Siamo rientrate domenica sera dal nostro viaggio in Vietnam ed eccoci a rigenerarci con dei dumpling, stile confort food prima di atterrare nel letto. Per lunedì rientro in ufficio per Camilla e giro a Shenzen per me. Abbastanza curioso prendere la metro per andare in Cina e camminare a piedi da un border e l’altro!
Ma dì Shenzen ne parlerò in un post apposito, seconda visita e tanto da raccontare!
Non mi rimane molto tempo se non una bella passeggiata da Admiralty a Sheung wan fino a Latte pilates per la nostra classe serale. HK la sera si illumina e brilla, un vero piacere andare a spasso.
Per cena niente Asia nel piatto il mio stomaco delicato ha bisogno di una carezza leggera e optiamo per Juno, bibendum Michelin all’angolo del pilates. Fusion italianeggiante che mi regala un’insalatina di rucola di cui sentivo tanto il bisogno.
La rucola mi fa venire in mente quando attraversavo mezza Tokyo per comprarne un sacchetto. Cose semplici che, a volte, scaldano e coccolano!
Martedì in programma una bellissima camminata. Premetto che solo a dicembre è stato inaugurato l’ultimo tratto della passeggiata che percorre la costa orientale dell’isola di Hong Kong. Grazie a questa nuova parte oggi si possono percorrere i 13 km che vanno da Shau Kei Wan a Kennediy town, tutto lungo il mare.

Il progetto è stato sviluppato per più di 16 anni con fasi di costruzione successive, andando a riunire varie porzioni già aperte in passato in un unico percorso continuo.
Lungo il percorso si corre, si va in bici. Una vera area multifunzionale. C’è un Glass observatory deck, piattaforma panoramica con vista diretta sul mare





Una passeggiata veramente da fare. Unica deviazione al percorso è stato im pranzo, ottimo, da Lung Dim Sum.
Il giorno dopo altro giro pazzesco. La prima tappa della giornata un fenomenale « negozio » di ceramiche. Negozio tra virgolette perché è un posto assurdo. Yuet Tung China works. Al terzo piano di un edificio malconcio, una vera caverna di Alì Babà. Si gira in corridoi strettissimi con tazze, piatti, piattini e coppette ovunque. Mi sentivo come un elefante in un negozio di porcellane, con la paura persino di respirare. Ma quanta bellezza, di che comporre tavole meravigliose per tutti i gusti!!


Da qui ho preso la metropolitana direzione l’Heritage of Mei Ho House con visita del museo che ne racconta la storia. Mei Ho House (美荷樓) è un edificio storico molto significativo a Hong Kong. Costruita nel 1954 come parte dei primi alloggi di risanamento pubblico, realizzati per ospitare le migliaia di persone rimaste senza casa dopo il grande incendio di Shek Kip Mei del 1953.
È l’unico edificio residuo del tipo Mark I H-shaped resettlement block (blocco a forma di H), un modello di edilizia popolare pionieristico per la città.Fortunatamente è stato preservato e restaurato invece di essere demolito come molte altre strutture simili. È stato riaperto nel 2013 e ospita anche un ostello


Al suo interno un museo dedicato alla storia dell’edilizia residenziale pubblica di Hong Kong e alla vita quotidiana degli abitanti negli anni ’50-’70. Questo spazio espositivo mostra unità abitative ricostruite, oggetti, fotografie, memorie orali e installazioni interattive., molto interessante
A pochi passi in linea d’aria ma ad un numero abbastanza alto di gradini, il Garden Hill da dove godere della vista della città dall’alto.


Adoro questi polmoni verdi sparpagliati e a portata di mano
Da qui piccola camminata fino a Sham Shui Po Toy Street 深水埗玩具街, famoso tratto commerciale all’aperto, conosciuto soprattutto per i suoi negozi di giocattoli, articoli per feste, gadget e articoli da regalo. In questi giorni si presenta vestita completamente di rosso nell’attesa dei prossimi festeggiamenti del nuovo anno cinese!


Passaggio successivo un giretto nell’improbabile Dragon Center, un grandissimo centro commerciale dove ad ogni piano sembra di essere in un miscuglio di sala giochi e Pachinko.
Un tuffo al Fabric Market, che mi da dei brividi di indiana memoria quando con i miei sarti visitavo mercati di stoffe per dar vita alle nostre collezioni.






