Era autunno a Parigi, dopo un’estate caldissima passata a osservare il mondo da dietro le finestre, passata ad aspettare che tutto succedesse ma non troppo in fretta, passata ad immaginare il suo viso, i suoi contorni, il come sarebbe stata la nostra vita, il prima e il dopo.
Aspettavo il 10 ottobre come il giorno in cui avrei potuto tornare finalmente a vivere, in cui le strade avrebbero accolto i miei passi, in cui avrei osservato il cielo senza che fosse inquadrato da una finestra come nei due mesi precedenti.
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| 10 ottobre 1997, Paris |
Per due mesi ho aspettato che mia figlia nascesse, per due mesi mi hanno detto se tiene duro fino al 10 ottobre va bene, i suoi polmoni saranno abbastanza maturi, non avrà problemi, lei potrà riprendere una vita quasi normale, uscire. Sognavo un ristorante, un parco, una via di negozi.
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| 1 anno |
Sognavo qualche settimana di attesa normale, come ogni futura mamma, un dolce ricominciare prima di stringerla tra le braccia, prima di guardarla negli occhi e di riempirmi del suo odore speciale.
Ma lei aveva altri programmi, lei era più stufa di me, lo era da mesi, aveva fretta di scoprire il mondo, di guardarlo senza il filtro dei miei occhi e delle mie parole, voleva sentire i suoni come sono, voleva vivere, respirare.
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| 2 anni |
Non c’è stato un ristorante, un negozio, non c’è stata una passeggiata nel parco, nemmeno per poche ore, ma una nuova corsa in ospedale, con la speranza che questa volta ci dicessero okay va bene, finite sul serio le medicine, finita l’attesa, finito il tempo che non passa, non si dilata.
La sua prima passeggiata le farà con la carrozzina, così mi ha accolto il medico, ci siamo.
E così d’incanto l’ho guardata negli occhi. Erano quasi le dieci del mattino a Parigi, il 10ottobre del 1997, sono sono passati 21 anni.
21 anni d’amore, semplice e puro. Sono diventata mamma quel giorno, e con lei ho imparato, ho sbagliato, ho cercato, ho fatto scelte, ho disfatto pensieri, ho indossato vesti nuove, sono cresciuta anch’io insieme a lei, ho preso decisioni, mi sono fatta domande, mi sono messa in questione, criticata, arrabbiata, ho costruito, disfatto, ricostruito.
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| 5 anni |
Ho incominciato da zero e ho improvvisato, ho cercato sempre di osservarla, quale miglior guida. Ho fatto tanti errori. Forse l’ho anche ferita, l’amore sbaglia, a volte, spesso, ingenuamente. Ho sempre pensato di fare il meglio accorgendomi poi di sbagliare, ho cercato di porre rimedio, di chiedere goffamente scusa… abbiamo tempo nove mesi per prepararci all’idea di esser genitori e poi di colpo ci troviamo in mezzo al mestiere più difficile del mondo, senza guida, senza libri che ci insegnino come fare, senza anni di studi e esami conclusi con un voto sul libretto… tutto lo si fa passetto dopo passetto osservando un figlio che già si sa sarà diverso dai successivi ed ogni volte un lento ricominciare, imparare, sbagliare, correggersi.
Se mi volto indietro mi sembra impossibile che siano passati 21anni da quel primo abbraccio, da quando per la prima volta hai posato i tuoi occhi curiosi nei miei e ho sentito il tuo respiro (affannato e lieve).
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| 20 anni |
Abbiamo percorso strade da una parte all’altra del mondo, sempre per mano, ho risposto alle tue mille domande, alla tua curiosità a volte disarmante, ho lasciato pian piano la tua mano sfilarsi dalla mia, ti ho vista darmi le spalle e partire, prendere aerei ormai da sola, vivere una vita tua della quale ormai sarò sempre più spettatrice, ma rimarrò sempre e per sempre la tua mamma, quel primo sguarda a Parigi 21 anni fa ti ha resa per sempre parte di me, buon compleanno amore mio!
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