Da una parte all’altra dell’oceano, ma sempre una squadra.

Splende il sole oggi a Stoccolma, sembra un primo assaggio di primavera in questo mese di maggio che per ora ci ha regalato ben pochi raggi di sole e qualche fiocco di neve.
Mi sono alzata, ho fatto colazione, mi sono vestita e ho chiuso la mia valigia, un bagaglio a mano ottimista con vestitini estivi e sandaletti leggeri. Ho camminato ascoltando la musica fino al treno per Arlanda. Ho camminato con il sole che sa essere incredibilmente caldo nonostante l’aria combatta per regalarci le ultime fresche sferzate invernali.
Oggi volo a New York con quel solito sentimento di spostarmi da casa a casa.
Volo a fare la mamma delle mie giovani donne, ad occuparmi di loro, volo per celebrare un nuovo traguardo, fiera della mia ragazza tenace e brillante.
Paolo e Camilla ci raggiungeranno a fine settimana e per qualche giorno saremo di nuovo tutti e cinque insieme.
È raro ormai questo nostro riessere famiglia al completo, sempre troppo presi da questa vita vagabonda che ci unisce e separa di continuo.
Penso a quanto sia difficile separarsi nonostante l’abitudine, nonostante ormai sia un esercizio ricorrente. Vivere all’estero sempre lontani e sempre in movimento ci ha insegnato a partire senza troppo voltarci indietro, ci ha insegnato a salutare trattenendo le lacrime, ci ha insegnato che ogni partenza ed ogni separazione porteranno ad un nuovo ritrovarsi, ad un nuovo atterraggio.
Meno male, mi dico sempre, che 22 anni di tutto ciò mi hanno dato la chiave per affrontare il tutto sempre in modo positivo, per vedere in ogni nuova partenza uno slancio verso qualcosa di entusiasmante.
Passeremo qualche giorno insieme in una città che ci è famigliare, in spazi che parlano di noi, in una casa che sa essere casa a sprazzi e temporaneamente.
Ho capito nel tempo e con gli anni che casa è dove siamo noi, dive ci ritroviamo insieme, dove le nostre mani di intrecciano e i nostri occhi si parlano anche quando restano silenziosi ad osservarsi. Noi siamo una squadra e sappiamo creare casa ovunque anche quando tutto il contorno di sgretola, anche quando il paesaggio cambia.
Questo è il potere di chi come noi ha sempre dovuto ricostruire da zero ad ogni nuovo atterraggio, la capacità di bastare a se stessi all’inizio, la consapevolezza del nucleo familiare come unica cosa sicura quando intorno è il caos.
La mia più grande preoccupazione quando siamo arrivati a Stoccolma era proprio questo, quel ritrovarsi da sola per Camilla il primo giorno di scuola, quella non condivisione delle stesse angosce e degli stessi interrogativi che fino alla volta precedente aveva condiviso con le sue sorelle in quel misto di mal comune mezzo gaudio talmente fondamentale quando si ricomincia da capo.
La mia più grande gioia quando ho lasciato Chiara a New York i suoi primi giorni al college era saperla con sua sorella, versione ridotta e appendice della nostra squadra più grande.
Legami fortissimi, uniche certezze quando intorno la tempesta scuote, le facce nuove si susseguono e i muri non ci parlano ancora.
New York mi accoglierà fresca e piovosa, ma da domani dovrebbe splendere il sole, ma alla fine va bene lo stesso.

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