Di fronte, molto interessante il DX Design Center con una mostra dedicata ai neon che sono stati molto a lungo un simbolo della città e oggi banditi. Perché? Semplicemente per il consumo. Ma i neon erano anche in un certo senso l’identità di Hong Kong. Le insegne avevano un ruolo importante, quello di dare, in una città in fermento, grande visibilità alle attività. Un modo di mettersi in mostra. E si giocava al rialzo in termini di dimensioni. Ma dal 2018, finito.
A questo punto direzione the Bird garden, seguito dal Flower Market e culminato in Goldfish street ! insomma poche centinaia di metri dai pappagalli ai pesci con maree di fiori. Fantastico!




Per cena sono ritornata verso Central e abbiamo provato il Bar Leone, eletto miglior cocktail bar del mondo https://www.theworlds50best.com/bars/list/1-50 ed effettivamente cocktail strepitosi e anche il cibo niente male, piattini da condividere tipo tapas.



Per giovedì gita al Big Buddha seguito dal bellissimo villaggio di Tai O.
Il Big Buddha è in realtà il Tian Tan Buddha, (天壇大佛)una grande scultura di Buddha seduto sull’altopiano di Ngong Ping, sull’sola di Lantau, una delle attrazioni più iconiche e visitate di Hong Kong, sia dai turisti sia dai pellegrini buddisti.







Enorme statua in bronzo, 34 metri di altezza, , completata il 29 dicembre 1993 dopo circa 12 anni di progettazione e costruzione.
Buddha è seduto su un trono a forma di loto su una piattaforma su tre livelli, ispirata all’architettura del Temple Tian Tan di Pechino. Da qui il nome Tian Tan Buddha Intorno alla statua sei statue più piccole chiamate The Offering of the Six Devas simboleggiano la carità, la moralità, la pazienza, il fervore , la meditazione e la saggezza.
Per raggiungere la statua si possono salire 268 gradini fino alla piattaforma panoramica, da cui si gode di una vista spettacolare sui paesaggi montani e sul mare circostante.
La statua e l’area circostante fanno parte del complesso del Po Lin Monastery, un importante monastero buddista fondato nel 1906
Per arrivarci ci sono diversi percorsi di trekking o semplicemente la cabinovia panoramica Ngong Ping 360 Cable Car, che ho preso offrendomi la cabina che si chiama crystal, con pavimento panoramico un po’ inquietante per chi, come me, soffre di vertigini!
Molto bello anche Il Monastero di Po Lin 寶蓮禪寺, letteralmente Tempio Zen del Loto Prezioso, complesso buddista di grande rilevanza storico-culturale. Fu fondato da tre monaci e venne chiamato originariamente The Big Hut, la Grande Capanna, adottando solo nel 1924 il nome attuale.
Al suo interno si trovano 3 statue di Buddha che rappresentano il passato, il presente e il futuro, simbolizzando la continuità dell’insegnamento buddhista.
L’ingresso al monastero è gratuito
Tra il Buddha e il Monastero ho fatto due passi fino al Wisdom Path, il sentiero della saggezza, installazione artistica e spirituale all’aperto composta da 38 grandi colonne di legno (alte circa 8–10 m e larghe circa 1 m), disposte su un pendio naturale seguendo un motivo che richiama il simbolo dell’infinito, Purtroppo l’area era in lavori quindi ho visto poco o niente. (I lavori dovrebbero finire nel terzo trimestre del 2026)
Dall’area del Big Buddha ho preso il bus 21 che mi ha portata a Tai O uno degli ultimi villaggi di pescatori che resiste all’avanzata della modernità
Un luogo molto diverso dalla frenesia urbana dei grattacieli, con un’atmosfera quasi fuori dal tempo, che ne preserva ancora la cultura e lo stile di vita marittimo tradizionale.
Le case su palafitte, stilt houses, costruite sull’acqua lungo canali e corsi d’acqua, sono la cosa più caratteristica da vedere: camminando tra passerelle e ponticelli di legno si ha l’impressione di entrare in un mondo fuori dal tempo.
Tai O ospita piccoli templi tradizionali, come il Tin Hau Temple, dedicato alla dea del mare protettrice dei pescatori e il Yeung Hau Temple, che raccontano vie storiche e spirituali della comunità.
Il villaggio è ottimo per assaggiare prodotti tipici: shrimp paste (pasta di gamberi), pesce salato, frutti di mare secchi, e snack come fish balls, tofu pudding e i famosi husband rolls con pasta di gamberi. Per me allergica a crostacei e frutti di mare un grande momento di solitudine ma mi sono rifatta con un buonissimissimo Donuts.








