Quelle domande che mi fanno tutti!

Bildresultat för domanda

Devo dire che in oltre vent’anni di questo nostro girovagare che incuriosisce tanti e inorridisce molti, di domande sul perché, sul per come e su tanti annessi e connessi me ne sono state fatte tante, con il sorriso, con l’aria sorpresa, con disappunto, insomma accompagnate da espressioni e toni che la dicono lunga sulla risposta che ci si aspetta da me, da noi.
Ce ne sono alcune che ritornano di continuo e per le quali ormai non penso neanche più alla risposta.
Vince su tutte:
Ma qual’è il Paese che hai preferito?
La domanda mi piace, è sensata, ma non ho risposta, non ho risposta perché non ho un Paese preferito, ogni paese è legato ad una fase della nostra vita, ad un periodo, ad un’età delle nostre figlie, ad un momento nostro come famiglia. Ogni paese l’ho adorato forse perché cascava al momento giusto, nella fase giusta. Vivere in India con tre bambine era perfetto, con tre adolescenti sarebbe stato un altro discorso, così come la Silicon Valley tra pre adolescenza e adolescenza delle nostre ragazze cascava a pennello in quel momento preciso.
Difficile scegliere di preferire qualcosa, dovrei svincolarlo da chi eravamo nel momento preciso in cui ci installavamo da qualche parte.
E le radici, non ci pensi alle radici?
Questa domanda ammetto mi piace molto meno, implica nel suo essere posta, o così la percepisco, un giudizio sul nostro attaccamento o non al nostro paese. Le radici, rispondo sempre, ne abbiamo tante, siamo fortunati. Ne abbiamo di solide e profonde nel nostro paese di origine, e poi ne abbiamo diverse, un po’ sparse in ogni paese in cui abbiamo vissuto, tante piccole radici che si sommano e si aggrovigliano e che tutte sommate ci rendono le persone che siamo. Vivere all’estero ci ha aperto orizzonti, mente e spirito, non ci ha tolto il contatto con la realtà nella quale siamo cresciuti, ma  ci ha permesso di modificarla un po’ rendendola unica e frutto di un qualcosa che è solo nostro. Chi siamo oggi è questo bellissimo miscuglio di mondi che fanno parte di noi.
Ma come fate a trasmettere l’essere italiane alle vostre figlie?
Vorrei la domanda di riserva, grazie…
scherzi a parte, di sicuro alle nostre figlie abbiamo trasmesso la lingua, un po’ della nostra cultura, una buona dose di usi e costumi italiani, ma non credo che il sentirsi italiane possa far parte di questo bagaglio, e sarebbe anche strano fossimo riusciti in un qualcosa che non abbiamo mai visto come prioritario. Che parlino la nostra lingua è un regalo del quale non avremmo voluto privarle, così come che abbiano nel loro modo di affrontare la vita, socializzare, mettersi in relazione con il mondo, un qualcosa che deriva dalle nostre radici italiane, è assolutamente normale, ma per il resto non sono italiane, non lo saranno mai, sono francesi, giapponesi, indiane, americane, forse un po’ svedesi, sono il futuro che non ha confini e non ha nazionalità rinchiuse in schemi precisi, sono cittadine del mondo e sarebbe triste se si definissero rinchiuse in pochi canoni riferiti ad una sola cultura.
Ma come avete fatto senza i nonni vicini?
In che senso? Ribatto io… i nonni mancano, ovvio, la famiglia di origine manca, normale, saremmo dei mostri non fosse così… ma non servono i nonni per allevare i propri figli, i nonni servono per l’amore incondizionato che danno, per lo scambio tra generazioni indispensabile per crescere, per quel bagaglio di storia familiare che si tramanda da una generazione all’altra, ma non per fare da baby sitter, per questo ci si organizza … con le nuove tecnologie le distanze si accorciano ei nonni con la valigia riescono lo stesso a far sentire la loro presenza, a fare i nonni senza obblighi ma solo per il piacere di farlo.
I nonni mancano ma non perché si deve avere sempre un piano B per concedersi una serata tra adulti, ma perché non li hai sempre lì a portata di mano per l’affetto che sanno dare e che tu vuoi dire loro. Punto.
Ma dove vivrete una volta in pensione…?
Qui rido sempre, un po’ perché ci sono già due  considerazioni in questa frase che ci si addicono poco, la prima un concetto di un dove stabile, un installarsi definitivo, la seconda un‘idea di smettere di continuare a creare, inventare, plasmare cose….
Difficile vederci in un posto che sia unico, l’idea di non muoverci più non mi sfiora, non ci sfiora ne attira. Ci vediamo in posti molteplici, più liberi di spostarci, a inseguire temperature clementi e figlie in giro per il mondo. Ci vediamo in un posto che diventi rifugio per qualche mese all’anno, dove decorarw un immenso albero di Natale e ritrovarci noi cinque più tutti i nuovi elementi che nel tempo renderanno la nostra famigli ancora più bella. Ci vediamo tra un aereo e l’altro ad inseguire i nostri tre amori ai quali abbiamo regalato immense ali che useranno di sicuro. Ci vediamo più vecchi, ma sempre pronti a cogliere avventure a inseguire sogni… poi chissà magari invece sapremo fermarci, ma questo non riesco, non posso vederlo.
Ma non ti sembra di aver buttato alle ortiche anni di studi e sogni di carriera?
Chi io?
Non avrei voluto  niente di diverso nel mio bizzarro percorso professionale, ho costruito progetti in angoli diversi del mondo, superando ogni volta me stessa e lottando con mille paure. Non mi sono mai fermata davanti a barriere linguistiche e culturali, il nuovo è sempre stato uno stimolo per creare qualcosa, per lanciarmi in una nuova avventura professionale, certo il mio percorso non è sicuramente canonico, ma è il mio… e poi noi siamo una squadra, i successi degli uni sono quelli degli altri, se ho messo delle parentesi per me, ne ho aperte per noi, non si costruisce qualcosa in coppia senza che ognuno sia elemento motore di questo costruire, la vita all’estero è gioco di squadra!

Ho oltre 21 anni alle spalle di delicato esercizio nel rispondere, so che questa vita non piace a tutti, interroga molti, ne allibisce altri, ma è la nostra, scelta e vissuta intensamente, della quale non cambieremmo nessuna sfumatura!

Rispondi

Scopri di più da Come sopravvivere in giro per il mondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere