
Le nostre avventure in giro per il mondo: vita all'estero, figli trilingue, viaggi, ristoranti e vita di una famiglia expat

anche io sono sempre stata prevenuta nei confronti dei medici americani per i tuoi stessi motivi. Poi li ho visti agire in due emergenze e mi sono ricreduta. 1) mia suocera. si erotta il femore mentre era da noi. alle 3 era dal mio medico di famiglia-era in vacanza da noi- alle 8 sotto i ferri. anche se alla manipolazione lui aveva azzardato che il femore non fosse rotto aveva comunque fatto una radiografia che aveva evidenziato una frattura sottile come un capello. 2) una mia amica. aveva avuto problemi di vista annebbiata da un occhio per due giorni. mandata dal medico di famiglia subito dallo specialista, l'avevo accompagnata io perche non si fidava a guidare. alle 5 eravamo dall'oculista, alle 7 era nella macchina della TAC all'ospedale e poco dopo ha ricevuto la terribile notizia di avere la sclerosi multipla. Per fortuna un tipo non aggressivo e poichepreso cosi in anticipo le cure che ha potuto fare le stanno permettendo una vita del tutto normale. ecco due esempi cosi`…mi hanno fatto ricredere: quanto tempo ci sarebbe voluto in Italia per arrivare alle stesse conclusioni?
certo Claudia ne sono convinta anch'io, anche se credo che non sia cosi ovunque negli states, ma proprio perche' cosi cara la medicina americana e' ottima…. come ogni servizio, piu paghi meglio e'.
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Cara Giulietta, posso dire che in quasi tre anni di nostra permanenza negli Stati Uniti, anche noi ci siamo fatti, volenti o nolenti, la nostra esperienza del sistema sanitarion americano.Tralasciando la questione dei costi e delle assicurazioni, la gestione del malato secondo l'approccio efficientista e molto pragmatico degli americani porta a degli effetti controproducenti nell'ambito della sanita': come in ogni ambito, i dottori sono iperspecializzati e vi e' un dottore per ogni singolo osso del nostro corpo che difficilmente sono in grado di vedere l'insieme. Seguono protocolli, analizzano esami e test, ma raramente parlano con il paziente per sapere come si sente; l'unica ragione per parlare e' quella di avere il consenso scritto per procedere e non avere guai legali successivamente.Siamo stati anche noi molto fortunati nel trovare un medico italiano a Boston e lui oramai ci considera l'espiazione dei suoi peccati in terra, visto che non si sottrae mai ad una chiacchierata o ad un consulto per qualcunque situazione in cui ci troviamo: dal mal di gola alla telefonata dall' Emergency Room dove il chirurgo ci sottoponeva il form per una operazione di colicestomiza … sempre pronto ad ascoltarci e a guidarci in questo mondo freddo e asettico in cui si rischia di andare nella direzione sbagliata solo per il fatto di aver interpellato il medico sbagliato.Recentemente stavo leggendo un libro di Tiziano Terzani, “Un altro giro di giorstra”, dove lui racconta la sua esperienza di malato di cancro curato negli Stati Uniti.”I medici che oggi escono dalle nostre universita' pensano oramai esclusivamente in termini di malattie, non di malati. Il paziente e' il portatore di un male: non e' una persona inserita in un suo mondo”[…] le impressioni del paziente sono inutili, le immagini, le cifre, i tracciati sfornati dalle macchine nei vari esami sono molto piu' affidabili”Ho riscontrato qui, che il medico e' cosi' specializzato che non sa neanche vedere oltre quella porzione di corpo in cui si e' specializzato e solo per quella a' in grado di trovare la cura perfetta, anche se magari non perfettamente compatibile con altri fattori a lui totalmente sconosciuti.In America si e' piu' attenti a seguire protocolli definiti, piuttosto che ragionare su cio' che il paziente sente.
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