Un tuffo nella storia della comunità italiana di Montreal.
Prima di iniziare a camminare è interessante fare un passo indietro e “ripassare” la storia degli italiani che sono arrivati qui nelle diverse ondate.

I primi sono sbarcati agli albori della Nouvelle France.Erano piemontesi e liguri e arrivarono con il reggimento de Carignan-Salières. Il Principe di Carignano riuscì a convincere Luigi XIV di affidare al suo reggimento la missione in Nouvelle France e nell’estate del 1665 partirono per il nuovo mondo 20 compagnie al comando di Henri de Chastelard, signore di Salières.
La prima ondata significativa di immigrati italiani in città, risale però alla fine dell’800 e ai primi anni del ‘900.
Verso la fine del 1860, circa 50 famiglie italiane vivevano a Montreal, provenienti principalmente dal Nord Italia, la maggior parte erano artigiani, operai specializzati e musicisti.
Intorno al 1880, gli immigrati provenienti dal sud Italia iniziarono a stabilirsi nelle aree che corrispondono oggi a Chinatown per poi spostarsi rapidamente verso zone più esterne , per lavorare nella costruzione e nella manutenzione delle ferrovie Canadian Pacific e Grand Trunk.
Al momento del censimento del 1901, circa 1.400 abitanti di Montreal erano di origine italiana. Dieci anni dopo, il loro numero raggiunse le 7.000 unità.
Ad inizi ‘900 molti si stabilirono nei dintorni della stazione del Mile End (poi spostata e oggi praticamente non più visibile) vicino al Boulevard Saint-Laurent e alla rue Bernard. Questa zona era facilmente raggiungibile con il tram e offriva il vantaggio aggiuntivo di avere terreni abbastanza grandi per coltivare piccoli orti. In quel periodo, caffè e ristoranti cominciarono a moltiplicarsi nel quartiere, permettendo agli abitanti di portare avanti le loro tradizioni culinarie italiane sul suolo nord americano.
Gli italiani svilupparono un senso di appartenenza sempre più forte. Paradossalmente, la crisi economica degli anni ’30 permise al quartiere di crescere. Furono avviati diversi grandi progetti di lavori pubblici, tra questi il Mercato.
Fu intorno appunto al mercato Jean Talon che si stabilirono molti immigrati arrivati tra il 46 e il 60. Fu a metà degli anni ’50 che un gruppo di circa 150.000 famiglie diede realmente vita a Little Italy.
Partiamo da Casa d’Italia, simbolo di questa sempre più solida comunità italiana. L’Edificio inaugurato il 1° novembre 1936, è stato progettato dall’architetto italo-canadese Pasquale “Patsy” Colangelo ed è in stile Art Déco.



Diversi sono gli elementi presenti che sottolineano l’appartenenza a questo periodo. Dalla forma stessa della casa, rettangolare con una porzione semicircolare, alla scritta in caratteri stilizzati, fino alle finestre a tutta altezza, disposte in gruppi verticali, e gli intagli e rilievi intorno alle finestre stesse, tutto richiama l’arte déco!
Difficile poi non notare i fasci littori scolpiti sopra l’ingresso principale e nel pavimento del foyer, che ci “immergono” subito nel periodo storico di riferimento.
Nel giugno 1940, a seguito della dichiarazione di guerra dell’Italia contro le potenze alleate, la Casa d’Italia fu sequestrata dal governo canadese. L’edificio fu occupato dall’esercito canadese e subì danni significativi. Solo nel 1947, fu restituito alla comunità italiana di Montréal .
Da qui arrivare al mercato Jean-Talon è un attimo

Uno dei mercati più grandi e antichi di Montreal. Fondato ufficialmente nel 1933, è uno dei simboli del patrimonio gastronomico della città. Cuore e simbolo di Little Italy. Il Mercato ha origini che risalgono però più in là rispetto alla sua data di fondazione ufficiale . L’area in cui si trova era già un punto di scambio commerciale sin dalla fine del XIX secolo.
