Ogni volta che traslochiamo tendo a dimenticare completamente tutto lo stress che un trasloco si tira dietro. Giorni intensi, notti a pensare cosa fare dii questo e quello, a immaginarsi cassetti vuoti che di colpo si riempiono di nuovo alla rinfusa.
Abbiamo sempre in questi anni avuto la fortuna di trascinarci dietro tutto, la nostra casina sulle spalle, piena del nostro mondo. La chiamo fortuna perché per me, per noi, un modo di ricostruire casa è farlo con tutte le nostre cose sempre uguali, quelle che raccontano la nostra storia, il nostro essere diventati famiglia di due, tre, quattro, cinque, il nostro vivere da una parte all’altra del mondo accumulando oggetti che si sommano tra loro e che a guardarli raccontano un percorso che è solo il nostro.
Ogni trasloco, e ne abbiamo accumulati un numero di tutto rispetto, è l’occasione di eliminare cose inutili, di buttar via cose rotte, insomma di sbarazzarsi di tutto ciò che si mette nei cassetti dimenticandosene.
Spostare una casa non è una cosa da niente è faticoso, psicologicamente faticoso. Il lavoro fisico lo faranno loro, i traslocatori, ma a noi tocca quel complicato esercizio del separarsi del superfluo, la maglietta slabbrata che ci segue da vent’anni, le scarpe fuori moda tenute lì chissà perché, la tazza sbeccata senza la quale ci sembra di non poter vivere. Ogni volta mi sforzo a chiudere gli occhi e eliminare, sapendo che tanto poi finirà che come sempre quell’oggetto passerà a miglior vita nello spostamento successivo. Ogni volta lo stesso passare da una mano all’altra con il dubbi amletico del fare la scelta giusta: la separazione è l’unica opzione o un passaggio in cantina potrebbe essere la giusta via di mezzo?… e basta metter piede nella nostra cantina per capire che spesso questo passaggio intermedio ha avuto la meglio!
Da qualche anno, o meglio da qualche trasloco fa, o una regola che utilizzo per decidere se eliminare qualcosa o no. Se un vestito è nell’armadio da più di due stagioni senza aver mai destato interesse, beh non aspetto che torni a piacermi o ancor peggio che torni di moda, lo elimino senza rimpianti: non lo mettevo, non mi mancherà.
Con bambini e ragazzi e più semplice, i vestiti, le scarpe diventano troppo piccoli e ci si fa meno problemi a dar via. Le cose possono complicarsi a livello dei giochi, ci sono quelli che hanno un senso, legati alle prime scoperte, i primi pupazzi, il cavallo a dondolo, non si può girare il mondo tirandosi dietro tutto, ma non si può neanche spogliare i nostri figli dei ricordi testimoni della loro crescita, solo perché noi abbiamo deciso di itinerare. Allora faccio la cernita, ripongo in scatole belle e ordinate che verranno riposte in cantina ma che saranno lì perenni testimoni delle bambine che sono state. In questi giorni abbiamo deciso di eliminare un po’ di giochi di società, i primi a “partire” sono quelli troppo lunghi e noiosi che rischiano nel loro dilungarsi in partite senza fine di creare tensioni inutili. Ce ne sono però alcuni dai quali non ci separeremo mai anche se passeranno la maggior parte del tempo silenziosa e te riposti da qualche parte!
Preparare un trasloco è pesante proprio per questo lavoro che solo noi possiamo fare, anche se poi dopo ti imballano e sballano tutto:il nostro compito è evitare di fare imballare cose inutili per ritrovarci poi nei cassetti nuovi, oggetti che non vogliamo più ma che per pigrizia languiranno fino al prossimo giro.
I nostri traslochi sono sempre stati, come mi piace chiamarli, chiavi in mano, i traslocatori hanno sempre fatto tutto da A a Z e così sarà anche lunedì dove imballeranno delicatamente le nostre cose per poi sballarle quei due chilometri più in là nel nostro nuovo mondo profumato dalle ultime mani di pittura. Potrei sedermi e assistere rilassata allo spettacolo, ma non ne sono capace, ci sono cose che voglio imballare io, e le stesse cose sarò io a sballarle e a riporle nei loro spazi, non voglio mani che non siano le mie che tocchino biancheria, tovaglie, magliette.
Come sempre una settimana prima dell’inizio del trasloco mi faccio portare un certo numero di scatoloni, i miei scatoloni, che con calma riempio come voglio io e nel caso di traslochi lunghi settimane e settimane, completo con lavanda, anti tarme e strati di carta protettiva nella speranza di recuperare biancheria che non necessita di essere tutta rilavata.
Per tutto il resto mi affido invece alle capaci man dei traslocatori, sapendo che imballeranno piatti e bicchieri in modo perfetto, e che sapranno prendersi cura del mio piccolo mondo fino a nuova destinazione.
Oggi sono stanca e stressata, non vedo l’ora che arrivi lunedì, non vedo l’ora di essere alla prossima settimana, senza più girare come una trottola tra due case, senza più avere la mente occupata dal quel che dimenticherò, dal cosa non sarà pronto, dal cosa non avrò fatto…
So che come sempre tra sette giorni mi sveglierò dimenticando la fatica, dimenticando la stanchezza, mi piaceranno anche gli scatoloni rimasti chiusi perché non si sa ancora dove riporne i contenuti, mi piaceranno di più di quelli pieni a metà oggi, con l’interrogativo di aggiungere due magliette e tre mutande in uno scatolone di lenzuola, oppure incominciarne uno nuovo monotematico…. tanto so che alla fine di attaccarsi al monotematico in un trasloco ha poco senso, l’accozzaglia di cose varie riposta dai traslocatori stessi negli ultimi scatoloni passa sempre alla storia: riduttore del gabinetto con cornice Liberty, tratta Vernon Tokyo; pupazzi raccattati all’ultimo momento con tazze del caffè, tratta Tokyo- India; stampi indiani con spezie, da Chennai a Saint Germain; roller modello bambina quasi piccoli, con catene della macchina modello inutilizzabile, tratta Saint Germain- Los Altos; scarpe con bicchieri da Los Altos a Stoccolma, con premio per il miglior binomio alle camicie fresche di tintoria che hanno viaggiato, via aria, accompagnate dall’olio di scarico della macchina, riposto per essere buttato è partito per il Sol Levante! E questo tenendo conto dei traslochi intercontinentali con veri professionisti all’opera… vi risparmio quelli fai da te di quando eravamo giovincelli, al solo pensiero mi viene l’ansia!
Buon trasloco a me.

Rispondi