati nella mia memoria. Il Giappone che avevamo intensamente amato era ormai ricordo. L’estate era stata breve, agitata come tutte le estati del cambiamento. Atterravamo in India con il nostro solito entusiasmo nell’affrontare una nuova avventura, ma anche con le nostre piccole paure, che cercavamo di tenerci ben strette. Le bambine sembravano serene, le poche settimane che ci separavano dalla fine della scuola avevano di sicuro attenuato il dolore dei tanti addii. I bambini sono fantastici. Erano pronte ad affrontare il nuovo, come ogni volta, erano eccitate, curiose.
Tutto era talmente diverso da quello a cui eravamo abituati da allontanare qualsiasi nostalgia. La certezza che la nostra sarebbe stata una grandiosa avventura famigliare era palpabile. Avevamo voglia di scoprire, curiosare, assorbire una nuova cultura.
I primi giorni sono nitidi nella mia memoria. La nostra casa non era ancora pronta e per le prime settimane chiamammo casa uno splendido albergo sulla spiaggia, una piccola oasi di India dentro una realtà più concreta e dura, un primo immergerci dolce e protetto. Sembrava un prolungarsi delle vacanze, anche con l’arrivo dei primi giorni di scuola, le lunch box preparate dal ristorante dell’hotel, le due stanze splendide comunicanti dove ogni mattina le donne delle pulizie depositavano con cura i pupazzi delle bambine sui letti rifatti.
Scoprivamo la nostra nuova città in modo delicato, scoprivamo la nostra nuova casa senza ancora abitarci, aspettando le ultime goffe rifiniture e soprattutto attendendo il container con il nostro piccolo mondo.
Sensazioni intense, nuove amicizie che pian piano nascevano, in quella ricerca spasmodica di sicurezze e routine. Tutto diverso dall’ordine e dalla pulizia giapponese, tutto confuso, approssimativo, rumoroso, forte. L’India non concede sfumature, o la si ama o la si odia, l’abbiamo amata con i suoi difetti dal primo momento, non l’abbiamo mai paragonata al prima. Il suo essere intensa in tutto è forse quello che ci ha fatti innamorare, non ha lasciato spazio a malinconie, a paragoni.
Loro andavano a scuola con entusiasmo, sorridenti nelle loro divise. Scoprivamo un mondo nuovo, bambini, insegnanti, mucche in giardino.
Io proseguivo, come sempre agli inizi, alla ricerca dei nostri piccoli confort. Avremmo lasciato l’hotel e il confort stridente con il mondo circostante, ci saremmo in fretta ritrovati nella nostra splendida casa, ma immersi in una vita più reale di quella delle prime settimane. Dovevo capire in fretta come organizzarmi, cosa avrei trovato e a cosa avrei dovuto rinunciare, perché si sa, parte dell’avventura, è anche rinunciare a piccole cose ed imparare a sostituirle con altre. In certi posti, come l’India, e l’India di 10 anni e più fa, non è cosa da poco. I miei primi scontri con la realtà del cosa posso comprare avrebbero potuto smorzare ogni mio entusiasmo, se l’eccitazione non mi avesse tenuto in piedi e se un solerte autista non avesse assecondato con zelo le mie ricerche.
Ramesh cerchiamo ancora gli dicevo, proviamo un’altro supermercato, e via alla ricerca io e lui. La prima volta uscì da un tentativo di spesa con le lacrime gli occhi, avevo messo insieme talmente poche cose in quella busta di plastica da chiedermi cosa avremmo mangiato durante la nostra permanenza qui, ammetto che tante volte anche dopo i primi mesi mi sono rifatta la domanda, alla fine ci siamo adattati, abbiamo imparato, ho imparato ad accontentarmi, a sostituire, a scoprire e ogni tanto sono stata premiata con entusiasmanti scoperte. A parte quelle prime lacrime a fare capolino, forse anche spinte dalla stanchezza del cambiamento, non ce ne furono altre. Alla fine mi dissi sempre che se gli indiani vivono e mangiano, viviamo e mangiamo anche noi. La capacità di adattamento è necessaria quando ci si sposta, la capacità di cercare oltre quello a cui siamo abituati, accogliendo con entusiasmo cose nuove che poi, di sicuro, ci mancheranno quando il vento ci porterà altrove.
Quegli odori forti, quelle spezie onnipresenti nell’aria, quei sapori piccanti e inconfondibili, saranno sempre parte di me e onnipresenti nella mia memoria, sommati con il prima e il dopo, in un miscuglio allegro e colorato, lo specchio della mia vita.


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