Nel 1920, una forma di mercato era già presente con l’intento di servire la crescente popolazione urbana di Montreal, che necessitava di un punto di riferimento per acquistare prodotti freschi. L‘ex campo da lacrosse Shamrock divenne il Mercato Nord.
Il Mercato originariamente era solo all’aperto e venne progettato come uno spazio per i contadini locali, per vendere direttamente i prodotti freschi.

Nel corso dei decenni divenne sempre più importante non solo per la sua funzione commerciale, ma anche come un luogo di incontro sociale.
Negli anni ’70 e ’80, incominciò a soffrire della concorrenza dei supermercati moderni e dei cambiamenti nelle abitudini di consumo. Questo portò negli anni ’90 ad una serie di rinnovamenti che lo hanno riportato sotto i riflettori.
La ristrutturazione l’ha reso più moderno, ma senza perdere il suo fascino tradizionale. Nuovi edifici sono stati costruiti per ospitare i venditori, ma il layout è stato mantenuto per preservarne l’atmosfera storica.
Uno degli aspetti più importanti del rinnovamento è stata l’aggiunta di un’area coperta, che ha reso il mercato accessibile in ogni stagione, anche durante l’inverno che può essere freddino da queste parti!
Dal mercato proseguiamo verso la chiesa di Notre-Dame-de-la-Défense.
La parrocchia di Notre-Dame-de-la-Défense (Madonna della difesa) venne costruita dagli immigrati italiani della città, in particolare da quelli provenienti dal Molise, per commemorare l’apparizione della Madonna a La Difesa, a Casacalenda, nel Molise.




La chiesa, inaugurata nel 1919, fu progettata da Roch Montbriant e dall’artista canadese Guido Nincheri. È in stile romanico e ha una pianta a croce greca.
Lo stile neo-romanico di ispirazione italiana, evidente in una serie di elementi: navate brevi, archi decorativi, finestre ad arco, decorazioni policrome in mattone, pilastri, bassorilievi in marmo.
La decorazione interna è di ispirazione rinascimentale italiana, in particolare i grandi affreschi dell’abside, delle volte e della cupola del transetto.
L’affresco dai colori vivaci che decora la volta dell’abside è stato realizzato tra il 1927 e il 1933. Rappresenta numerosi personaggi, la maggior parte dei quali sono canadesi e italiani dell’epoca contemporanea. Queste caratteristiche fanno della chiesa una rara ed eloquente espressione della comunità italo-canadese.
Uno degli affreschi più conosciuti raffigura Benito Mussolini a cavallo; dipinto prima della Seconda Guerra Mondiale, l’affresco commemora la firma dei Patti Lateranensi da parte di Mussolini.
Di fronte alla chiesa una statua ricorda le vittime di tutte le guerre.
Di fronte alla chiesa, il Parc Dante, inaugurato il 26 giugno 1963, per celebrare il 50° anniversario della fondazione della parrocchia.
Al centro del parco si erge il monumento La mort de Dante, un busto in bronzo realizzato dallo scultore italo-canadese Carlo Balboni nel 1921. Il busto venne donato alla città dalla comunità italiana per celebrare il 600° anniversario della morte di Dante Alighieri. Nel 1964, il busto fu trasferito al Parc Dante, dove oggi rappresenta un simbolo dell’eredità culturale italiana a Montréal.
Di fronte alla chiesa, la Pasticceria Alati-Caserta con le sue specialità campane. Nel 1968 Vittorio Caldarone e sua moglie hanno aperto la prima boutique sul Saint Viateur, per poi installarsi successivamente a Little Italy. il figlio con la mogli prosegue l’attività.


