Eccomi qui come capita ogni tanto con qualche consiglio di lettura.
Con due bookclub attivissimi, le scoperte non mancano mai. A queste poi aggiungo gli scambi attivi, le suggestioni e i giretti in libreria, e la lista delle letture si allunga a dismisura.
Tre libri belli e intensi in queste ultime settimane e due leggeri ma che fanno riflettere.
Partiamo da quelli intensi. Tre guerre, tre genocidi, tre periodi storici che avrebbero dovuto insegnarci qualcosa e che invece, come sempre, non hanno insegnato nulla. Quando gli uomini impareranno ad amarsi e vivere in pace? Forse mai.
Jacaranda, Gaël Faye, scrittore franco ruandese.

Siamo in Ruanda. Una storia forte e intensa, un dramma vissuto e raccontato, un romanzo che non è un romanzo perché la storia è vera, ed è lì nero su bianco. La storia di Milan, padre francese e madre ruandese che vive a Versailles. Ha dodici anni quando, nel 1994, accolgono Claude, un bambino sopravvissuto al genocidio. Claude ha un segno indelebile, un colpo di machete al cranio. Milan è felice di accogliere Claude come quel fratellino sempre desiderato, ma non riesce a estorcere alcun dettaglio a sua madre Venancia sulla sua vita in Ruanda prima di arrivare in Francia.
Solo nel 1998 Milan visita Kigali per la prima volta accompagnando sua madre. Qui ritrova Claude e soprattutto le sue radici. Scopre la storia della sua famiglia e l’orrore del genocidio del 1994.
Dello stesso autore bellissimo anche Petit Pays, Small Country, che si svolge tra il Burundi e il Ruanda, con alcuni personaggi poi presenti anche in Jacaranda che è successivo. Da Petit Pays è stato tratto anche un film diretto da Eric Barbier e uscito nel 2020.
Brotherless night, di V.V. Ganeshanathan.

Ambientato durante i primi anni della trentennale guerra civile in Sri Lanka, il romanzo è un ritratto straziante del viaggio morale della protagonista. Ed è anche la testimonianza dell’impatto della guerra sui legami familiari.. Nel 1981 una giovane donna sogna di diventare medico. Il suo sogno vacilla, la sua famiglia subisce le conseguenze atroci della guerra, i legami familiari sono messi a dura prova, travolti dalla violenza crescente. Nel disperato tentativo di agire, Sashi accetta l’invito per lavorare come medico in un ospedale da campo per i militanti delle Tigri Tamil, che, dopo anni di discriminazione e violenza da parte dello Stato, stanno combattendo in nome della minoranza Tamil. Ma dopo che le Tigri hanno ucciso uno dei suoi insegnanti e le forze di pace indiane sono arrivate solo per commettere ulteriori atrocità, una serie di interrogativi su quello che è giusto fare, viene fuori. Da che parte stare veramente?
Un altro interessante e drammatico tuffo in un periodo di conflitti e di orrori.

Ritorniamo nel continente africano e questa volta in Algeria, con Houris, di Kamel Daoud autore franco algerino. Questa volta è la guerra civile negli anni 90 e tutte le atrocità annesse e connesse che vengono raccontate pagina dopo pagina dalla voce della protagonista, Aube. Un dialogo con sé stessa e con il bambino che porta in grembo. Una ferita indelebile. Mille interrogativi sul mettere o no al mondo quel piccolo esserino che cresce in lei. Molto intenso e veramente ben scritto.
Nell’Islam, le Houris sono donne dagli occhi bellissimi descritte come una ricompensa per gli uomini musulmani fedeli in paradiso.
Per sdrammatizzare un po’ due letture molto più leggere, ma ricche di spunti di riflessione. Come li chiamo io, libri da bookclub perché facilmente innescano il dibattito.
Due autori francesi. tematiche molto contemporanee, con l’utilizzo dei social media e l’apparenza al centro di tutto. Con la ricerca dell’angolo giusto per guadagnare un like. Con influenzer che cercano di fare il bello e il cattivo tempo, veicolando a volte messaggi sbagliati.
Panorama di Lilia Hassaine. Siamo nel 2049, 20 anni dopo una forma di rivoluzione che ha cambiato il modo di vivere. Si gioca la trasparenza. Le case non hanno muri, ma vetri, tutto viene fatto “a vista”. Non esistono segreti. Si vive in una grande vetrina. Ma quanto è sincero il nostro modo di fare? Quanto veramente i protagonisti rispettano l’armonia che riflettono?

Un po’ la stessa domanda che ci si pone quando si naviga sui social media. Quanti sono coloro capaci di mostrarsi veramente per quello che sono? Chi si mette veramente a nudo? Panorama, racconta l’autrice, è nato da un’immagine.
Un soir, un magasin d’ameublement éclairé lui donne l’impression d’entrer dans l’intimité d’un foyer. Je me suis dit : si tout le monde vivait comme ça, si on pouvait tous voir nos voisins et être vus de nos voisins, à quoi ressembleraient nos villes ?[fonte la Presse].(Una sera, un negozio d’arredamento illuminato le da la sensazione d’entrare nell’intimità di una casa. Mi sono detta: e se tutti vivessero così, come sarebbero le nostre città?)
J’aime di Camille Yolaine, influencer con mezzo milione di followers, prima di essere scrittrice e raccontare proprio questo mondo. Il mondo di Lou, a cui tutto riesce alla perfezione. Ma è veramente felice? E quello di Diane, che vorrebbe essere Lou, ma lo vorrebbe veramente? Si legge di getto e da voglia di capire perché oggi c’è bisogno di credere in queste creature create dal nulla a colpi di rossetto e portate in palmo di mano dai colossi della moda e non solo.

Questo il suo sito
Buona lettura!
Lasciateci leggere e lasciateci ballare; questi due divertimenti non faranno mai male al mondo.
Voltaire
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