La città sotterranea: come vivere in un paese freddissimo.Prima parte.

Non è un mito. Non è il prodotto della fantasia di qualche regista in cerca di tematiche nuove. La Montreal sotterranea esiste davvero, e, quando l’inverno si fa duro, vive di vita propria!

Premetto che preferisco vivere sopra terra, il sotto mi piace meno. Amo la luce, l’aria fresca, i fiocchi di neve, e mi adeguo alle condizioni atmosferiche estreme vestendomi adeguatamente. Cammino tranquillamente su marciapiedi coperti da uno spesso mantello bianco, e schivo il ghiaccio, se serve, minuta di ramponi. Insomma dal mio primo gelido inverno svedese, nel 2017, la californiana che ero diventata si è trasformata in una professionista della vita sotto zero. Ma, ci sono sempre dei ma.

Se la città sotterranea non è il mio posto del cuore, ammetto che ha i suoi vantaggi. Toccati con mano martedì scorso, con temperature polari e neve che cadeva abbondante in direzione orizzontale, sferzando la faccia. Insomma la giornata ideale per avventurarsi nei meandri della città “di sotto”.

Ma in concreto di cosa si tratta? Un insieme di gallerie che connettono tra di loro i principali punti del centro città, oltre che un certo numero di stazioni della metropolitana. 32 chilometri di gallerie costituiscono quello che dal 2004 è stato battezzato RESO. 12 chilometri quadrati per questa che è senza ombra di dubbio la più grande area pedonale del pianeta!

Negozi, centri commerciali e un numero indescrivibile di punti ristoro. Diverse Food Court, fiorai, calzolai, ingressi diretti ad uffici pubblici e privati, oltre che a edifici di abitazione. Persino una patinoire. Si può vivere sotto terra, spostarsi da casa all’ufficio, uscire al cinema, andare a pattinare, a teatro, comprare un mazzo rifiorì, senza neanche sapere se la sopra piove, c’è il sole, o che cosa succeda.

5 università sono accessibili senza mettere il naso all’aperto. L’80% degli uffici in centro città è connesso con questa rete sotterranea.

Bello? No. Utile? sicuramente con questo clima.

Muoversi sotto terra non è per nulla semplice, continuo a perdermi nonostante un po’ di pratica ormai. Gli ingressi sono segnalati da un logo, ma se appunto entrare e semplice, andare poi dove si vuole veramente andare, è un’altra storia!

Proviamoci! Il nostro punto di partenza, la grande opera di vetro di Frederic Back dal titolo “la storia della musica a Montreal“. L’opera mette in mostra le grandi figure che hanno fatto la storia della musica dalla fondazione della città agli anni 60.

Da qui ci dirigiamo verso il tunnel che ci porta a Place des Arts, the place TO Be per teatro, musica e compagnia: 6 sale in tutto per concerti, balletti e performance teatrali. Continuando passiamo davanti ad un mosaico di schermi opera di Eric Villeneuve, dove vengono proiettate opere di artisti diversi che ogni volta catturano l’occhio con immagini luminose e danzanti.

Dopo l’ingresso del Theatre de Maisonneuve, proseguiamo prendendo una scala che scende sotto la Rue St Catherine, non senza esserci fermati ad osservare l’opera di Pierre Granche Comme si le temps de la Rue. Quest’opera venne realizzata appositamente per quest’area che collegava, al momento della sua posa, la Place des Arts al Museo d’Arte Contemporanea MAC. Una sorta di connessione tra la breve temporalità della vita quotidiana in città, con una temporalità più lunga, quella della storia e della storia dell’arte.

Quest’opera raffigura una mappa della città di Montreal, come se fosse vista dalla cima del Mount Royal . Una città in costruzione con le sue moderne gru e con sfingi e cariatidi egiziane disposte a semicerchio come in un Teatro greco. Al posto dell’orchestra c’è un lucernario affacciato sui laboratori di restauro del MAC, che in un certo senso permette di integrare l’attività del museo con l’opera di Granche. Oggi il MAC ha cambiato sede.

Proseguendo dritti si arriva la Complexe Desjardins un gradissimo centro commerciale con boutique e diversi ristoranti o punti di ristorazione rapida. Nella grande hall centrale una fontana e, a seconda delle stagioni, diversi eventi, tra questi il villaggio natalizio messo in piedi a dicembre.

Scendendo la scala mobile che passa sotto Boulevard René Lévesque, prendiamo poi l’altra scala mobile in salita e entriamo dentro il complesso Guy Favreau con la sua immensa vetrata. Qui hanno sede diversi uffici amministrativi. Il passaggio verso il quartiere cinese si fa qui. Una volta attraversato l’atrio si entra in un corridoio decorato con quadri di chiara impronta cinesizzante.