Moltissimi immigrati italiani hanno apportato contributi incredibili alla vita canadese. Se gli italiani non fossero arrivati in Canada, forse non ci sarebbero mai stati i terrazzi all’aperto. Fu infatti il Bar Diplomatico di Toronto, del signor Mastrangelo, ad introdurre l’usanza di uno spazio all’aperto di fronte ai locali, cosa che era naturale in quasi tutti i bar del sud Italia e che presto andò di moda anche a Toronto.
Non lontano, scendendo lungo Rue Dante in direzione di Boulevard Saint Laurent, un’altra istituzione del quartiere La Quincallierie Dante.
Nel 1956 la famiglia Venditelli apre la Ferramenta Dante, che poi dagli anni 80 si trasforma più in negozio di articoli di cucina e caccia.

Una piccola pausa caffè al Caffè Italia, ci tuffa in un atmosfera italiana che sembra ferma agli anni ’80. Di fianco al Caffè la Furiterie Milano, la caverna di Ali Babà! Di fronte la panetteria Louise, per me una delle migliori. Pane et viennoiseries veramente ottime. Sullo stesso lato a poca distanza il negozio di spezie Anatol, che vale uno stop.
Proseguiamo, lungo il Boulevard Saint Laurent in direzione centro città. Una direzione in contromano rispetto al movimento dei vari flussi di migranti, non solo italiani, che si sono spostati nei decenni dal centro alla periferia.
Boulevard Saint-Laurent è noto come la “spina dorsale” di Montreal, separa la città anglofona da quella francofona, l’est dall’ovest, muovendosi da Sud a Nord, un sud e nord che non corrispondono a quelli cardinali ma che sono propri alla città di Montreal. Bizzarro ma vero!.
La strada ha una lunga storia e rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la comunità multiculturale di Montreal.
Una strada che si è trasformato. nei secoli, diventando da semplice strada rurale, iil fulcro di una intensa attività industriale. Questa strada è stata la rampa di lancio per i nuovi arrivati nel Nuovo Mondo della Nuova Francia fino a oggi.
Nel 1672, Dollier de Casson traccia una griglia di strade e compare la piccola rue Saint-Lambert che sarà l’embrione del chemin Saint-Laurent.
Chaussegros de Léry fa erigere delle fortificazioni tra il 1717 e il 1744.
Sono otto le porte:di uscita cinque sul lato del fiume, quindi più facili da difendere, e tre sulla terraferma una a est, una a ovest e una a nord.
La porta nord è la Grande Porte Saint-Laurent. Questa strada esisteva già dal 1717 ed è stata la prima via verso nord.
Nel 1725, il 90% della popolazione viveva all’interno delle fortificazioni. Poi, nel 1781, si contavano più case nei sobborghi che nella città. La vicinanza del sobborgo Saint-Laurent alla città gli garantiva l’accesso al suo mercato principale.
La “Main”, il nome ancora oggi utilizzato per il Boulevard Saint Laurent, ospitava a metà del XIX secolo artigiani e piccoli commercianti.
All’inizio del XIX secolo, le fortificazioni cadono in rovina e nel nel 1814 vengono demolite.
Il Chemin Saint-Laurent sarà l’arteria centrale dei futuri sviluppi. Da allora, francofoni e anglofoni prevedono grandi progetti. I grandi progetti implicano il passaggio dei tram e dei fili elettrici, che richiederanno la demolizione di edifici sul lato ovest, tra Saint-Jacques e Roy, tra il 1889 e il 1891. Contemporaneamente, si fa sparire una popolazione marginale e una “criminalità nascente”. Questo lascerà spazio a edifici più imponenti e moderni, come il Monument-National. A partire dal 1880, le fabbriche si insediano e diventeranno il centro manifatturiero del Canada.