Attenzione nei vicoli del villaggio l’odore forte del pesce può urtare i nasi più sensibili!
Vicino al villaggio partono sentieri panoramici come il Fu Shan Viewing Point Trail, che regala belle viste sulla costa e sul ponte Hong Kong–Zhuhai–Macao.
Ad una settimana dalla mia partenza da Hong Kong, incomincio a fare la lista delle ultime cose da fare assolutamente, ma ammetto che cerco anche di prendere fiato concentrandomi su dei dettagli. Il privilegio di essere qui da un bel po’.
Visto che martedì avevo imboccato l’entrata del boardwalk un po’ più in la rispetto al reale punto d’inzio, oggi ho fatto il percorso lungo l ‘acqua da Fortress hill verso il fireboat Alexander Grantham e oltre. Il sole pazzesco mi ha accompagnato.
La Alexander Grantham è stata una unità antincendio navale storica appartenente al fire Services Department di Hong Kong. Era uno dei mezzi più importanti usati per combattere incendi e effettuare operazioni di salvataggio nelle acque del porto e lungo la costa del territorio.
Dal 2007 è diventata, un museo dedicato alla storia della nave e alla storia dei servizi antincendio marittimi di Hong Kong.
Sono arrivata fino a Shai Kwen Wanam. Da qui a Kennedy Town, il lungo mare non ha più segreti!
Per pranzo una bella insalatone da Vegmind! Nulla di che, ma un’insalata è sempre la benvenuta.
Poco prima della stazione di Sai Wan, sono entrata in un mercato very local, sorta di susseguirsi di posti improbabili in cui mangiare.
Da qui direzione Queen road e Hollywood road. Un’occhiata a Hollywood Park fino a Cat Street con i suoi banchetti dí ceramiche e cose varie. Questa e la zona degli antiquari e vale la pena farci un giro.
Pausetta da Relive patisserie, caffé bevibile e pasticcerie ottime! Momento tempio a Man Mo Temple 文武廟, il tutto vagando un po’ carina Water line con decorazioni su gradini, piacevole Tai ping shan street
Bei braccialetti e collane da Luah e tantissimi murales, questa è la zona.














Giretto verso Dried see food and tonic food street, strada percorsa mille volte andante a pilates. Ma non avevo mai realizzato!
Fine dei giri quotidiani al Central Market con tantissime cosine se si vogliono comprare dei souvenirs.
Per cena un altro ottimo indirizzo, un ristorante peruviano molto carino Chulls Chick. Sabato fuori porta direzione Macao, e nonostante la stanchezza, domenica il programma si preannuncia fittissimo. Iniziamo con la tipica colazione di Hong Kong, in stile Cha Cha Teng. Insolito mangiare la pastina in brodo di prima mattina, ma sapeva tanto di piccola coccola.



Comunque colazione perfetta in vista della bella camminata a Clear Water Bay terminata con un giretto di Po Toi . Vista incredibile, un bel sali scendi, dove il sali tini porta veramente a godere di panorami mozzafiato. Faticoso ma vale la pena. Il villaggio di Po Toi non offre tantissimo, ma ha un suo non so ché. Devo dire che alla sera eravamo belle stanche ma ci siamo ancora concesse una lezione di pilates e una cenetta nei dintorni di casa.








Lunedì due musei che volevo ancora vedere, quello di Storia, Hong Kong Museum of History e L’Hong Kong Palace Museum. Con camminata a piedi tra uno e l’altro, tanto per rimanere sui miei venti chilometri quotidiani! Diciamo che il primo era pieno di scolaresche e non l’ho goduto tantissimo, soprattutto la prima parte, che ha un sentore di museo di propaganda. La seconda parte che parla della comunità portoghese di Hong Kong, era meno affollata e interessante. Il secondo museo vale già solo per l’edificio. Molto interessante, ho solo saltato la mostra temporanea sugli egizi… Da qui ritorno versoo Central con il solito traghetto e passeggiata a piedi fino alla Blue house, uno degli edifici storici più affascinanti e significativi della città, sia dal punto di vista architettonico sia culturale e sociale. È diventata un simbolo della conservazione del patrimonio urbano di Hong Kong.



Costruita nel 1922 in stile tong lau, tipo di palazzina con negozi al piano terra e appartamenti sopra, tipica della regione Lingnan nel sud della Cina) con balconi sporgenti.
Originariamente qui sorgeva un ospedale cinese chiamato Wah To Hospital, poi trasformato in tempio e successivamente demolito per fare spazio all’attuale costruzione.
La Blue House fa parte di un complesso di tre edifici storici noti come il Blue House Cluster insieme alla Yellow Housee alla Orange House. Questi palazzi costruiti tra gli anni ’20 e ’50 mostrano un colore eclettico e rappresentano uno dei pochi esempi superstiti di architettura locale pre-guerra in pieno centro città. Le visite si fanno solo su prenotazione.

