interrogativi d'expat: fermarsi, ritornare, radicarsi altrove.

Rientrare o no nel proprio Paese questo è il problema.
Chi vivendo all´estero non si è mai sentito chiedere: ma pensate di tornare? ma vi feremerete? ma il richiamo delle radici non lo sentite?
E chi non si è fatto ad un certo punto le stesse domande, cercando di trovare  risposte a volte molto complesse.
Più passano gli anni e più per molti espatriati la domanda è d´obbligo:
rientreremo o no nel nostro Paese? Sapremo mettere radici così forti altrove da non avere più voglia di tornare? una volta vecchi e stufi di questo continuo itinerare sarà l´Italia il posto in cui vorremmo posare per sempre le valigie?
La risposta è molto personale  e dipende da molteplici fattori.
In primis come si vive il rapporto con l´estero che ci ospita, come ci si sente, quali sentimenti ci animano nei suoi confronti o nei confronti di altri posti possibili che potremmo far diventare casa.
Come abbiamo vissuto e viviamo con i passare degli anni il distacco dalla nostro Paese.
Quale futuro immaginiamo per i nostri figli.
Come immaginiamo un eventuale rientro, soprattutto se il periodo di tempo è stato molto lungo e ormai i ricordi legati ad una vera e propria vita di routine in Italia sono praticamente  cancellati dal tempo trascorso.
Più gli anni passano più rientrare nel proprio Paese può essere un vero e proprio challenge, un nuovo espatrio in tutto e per tutto, perché più si è lontani e più si cambia, più gli anni passano e più il Paese cha abbiamo lasciato avrà un volto nuovo per noi.
Quando si parte a lungo e le diverse esperienze si “accumulano” sulle nostre spalle, anno dopo anno,
Paese dopo Paese, il nostro modo di essere cambia, le diverse esperienze di vita ci cambiano, il nostro modo stesso di agire e pensare sotto certi aspetti sarà influenzato dai mille cambianti e confronti
continui con le novità che ci si presentano ad ogni nuovo espatrio. Dico sempre che in questi 21 anni ho sempre cercato di prendere il meglio dei Paesi che ci hanno accolto, e questo mi ha resa sotto tanti aspetti diversa dalla Giulietta che è partita da Torino nella primavera del 1997…
Nello stesso tempo mentre noi siamo lontani persi in nuove culture il nostro Paese si trasforma e non riusciamo spesso a coglierne tutte le sfumature quando la nostra permanenza si riduce sempre e solo a qualche giorno di vacanza.
Rientrare dopo tanti anni può essere una vera e propria sfida: avremo delle aspettative su un
Paese che però non è più quello della nostra memoria, dovremo essere pronti a rientrare consci che le difficoltà saranno molteplici…
Al di là delle aspettative a volte ci sono veri e propri ostacoli logistici ad un rientro dopo tanti anni, legati al lavoro, ai figli che si installano altrove, tante tesserine di un puzzle che si cerca di far andare con difficoltà al proprio posto.
Noi siamo ancora lontani dal farci questa domanda, navighiamo a vista per ora e i nostri progetti professionali per il momento guidano le nostre scelte. Siamo consci però che arriverà il giorno in cui decidere se avere un rifugio da qualche parte in cui posare le valigie o continuare a vagare, e di conseguenza pensare a questo nido di affetti nel nostro Paese o altrove. So che il dove saranno le nostre figlie ci guiderà nelle nostre scelte per facilitare la logistica degli incontri… anche se con tre ragazze cittadine del mondo non credo riusciremo a restringere il nostro campo geografico… ma vedremo.
La domanda rimane aperta e come per noi per tanti espatriati di lunga data…. spiriti irrequieti, ai quali forse si dovrebbe chiedere non dove metterete radici il giorno in cui sarete vecchi e stanchi, ma pensate di essere capaci di riuscire un giorno a fermare questo moto continuo e dire basta? ( mi sembra quasi impossibile per ora…)

2 risposte a “interrogativi d'expat: fermarsi, ritornare, radicarsi altrove.”

  1. per me non è cosi difficile, a parte il discorso figli che nel mio caso non si pone, loro parlano italiano ma non sono italiani. Io due anni fa ho fatto la scelta di naturalizzarmi svizzera, l'ho fatto perché amo partecipare alla vita sociale/politica del paese in cui vivo e dopo più di 10 anni avendone la possibilità l'ho fatto. L'Italia per me, mio marito e miei figli è dove vivono gli affetti, dove trascorriamo le vacanze ma non sarà la meta della nostra vecchiaia temo..probabilmente nemmeno la svizzera, ti ricordi le assicurazioni sanitarie private in america..ecco noi siamo messi quasi allo stesso modo, quindi molti anziani emigrano in altri lidi dove costano meno. Quindi forse, senza accorgermene, io mi sono radicata altrove. Nel mio caso aiuta il fatto che il paese in cui vivo ha quattro lingue nazionali, quindi almeno quattro culture diverse che alle volte vanno d'accordo e altre volte un po' meno e che zurigo ha un numero di stranieri cosi elevato rispetto agli altri paesi europei che in una sera in un qualunque ristorante senti almeno 4-5 lingue diverse. In questi giorni sto leggendo una autrice italiana, Natalia Ginzburg (torinese come te tra l'altro), lei parla molto del tema della casa, dei ritorni e della vita familiare. Anche lei expat una volta a Londra, leggere quello che scriveva da expat (per due anni circa) fa sorridere perché nonostante gli anni passati non è cambiato niente. I commenti da expat sono uguali a qualsiasi latitudine e fa pensare che per quanto si vada avanti certe cose non cambiano.

  2. ti quoto in toto….

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