Camminando lungo il Boulevard arriviamo al Parco della Petite Italie
È nel 1909 che il consigliere comunale Joseph Martel vende il suo terreno alla città con l’unica condizione che quest’ultima vi realizzi un parco. Successivamente, nel 1914, la città decise di acquistare terreni adiacenti con lo scopo di ampliare lo spazio e creare ufficialmente il parco Martel, su richiesta pressante dei cittadini della parrocchia di Saint-Jean-de-la-Croix. Sebbene la sua forma richiami le piazze tipicamente vittoriane di un tempo con gli alberi e i sentieri trasversali, questo parco ornamentale evoca anche l’atmosfera, la tradizione e il fascino all’italiana del quartiere.
Proprio all’altezza del parco una delle due grandi arcate che segnano chiaramente suoi confini di Little Itay.

Curiosità: nel Giugno del 1940 circa 17.000 Italo-canadesi furono dichiarati “enemy allies”, alleati del nemico. Circa 700 persone furono internate, senza aver commesso alcun reato; l’unica colpa era di essere di origini Italiane. Tra di loro anche il famoso pittore Guido Nincheri.
Proseguiamo lungo il boulevard lasciandoci alle spalle Il quartiere italiano. Ci incamminiamo verso il Mile End che è comunque stato anche uno dei luoghi in cui nel passato gli italiani hanno posato le valigie. Il primo caffè Olimpico è stato aperto nel Mile End!
Arriviamo all’altezza del Magazzino Van Horne, eretto nel 1924 su uno stretto lotto rettangolare compreso tra la linea ferroviaria delal Canadien Pacifique e l’avenue Van Horne, di fronte al boulevard Saint-Laurent.

Costruito da Wilfrid Duquette, commerciante di farina e cereali, per la sua compagnia di stoccaggio, la St. Lawrence Warehousing Company, proprietaria fino ai primi anni ’60. Successivamente, si sono susseguiti diversi proprietari e occupanti, ma la funzione di magazzino è continuata, in particolare con Docu-Dépôt e Docudata.
l magazzino Van Horne è caratterizzato dalla sua minimalista sequenza di finestre. La facciata in mattoni marroni è forata in modo regolare soltanto da alcune strette finestre orizzontali, a testimonianza del suo uso continuativo come deposito. Si nota anche la struttura in cemento a vista, che scandisce la facciate dell’edificio.
Le insegne dipinte ne ricordano l’ uso d’origine e i proprietari.
L’iconica torre dell’acqua che sovrasta il magazzino è un punto di riferimento importantei. Visibile da lontano, richiama il passato industriale del quartiere.
Legata a Wilfried Duquette è anche la costruzione del tunnel che passa sotto la ferrovia.
Nel 1906 e 1908, Napoléon Turcot, ultimo sindaco di Saint-Louis, promette durante la campagna elettorale di far passare il boulevard Saint-Laurent sotto la ferrovia tramite un sottopasso, per facilitare i collegamenti con la parte nord della sua città, ancora poco sviluppata.
Il consiglio comunale di Ville Saint-Louis vuole procedere prima che l’annessione alla città di Montréal entri in vigore, il 1° gennaio 1910. In uno degli ultimi atti, durante la seduta del 14 dicembre 1909, assegna il contratto al miglior offerente, per la somma di 80.000 dollari. La decisione ha suscitato vivaci dibattiti: l’offerta è inferiore di 14.000 dollari rispetto alla seconda migliore, e l’ingegnere comunale Joseph-Émile Vanier è convinto che i lavori non potranno essere realizzati a un costo così basso. Il miglior offerente è proprio Wilfrid Duquette.
Il consiglio, su richiesta del sindaco Turcot, sceglie comunque Duquette, ma gli impone una cauzione di 15.000 dollari per garantire l’inizio dei lavori entro 48 ore. Questi devono essere completati entro il 1° settembre 1910.
