La burocrazia esiste in tutti i paesi, e con essa le varie fisime che ne seguono e conseguono. Paese che vai burocrazia che trovi, e non ne scampi. In 28 anni all’estero e un certo numero di paesi ne caricatore, non ho mai trovato agilità, se così la si vuole chiamare, in nessun sistema.

In tutti però ho trovato una costante, una certa complessità che non rende, a chi atterra, la vita semplice. E insieme alla complessità l’elemento vincente, la chiave di volte, la cosa senza la quale non si va avanti.
Se in Francia non si faceva nulla senza una fattura di Edf alla mano, e in Svezia non sei nessuno finché non ottieni il person nummer, tanto per citare due casi a caso… In Italia oltre a quella chiave passe-partout che è il codice fiscale, non si fa nulla, ma proprio nulla, senza un numero di telefono italiano, un cellulare di preferenza. Che poi ormai, a parte mia mamma e le sue amiche, non so neanche più chi abbia un fisso a casa.
Comunque, colmo dei colmi, persino per averne uno di numero, me ne hanno chiesto un altro che servisse a confermarlo. Faccia allibita. No non ho un altro numero di cellulare italiano, ne richiedo giustamente uno, il primo, il mio primo in assoluto.
Se vuole però, ho aggiunto, posso dargliene a scelta uno canadese o uno svedese… no grazie, mi faccia riflettere.
Sembra quasi assurdo che nel mondo globale in cui viviamo, nel mondo digitalizzato e altamente tecnologico, la mancanza di un semplice numero preceduto da un +39, possa bloccare pratiche e tanto altro.
Adesso comunque sono fieramente in possesso del terzo numero ad affollare lato sim il mio cellulare. Per fortuna le nuove tecnologie mi premettono allegramente di saltellare con una semplice e rapida manipolazione da un numero all’altro. Devo solo ricordarmi dove sono per connettermi al numero che funziona meglio. Un gioco da ragazzi. Un gioco che mi permette di sentirmi parte di un sistema paese, e per la prima volta in 28 anni anche del mio, di paese.
La cosa mi fa riflettere su come ovunque l’accesso al sistema non sia semplice e di rapida comprensione. Triste quando il paese in questione è il tuo e pensi di capire tutto. Ogni volta, passando da un paese all’altro, quando tutto sembra filare liscio, è proprio il dettaglio burocratico che blocca. Il non sapere come muoversi nei meandri di pratiche che paiono sempre lunghe e irrisolvibili. La tecnologia avanza ma la burocrazia e i suoi molteplici strati sembrano sempre fermi al tempo che fu e questo un po’ dappertutto, in un mal comune e mezzo gaudio che alla fin fine fa sorridere.
Alla mia entusiasta affermazione di mi sento a casa in Salento, un amica ironicamente, ma forse anche no, ha risposto, aspetta di aver fatto tre volte due ore di coda alla posta, per affermarlo di nuovo.
Ed è sempre un po’ così. L’entusiasmo viene smussato in fretta al terzo modulo da compilare in molteplice esemplare e quintupla firma sparsa. Si deve essere zen, sempre e comunque. E quando appunto, in attesa al telefono per mezz’ora, con la voglia di uccidere la voce suadente che mi ripete di avere pazienza ( tanta e santa), ripenso a quando in India ho ottenuto una connessione internet ( a pedali, ma questo è un altro discorso) dopo ore di coda all’ufficio locale, portata per lo più in giro tra una stanza e l’altra….
Almeno adesso faccio tutto o quasi online, ma con un +39 come bacchetta magica alla mano!
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