Cena tailandese a due passi dall’ufficio e poi serata molto speciale con un giro in barca nella baia di Hong Kong. La prospettiva dal mare è speciale. Un’ora e mezzo di giro a godersi le luci, uno spettacolo.



Penultimo giorno completo martedì, gita a Peng Chau isoletta a 40 minuti di ferry dal Pier 6. Ossigenarsi vicino alla città. Villaggio nulla di che ma bella natura begli scorci. Circa 8 chilometri per girarla tutta. Abbastanza piatta ma con qualche lunga scalinata come quella per Finger Hill.
Qualche caffè sparso e il mercato che mi attrae sempre tantissimo !
Il fatto che sia rapidamente raggiungibile lascia del tempo tornando in città per fare altro. Ma si può anche portare asciugamano e costume e passare la giornata alla spiaggia.
Peng Chau è una di quelle isole di Hong Kong che ti fanno dire qui il tempo va più piano”
Piccola, tranquilla e molto locale, è l’altra faccia di Hong Kong moderna.






Rinetrando in città giro all’ultimo tempio che mi mancava, Pak Tai Temple, , tempio taoista anche chiamato Yuk Hui Kung (玉虛宮), costruito dai residenti di Wan Chai nel 1862–1863durante la dinastia Qing.
Dedicato alla divinità Pak Tai (北帝), conosciuto come Imperatore del Cielo Oscuro, una figura taoista molto venerata nel sud della Cina come protettore dalle calamità e portatore di buona fortuna e prosperità. Pak Tai è anche associato all’acqua e ai mari, motivo per cui è venerato in tante comunità costiere.



All’interno del tempio si trova una statua di Pak Tai alta circa 3 m, risalente alla dinastia Ming (1603), quindi molto più antica dell’edificio stesso.
Ultima esperienza da fare un giretto con il tram, trabiccolo lentissimo e rumorosissimo che ha il vantaggio di farci vedere la città in modo lento e con un’altra prospettiva. da fare almeno una volta.
Per cena ancora un buon ristorante, An Choi ristorante vietnamita, ottimo anche questo. Alla fine di vietnamita me ne sono fatta veramente una scorpacciata, addirittura mercoledì mattina l’apoteosi con un Banh mi a colazione!!


Il nuovo anno cinese è alle porte e si vede, tutto si sta tingendo di rosso e di fiori. Vedo l’inizio di questo periodo di festeggiamenti e ne sono felice. I giochi di luci nella vecchia prigione sono fantastici, rimaniamo a bocca aperta.

A Victoria Park hanno aperto la fair per il nuovo anno e infatti mercoledì sera, per la mia ultima serata qui mangiamo un po’ di street food gironzolando tra gli stand, tantissimi !