Il tunnel è stato infine aperto al traffico solo un anno dopo, il 7 novembre 1911. Nel frattempo, Wilfrid Duquette ha cercato di trarre vantaggio dal tunnel non solo come appaltatore dei lavori, ma anche mettendo in vendita il suo edificio e il terreno circostante per 50.000 dollari. La pubblicità dell’agente immobiliare prevedeva che, con l’imminente apertura del tunnel e la vicinanza alla stazione, il valore dell’intera proprietà sarebbe arrivato a un milione di dollari entro cinque anni!
Probabilmente Duquette non trovò acquirenti, perché un articolo del Montreal Star pubblicato in occasione dell’apertura del tunnel ci informa che egli intentò causa contro la città di Montréal, sostenendo che il tunnel da lui stesso costruito ostruiva l’ingresso al suo negozio sul boulevard Saint-Laurent. (La questione fu risolta solo nel 1917, secondo il Canada del 26 gennaio.)
Il magazzino è riconosciuto come testimone architettonico significativo nel 2013, ma un progetto di trasformazione in abitazioni suscitò preoccupazioni, in particolare da parte dell’organizzazione Héritage Montréal. Il progetto venne rapidamente abbandonato. Dopo la rivendita del magazzino nel 2019, il nuovo proprietario presentò nel 2022 un ambizioso progetto di trasformazione che prevedeva la conversione dell’edificio storico in hotel e spazi per uffici, con negozi al piano terra e una terrazza accessibile al pubblico sul tetto. Da allora si è aperto un nuovo dibattito sull’opportunità e l’accettabilità del progetto. Il dibattito è ancora in corso, ma pare che l’idea dell’hotel più degli atelier d’artisti sia ritornata in auge…
Ad qui attraversiamo il famoso tunnel e entriamo nel vivo del Mile End, il village di Saint Louis du Mile End, di un tempo, poi village Saint Louis e poi ville Saint Louis. questo fino all’annessione a Montreal nel 1910.
Il nome Mile-End deriverebbe dal fatto che, a quell’epoca, questo villaggio si trovava a un miglio dai confini della città,in una zona privilegiata per la caccia. Già su una mappa del 1859 si può vedere il nome Mile-End apparire ai margini della città. La piccola città di Saint-Louis conobbe una rapida espansione alla fine del XIX secolo con l’arrivo della ferrovia del Canadien Pacifique.Altrettanto rapidamente si trovò però in difficoltà finanziarie, da qui l’annessione a Montreal.
Cammin facendo dove mangiare?
Partendo da Jean Talon c’è solo l’imbarazzo della scelta, soprattutto quando il mercato si trasforma in veste estiva e mille posticini ci regalano un bventaglio grandioso di opportunità.
Durante l’inverno la Creperie ospitata nel mercato offre un ottimo punto ristoro.
Non lontano Chez Mamie
rotisserie la Lune
Per una cena gourmet Mon Lapin
Ristorante simpatico con vini bio Jaja.
Sbucando dal tunnel orrimmo brunch al Butterblume.
Per lo shopping?
Lungo Saint Laurent tantissime piccole boutique di Second Hand e vintage clothes e qualche delizioso negoziato di design.
Per bere un caffè?
Siamo in Italia, in un certo senso, ed ogni bar di Little Italy offre espresso e atmosfera tutta italiana!
From Jean-Talon to Mile End: A Journey Through Cuisine and History
A deep dive into the history of Montreal’s Italian community.
Before we start walking, it’s interesting to take a step back and “review” the history of Italians who arrived here in different waves.
The first Italians landed at the dawn of New France. They were Piedmontese and Ligurian soldiers arriving with the Carignan-Salières regiment. The Prince of Carignano convinced Louis XIV to entrust his regiment with a mission to New France, and in the summer of 1665, 20 companies led by Henri de Chastelard, Lord of Salières, set off for the New World.
However, the first significant wave of Italian immigrants to the city dates back to the late 1800s and early 1900s.
By the late 1860s, about 50 Italian families lived in Montreal, mainly from Northern Italy. Most were artisans, skilled workers, and musicians.