Poco prima dell’uscita una nuova scala mobile sulla sinistra ci porta lungo un corridoio di piastrelle squallidissimo, una nuova scala e una passerella che ci porta al Palais des Congres.

Dalla passerella si gode di una vista della zona cinese sottostante. Entriamo nel Palais des Congres. Dobbiamo percorrerlo tutto per poter poi riprendere la nostra strada sotterranea. Non passerà inosservata la struttura opera di Claude Cormier, Nature légère. Opera d’arte che riproduce, in cemento 52 alberi realmente esistenti su Avenue du Parc. Diversi tra loro, come in natura, questi alberi dipinti di rosa alti 3 metri sono stati scolpiti dal gruppo Aquanov, che ha realizzato anche le decorazioni per il Biodôme, l’Insectarium e la Biosfera di Montreal. Durante il festival Art Souterain,* costituiscono un luogo privilegiato per gli artisti che spesso vi espongono opere d’arte temporanee.

Al fondo da notare, impossibile non farlo, la grandissima facciata del centro congressi. 390 pannelli di vetro colorati e 58 trasparenti per questa facciata decisamente imperdibile che si affaccia sulla piazza Riopelle.

Poco prima di arrivare al fondo si vede il logo del RESO ed è li che dovremo tornare per continuare il nostro viaggio sotterraneo e ritrovarci in un tunnel giallo fino al primo incrocio che prenderemo a destra, non senza aver dato un’occhiata ad un altro tunnel questa volta bianco e satinato, costruito nel 2003 che si trova sotto la piazza. Il tunnel culmina in una rotonda che ospita anch’essa un’opera d’arte, un cono blu circondato da una colonna di vetro: Rayons di Christian Kiopini. Da qui si può proseguire o, come vogliamo noi, tornare all’incrocio incontrato in precedenza prima di deviare in questo bel tunnel.

Se non ci siamo ancora persi, cosa assolutamente possibile, passiamo sotto Rue Saint Antoine in direzione del Centre de Commerce Mondial.

Inaugurato nel 1992 il World trade center di Montreal si estende in un quadrilatero tra la città vecchia e il Quartier des Spectacles. 12 edifici uniti tra loro che danno vita ad un insieme architetturale abbastanza grandioso. Qualche must da vedere tra cui un pezzo del muro di Berlino, dono della città tedesca nel 1992 a Montreal per il suo 350esimo anniversario. E poi una fontana con una statua di Amfitrite, dea del mare, opera dello scultore francese Barthélemy Guibal.

Da vedere prima di entrare nel centro il murales opera dell’artista Rafael Sottolichio, Circulations, opera realizzata per il ventennale del World Trade Center.

A questo punto proseguiamo verso una nuova scala mobile, una nuova discesa sotto terra e delle nuove porte che ci conducono in direzione di Place Victoria. Il lungo corridoio è ricoperto di mattonelle di ogni tipo e sbuca in una rotonda dalla quale accedere alla torre Victoria.

La nostra meta è, a questo punto, dopo una visita o no della torre, l’ Atrium del 1000 de la Gauchetiere, raggiungibile sia a piedi, che con un semplice stop di metropolitana linea arancione, da place Victoria a Bonaventure.

Questo edificio di 50 piani, completato nel 1992, e riconoscibile nello Sky line della citta per la sua forma particolare. Concepito tenendo conto del dialogo armonioso con la chiesa di fronte, Marie Reine du Monde. All’esterno le quattro rotonde agli angoli del grattacielo richiamano con le loro cupole quella della chiesa stessa. Al suo interno, uffici, negozi e la patinoire frequentatissima.

Da qui seguiamo le indicazioni per la Gare Centrale, la stazione dalla quale partono treni per altre città canadesi o verso gli Stati Uniti. Da qui attraversiamo la stazione per ritrovarci nel grande food hall, sempre molto affollato all’ora di pranzo.

Proseguiamo nei collegamenti in direzione di Ville Marie arrivando nella zona più bella tra il Cathcart e il centro Eton poco lontano. E qui possiamo finalmente mangiare. Non che prima non ci fosse l’occasione, ma sicuramente tra Cathcart e Time Out sopra il centro Eton troviamo pane per i nostri denti.

Il Cathcart e Time Out sono tra i miei posti preferiti per un pranzo veloce. Ci sono stand per tutti i gusti, dalla cucina giapponese, alla spagnola, dall’indiana alla francese, con ovviamente le immancabili pizze.

Il Centro Eton è poi a sua volta collegato al grande magazzino della Baie D’Hudson dalla Promenade de la Cathedrale, squallida, ma utile anche qui in caso di gelo per passare agevolmente da un posto all’altro.

A questo punto possiamo fermarci e riprendere fiato. Mettere il naso fuori e respirare un po’ di freddo. Al prossimo giro andremo più lontano alla scoperta di un’altra parte della città sotterranea!

* Per il 2025 dal 15 marzo al 6 aprile.

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