Bilancio: incredibile. Ho veramente potuto scoprire Hong Kong nelle sue tante sfumature, concedendomi il lusso del dettaglio che a volte nei viaggi manca per mancanza di tempo. Ho già voglia di tornarci!!
Hong Kong, closing Scene
We landed back from Vietnam on Sunday night and found ourselves regenerating over dumplings, proper comfort food before finally collapsing into bed. Monday meant back to the office for Camilla and a trip to Shenzhen for me. It still feels slightly surreal to hop on the metro, cross a border on foot, and suddenly be in China.
But Shenzhen deserves a post of its own, second visit, and so much to say.
With little time to spare, I squeezed in a lovely walk from Admiralty to Sheung Wan, ending at Latte Pilates for our evening class. Hong Kong at night lights up and sparkles, wandering through it is always a pleasure.
For dinner, no Asian flavors on the plate. My delicate stomach needed something gentle, so we opted for JUNO, a Michelin Bib Gourmand spot just around the corner from Pilates. Italian-leaning fusion that gifted me a simple arugula salad I had been craving deeply.
Arugula always makes me smile, it reminds me of when I used to cross half of Tokyo just to buy a bag of it. Simple things, sometimes, are the warmest comfort.
Tuesday was dedicated to a beautiful walk. Only in December was the final stretch inaugurated of the waterfront promenade running along the eastern coast of Hong Kong Island. Thanks to this new section, you can now walk all 13 km from Shau Kei Wan to Kennedy Town entirely along the sea.
The project took over 16 years to complete, gradually connecting previously opened segments into one continuous path. Along the way people run, cycle, it’s a truly multifunctional space. There’s even a glass observatory deck with direct sea views.
A walk absolutely worth doing. The only detour? Lunch, excellent, at Lung Dim Sum.
The following day was another whirlwind. First stop: an extraordinary “shop”, quotation marks very intentional, Yuet Tung China Works. On the third floor of a run-down building, it’s a true Ali Baba’s cave. Narrow corridors packed with cups, plates, saucers everywhere. I felt like an elephant in a china shop, afraid even to breathe. But the beauty! Endless possibilities for the most beautiful tablescapes.
From there, metro to the Heritage of Mei Ho House. Mei Ho House (美荷樓), built in 1954, was part of the first public resettlement housing built after the devastating 1953 Shek Kip Mei fire. It’s the only remaining Mark I H-shaped resettlement block, a pioneering housing model for the city. Thankfully preserved and restored rather than demolished, it reopened in 2013 and now includes a hostel and a museum dedicated to Hong Kong’s public housing history. Reconstructed flats, objects, photographs, oral histories, truly fascinating.
A short (but stair-filled) climb away is Garden Hill, offering sweeping views of the city. I adore these green lungs scattered within arm’s reach.
From there, a stroll to Sham Shui Po Toy Street, currently dressed entirely in red ahead of Lunar New Year, then into the wonderfully improbable Dragon Centre, a mall that feels like a mash-up of arcade and pachinko hall on every floor.
A nostalgic dip into the fabric market gave me goosebumps, memories of visiting textile markets with my tailors to bring collections to life.
Across the street, the DX Design Hub hosts a neon exhibition. Neon signs, once the identity of Hong Kong, were banned from 2018 onward mainly due to energy consumption and safety regulations. They were the city’s way of shouting: “Look at me!” Bigger, brighter, bolder. And then, finished.
Next stop: the Bird Garden, Flower Market, and Goldfish Street, within a few hundred meters you move from parrots to fish to oceans of flowers. Fantastic.
Dinner took us back to Central and to Bar Leone, recently crowned Best Bar in the World. Spectacular cocktails and excellent shareable dishes — tapas style.
Thursday: the Big Buddha and Tai O.
The Big Buddha is officially the Tian Tan Buddha, a 34-meter bronze seated Buddha completed in 1993 after 12 years of construction. It sits on a three-tier lotus throne inspired by Beijing’s Temple of Heaven, hence the name. Six smaller statues, The Offering of the Six Devas, surround it, symbolising charity, morality, patience, zeal, meditation, and wisdom.
You can climb 268 steps to the viewing platform for spectacular mountain and sea views. The statue is part of the Po Lin Monastery, founded in 1906. I reached it via the Ngong Ping 360 cable car, in the Crystal Cabin, with its glass floor (not ideal for someone with vertigo…).
Between the Buddha and the monastery lies the Wisdom Path, an outdoor installation of 38 wooden columns arranged in an infinity pattern. Unfortunately, renovation works meant I saw very little.
Bus 21 then took me to Tai O, one of the last traditional fishing villages. Stilt houses, wooden walkways, temples like Tin Hau Temple Tai O, a world apart from the skyscrapers. Shrimp paste, dried seafood everywhere (a lonely moment for someone allergic to shellfish), but I made up for it with a very good donut.
As my departure approached, I started listing my final must-dos, while also slowing down to savor the details, the privilege of time.
One morning I walked from Fortress Hill along the waterfront to the Fireboat Alexander Grantham Exhibition Gallery, a historic fireboat turned museum since 2007. The sun was glorious.
Museums followed: the Hong Kong Museum of History (crowded with school groups, slightly propagandistic in tone at times) and the Hong Kong Palace Museum, worth visiting for the building alone.
A ferry back to Central, then to the Blue House, a 1922 tong lau building and symbol of heritage conservation. It forms part of the Blue House Cluster, alongside the Yellow and Orange Houses, rare surviving examples of pre-war local architecture.
A magical evening boat ride in Victoria Harbour, the skyline from the sea is something else entirely.
Penultimate full day: Peng Chau, a small, peaceful island 40 minutes by ferry. Eight kilometers to circle it, including Finger Hill. “Here, time moves slower.”
Back in the city, my final temple: Pak Tai Temple, built in 1862–63 during the Qing dynasty and dedicated to the Taoist deity Pak Tai. Inside stands a Ming dynasty statue dating back to 1603.
A tram ride, slow, noisy, charming, is obligatory at least once.
Final dinners included An Choi, a lovely Vietnamese spot (as if I hadn’t already had my fill, ven bánh mì for breakfast!).
Chinese New Year was approaching. Red everywhere. Flowers. Light installations at Tai Kwun. The fair at Victoria Park. For my last evening, we wandered between street food stalls, soaking it all in.
Balance sheet? Incredible.
I truly discovered Hong Kong in all its nuances, allowing myself the luxury of details, something travel often steals for lack of time.
And I already want to go back.
Rispondi