Around 1880, immigrants from Southern Italy began settling in areas that correspond to today’s Chinatown, then quickly moved outward to work in the construction and maintenance of the Canadian Pacific and Grand Trunk railways.
By the 1901 census, around 1,400 Montreal residents were of Italian origin. Ten years later, their number reached 7,000.
In the early 1900s, many settled near the Mile End station (later relocated and now practically invisible), close to Boulevard Saint-Laurent and rue Bernard. This area was easily reachable by tram and had the added advantage of fairly large plots of land for small gardens. At the time, cafés and restaurants began multiplying in the neighborhood, allowing residents to carry on their Italian culinary traditions on North American soil.
The Italians developed an ever-stronger sense of belonging. Paradoxically, the economic crisis of the 1930s helped the neighborhood grow. Several major public works projects were launched, including the Market.
It was around the Jean Talon market that many immigrants who arrived between 1946 and 1960 settled. In the mid-1950s, a group of about 150,000 families truly gave birth to Little Italy.
We start from Casa d’Italia, a symbol of this increasingly solid Italian community. The building, inaugurated on November 1, 1936, was designed by Italian-Canadian architect Pasquale “Patsy” Colangelo and features Art Deco style.
Several elements highlight its belonging to this period. From the very shape of the building, a rectangle with a semicircular portion, to the stylised lettering, to the full-height windows arranged in vertical groups, and the carvings and reliefs around the windows themselves, everything calls back to Art Deco!
It’s hard not to notice the fasces sculpted above the main entrance and in the foyer floor, immediately immersing us in the historical period.
In June 1940, following Italy’s declaration of war against the Allied powers, Casa d’Italia was seized by the Canadian government. The building was occupied by the Canadian army and suffered significant damage. It was only in 1947 that it was returned to Montreal’s Italian community.
From here, it’s just a short walk to Jean-Talon Market
One of Montreal’s largest and oldest markets, officially founded in 1933, it’s a symbol of the city’s gastronomic heritage and the heart of Little Italy. However, the market’s origins go further back than its official founding date. The area had already been a commercial exchange point since the late 19th century.
By 1920, a form of market already existed to serve Montreal’s growing urban population, who needed a place to buy fresh products. The former Shamrock lacrosse field became the North Market.
Originally, the market was only outdoors, designed as a space for local farmers to sell fresh produce directly.
Over the decades, the market became increasingly important not only for its commercial function but also as a social meeting place
In the ’70s and ’80s, it began to struggle with competition from modern supermarkets and changing consumer habits. This led to a series of renovations in the ’90s that brought it back into the spotlight.
The renovation made it more modern without losing its traditional charm. New buildings were constructed to host vendors, but the layout was preserved to maintain the historic atmosphere.
One of the most important additions was a covered area, making the market accessible year-round, even during the cold winters!
From the market, we continue toward the church of Notre-Dame-de-la-Défense.
Notre-Dame-de-la-Défense parish was built by Italian immigrants to the city, particularly those from Molise, to commemorate the apparition of the Madonna at La Difesa, in Casacalenda, Molise.
The church, inaugurated in 1919, was designed by Roch Montbriant and Canadian artist Guido Nincheri. It’s Romanesque in style with a Greek cross floor plan.
The neo-Romanesque style of Italian inspiration is evident in many elements: short naves, decorative arches, arched windows, polychrome brick decorations, pillars, and marble bas-reliefs.
The interior decoration draws from Italian Renaissance inspiration, especially the large frescoes of the apse, vaults, and transept dome.
The vibrant fresco decorating the apse vault was painted between 1927 and 1933. It depicts numerous figures, most of whom were contemporary Canadians and Italians. These features make the church a rare and eloquent expression of the Italo-Canadian community.
One of the most famous frescoes depicts Benito Mussolini on horseback; painted before World War II, it commemorates Mussolini’s signing of the Lateran Pacts.
In front of the church, a statue honors the victims of all wars.
