Quando ero alle scuole elemetari per 5 anni non ho mai preso una boccata d’aria nel cortile della scuola. la ricreazione la fecevamo in classe e al massimo nel corridoio. Alle medie e Liceo non è andata meglio. Attraverso le miei figlie e la loro esperienza scolastica in diversi Paesi del mondo ho scoperto, con un po’di invidia, intervalli all’aria aperta e questo con qualsiasi tempo: sotto la neve o con 40 gradi. Quei 15 minuti passati a scorrazzare in spazi più o meno ampi li ho sempre trovati preziosi per bambini e ragazzi. Mi sono mancati. Come mi sono mancate fantastiche gite, quei momenti di vita di classe in cui di colpo si lasciano i banchi di scuola e le sue 4 mura e ci si ritrova a scoprire insegnanti e compagni in contesti nuovi.
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| campo all’Himalaya |
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| serata intorno al fuoco |
Ne ho fatte di gite certo, ma non reggo il confronto con le mie adorate fanciulle.
Oggi Camilla, terza media, è partita per 5 giorni a Yosemite. 5 splendide giornate immersi nella natura travolgente di uno dei parchi naturali più belli del mondo. Se penso che in trerza media la mia di gita fu alla Certosa di Pavia in giornata, behogni commento è superfluo.
È anche vero che le mie fanciulle hanno avuto la fortuna di frequentare scuole in cui la gita era vista come parte integrante del programma didattico. La gita era prevista più o meno ogni anno e più o meno lontana, lunga e articolata. La gita era un momento di scoperta e di approfondimento di tematiche viste in classe, adattate così in modo più ludico. Se giocando si impara è uno dei principi ai quali credo di più, penso porprio che in gita si possa imparare molto.
In Francia si fanno molte classi chiamate di découverte, dove appunto si scopre qualcosa e lo si approfondisce, marine, montane o campestri che siano. Chiara ne ha fatta una in quinta elementare al mare, con attività ludico ricreative legate alla Bretagna, tra cui anche la scoperta della sua cucina, oltre che un corso di vela.
Certo la gita scolastica è un grosso impegno per gli insegnanti, ed è comprensibile che non tutti siano disposti a sacrificare del tempo libero per occuparsi dei propri scolaretti o studentelli.
In questo Federica e Chiara sono state più fortunate di Camilla, la quale era dalla sua prima elementare in India che non partiva per più giorni. Allora andò a Pondichery, un paio d’ore da Chennai, partì felice con la sua valigina, fiera di essere libera per la prima volta e di fare una cosa da sola.
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| Camilla in partenza |

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| saline di Pondichery |
Chiara alla stessa età andò ad Hakone, bellissimo lago giapponese e quelle giornate se le ricorda ancora dopo quasi 10 anni (ne parlava proprio l’altra sera)
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| Chiara all’Himalaya |
Per lei poi ci fu la gita all’Himalaya, assolutamente incredibile, 10 giorni all’avventura, partendo dal viaggio che si rivelò abbastanza incredibile dall’inizio. L’aeroplanino con il quale dovevano trasfersi da Delhi alle pendici dell’Himalaya ebbe un guasto e i nostri piccoli eroi dovettero percorrere la stessa strada in pulmino, con sostanza non prevista in alberghetto indiano di dubbia pulizia. Fu straordinario per questo gruppo di ragazzini che abituati al loro mondo expat un po’ovattato si sono di colpo ritrovati ad osservare realtà nuove e lontane dalla loro quotidianità.
Ed in questo trovo stia tutto il valore di una gita di questo tipo.
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| Federica e Chiara rientrano felici all’aeroporto di Chennai |
Successivamente classe de mer e gita a Washington, in terza media… che di nuovo con la mia Certosa di Pavia non ha confronto!!
Federica ha viaggiato un sacco quando eravamo in Giappone. Durante i suoi tre anni al Liceo franco-giapponese, ha fatto sempre almeno una bella settimana di gita. Il primo anno partì alla scoperta del Giappone e della cultura giapponese con diverse tappe in località varie. L’anno successivo fu il turno della settimana sciistica con anche qui attività di vario tipo tra cui lunghe passeggiate con le racchette (ci fu poca neve in quel periodo….). L’ultimo hanno ha chiuso le elementari, e la sua permanenza scolastica in Giappone, con un viaggio da sogno di 10 giorni ad Hokkaido. Ci andarono in nave per contenere i costi (il liceo francese aveva una politica rigida sulle gite che non dovevano superare una certa cifra. Non è così ovunque). L’avventura incominciò così per quei 90 ragazzini che dormirono su una nave in rotta verso Hokkaido sdraiati sui tatami.
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| Federica con il top marrone sul ponte della nave per Hokkaido |
Straordinario, semplicemente straordinario.
Mi ricordo che ogni sera potevamo ascoltare un messaggio registrato dai ragazzi, era emozionante sentire l’entusiasmo nelle loro piccole voci.
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| Federica all’Himalaya |
Poi ci fu l’Himalaya anche per lei e una volta rientrata in Europa ebbe la fortuna da Parigi di partire per ben du e volte alla volta dell’Italia.
Ogni nuovo viaggio ha dato loro qualcosa di più. Ogni gita è stata un piccolo passo nella conquista dell’autonomia. Ogni rientro a casa un fiume in piena di racconti con gli occhi brillanti. Un sottolineare la capacità di essere autonome e di potersela cavare. E alla fine è reciproco. Loro partono e si ritrovano a dovers gestire un pochino senza poter far leva su di noi. E noi a casa ci ritroviamo senza di loro, a chiederci cosa stanno facendo, a pensare alla super avventura che stanno vivendo, ad attendere con ansia il loro rientro per sentire i loro fantastici racconti.
La gita scolastica è un modo diverso di vivere la scuola, una finestra sul mondo, una parentesi per imparare in modo meno canonico e per imparare soprattutto l’autonomia e la vita in comunità. Durante una gita i legami tra compagni diventano più forti, proprio perchè si condivide un qualcosa fuori dalla porta della scuola.
Vedere anche gli adulti-insegnanti sotto una luce diversa è importante per creare dei rapporti meno distaccati.
Sarebbe carino che anche solo per un paio di giorni la gita diventasse parte integrante dei programmi di qualsiasi scuola, per dare a loro il gusto della scoperta misto alla libertà di non averci tra i piedi e a noi genitori la spinta per lasciarli volare un po’, ho ragione?
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