Opposite the church lies Parc Dante, inaugurated on June 26, 1963, to celebrate the 50th anniversary of the parish’s founding.
At the center of the park stands the monument La mort de Dante, a bronze bust created by Italian-Canadian sculptor Carlo Balboni in 1921. The bust was donated to the city by the Italian community to mark the 600th anniversary of Dante Alighieri’s death. In 1964, it was moved to Parc Dante, where it remains a symbol of Italian cultural heritage in Montreal.
Across from the church is Pasticceria Alati-Caserta, renowned for its Campanian specialties. In 1968, Vittorio Caldarone and his wife opened the first boutique on Saint Viateur, later moving to Little Italy. Their son and his wife continue the business today.
Many Italian immigrants contributed incredible things to Canadian life. If Italians hadn’t come to Canada, outdoor terraces might never have become a thing. It was actually Toronto’s Bar Diplomatico, run by Mr. Mastrangelo, that introduced the custom of outdoor spaces in front of bars—something natural in almost every bar in southern Italy—which soon became popular in Toronto too
Not far away, heading down Rue Dante towards Boulevard Saint Laurent, is another neighborhood institution: La Quincaillerie Dante.
In 1956, the Venditelli family opened Ferramenta Dante, which transformed in the ’80s into more of a kitchen and hunting goods store.
A little coffee break at Caffè Italia plunges you into an Italian atmosphere frozen in the ’80s. Next to the café is La Furiterie Milano, Ali Baba’s cave! Across the street, Louise Bakery—one of my favorites. Their bread and viennoiseries are truly excellent. On the same side, just a short walk away, is the Anatol spice shop, definitely worth a stop
We continue along Boulevard Saint Laurent heading downtown—a direction against the grain compared to the migration flows, Italian and otherwise, that over decades moved from the center to the suburbs.
Boulevard Saint-Laurent is known as Montreal’s “backbone,” separating the anglophone city from the francophone one, east from west, running south to north—a south and north unique to Montreal and not aligned with the cardinal points. Strange, but true!
The street has a long history and is a key landmark for Montreal’s multicultural community.
Over the centuries, it evolved from a simple rural road to the hub of intense industrial activity. It was the launchpad for newcomers to the New World, from New France to today.
In 1672, Dollier de Casson laid out a street grid and the small rue Saint-Lambert appeared—the embryo of chemin Saint-Laurent.
Between 1717 and 1744, Chaussegros de Léry built fortifications with eight gates: five on the river side (easier to defend), and three inland—one east, one west, and one north.
The northern gate was the Grande Porte Saint-Laurent, already existing since 1717 and the first road north.
By 1725, 90% of the population lived within the fortifications. By 1781, there were more houses in the suburbs than in the city. The proximity of the Saint-Laurent suburb to the city granted it access to the main market.
“The Main,” still the name used for Boulevard Saint Laurent, hosted artisans and small merchants by mid-19th century.
In the early 1800s, the fortifications fell into ruin and were demolished in 1814.
Chemin Saint-Laurent became the central artery for future development. Francophones and anglophones alike planned grand projects, including trams and electric wires that required demolishing buildings on the west side between Saint-Jacques and Roy streets (1889–1891).
At the same time, a marginal population and emerging “criminality” were removed, making room for grander and more modern buildings like Monument-National.
From 1880, factories settled, turning the area into Canada’s manufacturing center.
Walking along the boulevard, we reach Parc de la Petite Italie.
In 1909, city councilor Joseph Martel sold his land to the city with the sole condition that it be turned into a park. In 1914, the city bought adjacent lands to expand the space and officially create Parc Martel, responding to pressing requests from the Saint-Jean-de-la-Croix parish community.
Though its shape recalls the typical Victorian-era squares with trees and crossing paths, this ornamental park also evokes the Italian tradition, atmosphere, and charm of the neighborhood.
Right by the park stands one of the two grand arches clearly marking Little Italy’s boundaries.
Built by Wilfrid Duquette, a flour and grain merchant, for his St. Lawrence Warehousing Company, which owned it until the early ’60s. Since then, several owners and tenants followed, but its warehouse function continued, notably with Docu-Dépôt and Docudata.
The Van Horne warehouse is distinguished by its minimalist window sequence. The brown brick façade is regularly punctuated only by narrow horizontal windows, a testimony to its continuous use as a depot. The exposed concrete structure also marks the building’s façade.
Painted signs recall its original use and owners.
The iconic water tower overlooking the warehouse is an important landmark. Visible from afar, it recalls the neighborhood’s industrial past.
Also linked to Wilfrid Duquette is the tunnel passing under the railway.
In 1906 and 1908, Napoléon Turcot, the last mayor of Saint-Louis, promised during his campaign to have Boulevard Saint-Laurent pass under the railway via an underpass to ease connections with the city’s still-developing northern part.
The Saint-Louis city council wanted to proceed before the annexation to Montreal took effect on January 1, 1910. In one of its last acts on December 14, 1909, it awarded the contract to the lowest bidder—Wilfrid Duquette—for \$80,000.
The decision sparked lively debate since the offer was \$14,000 less than the second-best, and city engineer Joseph-Émile Vanier doubted the project could be completed at that price.
At the mayor’s request, the council still chose Duquette but imposed a $15,000 bond to guarantee the start of work within 48 hours. The work had to be completed by September 1, 1910.
The tunnel was finally opened to traffic only a year later, on November 7, 1911. Meanwhile, Wilfrid Duquette tried to take advantage of the tunnel not only as the contractor but also by putting his building and surrounding land up for sale for $50,000. The real estate ad predicted that, with the tunnel’s imminent opening and proximity to the station, the entire property’s value would reach one million dollars within five years!
Duquette probably didn’t find buyers because a Montreal Star article published at the tunnel’s opening reported that he sued the city of Montreal, claiming that the tunnel he had built obstructed access to his store on boulevard Saint-Laurent. (The matter was resolved only in 1917, according to the Canada newspaper of January 26.)
The warehouse was recognized as a significant architectural landmark in 2013, but a housing conversion project raised concerns, especially from the organization Héritage Montréal. The project was quickly abandoned. After the warehouse was resold in 2019, the new owner presented in 2022 an ambitious redevelopment plan that involved converting the historic building into a hotel and office space, with shops on the ground floor and a public rooftop terrace. Since then, a new debate has opened about the project’s feasibility and acceptability. The discussion is still ongoing, but it seems the hotel idea has regained momentum over artist studios…
From here, we cross the famous tunnel and enter the heart of Mile End, the village of Saint Louis du Mile End of old times, later village Saint Louis, then ville Saint Louis, until its annexation to Montreal in 1910.
The name Mile-End supposedly comes from the fact that at the time, this village was located one mile from the city limits, in an area favored for hunting. As early as 1859, the name Mile-End can be seen on maps at the city’s edges. The small town of Saint-Louis experienced rapid growth at the end of the 19th century with the arrival of the Canadian Pacific Railway. Equally quickly, however, it faced financial difficulties, which led to its annexation to Montreal.
Where to eat while walking?
Starting from Jean Talon, there’s no shortage of options, especially when the market transforms for summer and countless little spots offer a fantastic variety of opportunities.
During winter, the creperie inside the market offers a great place to eat.
Not far, there’s Chez Mamie.
For rotisserie, La Lune.
For a gourmet dinner, Mon Lapin.
A friendly restaurant with organic wines, Jaja.
Emerging from the tunnel, we can have brunch at Butterblume.
For shopping?
Along Saint Laurent, there are plenty of small second-hand and vintage clothing boutiques, plus some delightful design shops.
For a coffee?
In a way, we’re in Italy, and every bar in Little Italy serves espresso and an authentic Italian atmosphere!
Rispondi