Ritorniamo a parlare di libri: qualche lettura interessante.

Leggere è una delle mie attività preferite. Se durante le giornate normali mi dedico alla lettura soltanto la sera prima di dormire, durante le vacanze leggo in qualsiasi momento della giornata, e riesco a rimettermi in pari con tutti i libri che vorrei prendere in mano ma che, per mancanza di tempo, aspettano pazientemente il loro turno.

Non parto mai senza almeno un paio di libri in più del previsto, non si sa mai il ritmo di lettura fosse più sostenuto: devo avere una piccola scorta.

Ovviamente non tutto quello che leggo mi entusiasma, solitamente fatico a leggere un libro che proprio non mi piace, alcuni libri però mi colpiscono spesso per motivi diversi. 

A volte è l’autore che ho già letto che mi spinge a continuare a “scavarne” le doti narrative. Altre volte è il dove il libro è ambientato. Altre ancora l’intrigo che mi tiene con il fiato sospeso. C’è ovviamente qualcosa che ogni tanto mi fa dire questo libro lo consiglio per un tale o un altro motivo.

In questo luglio 2024, tra spiaggia piscina e lunghi caldissimi pomeriggi di dolce farcente, 6 libri si sono distinti. Li ho scelti spinta da ragioni diverse e per diversi motivi li consiglio.

Butter di Asako Yuzuki. 

Perché l’ho scelto? Perché tutto quello che è giapponese, da sempre, mi attira. E questo libro unisce il Giappone che tanto amo alla cucina che adoro. 

La giornalista Rika Machida ha il privilegio di ottenere un’intervista esclusiva con la famosa Manako Kaji, accusata di aver ucciso una serie di uomini dopo averli attirati a sé con ricchi e copiosi manicaretti: li ha presi per la gola, insomma!  Tutto intorno un mondo di ricette, di sperimentazioni culinarie, di relazioni amorose, di amicizie, un mescolarsi di sentimenti. Un po’ giallo, un po’ libro di cucina, pagina dopo pagina il cibo ci accompagna con una funzione catartica. Una storia che sottolinea una problematica giapponese contemporanea, e direi non solo giapponese, della focalizzazione della nostra società contemporanea sulla magrezza estrema , e della conseguente negatività del qualche chilo di troppo. Molto interessante da leggere l’articolo sul The Guardian .

Perché lo consiglio? È un libro pieno di spunti di riflessione, primo tra tutti l‘ossessione del magro che permea la società contemporanea, con tutte le pressioni messe sulle giovani donne e i danni che ne conseguono. Mi ha fatto sorridere pensare che vivevamo proprio in Giappone quando era difficile trovare il burro e le vendite erano contingentate… insomma sono tornata indietro di quasi 20 anni, e mi piace condividere quel mio pezzo di vita giapponese.

Domani Domani di Francesca Giannone.

Perché l’ho scelto?

Perché il suo primo libro, La portalettere, comprato per caso all’aeroporto di Brindisi, mi era piaciuto un sacco. 

 Siamo in Salento nel  1959, Lorenzo e Agnese subiscono la decisione del padre di vendere il saponificio di famiglia,. Una sorta di bivio che li porta in direzioni diverse, reazioni contrapposte che generano una profonda e insanabile rottura tra loro. Chi avrà fatto la scelta giusta? Quale dei due fratelli avrà veramente seguito il suo cuore?

Perché lo consiglio?

Tanti spunti di riflessione su come ogni individuo metta a punto modi diversi per superare un trauma, una delusione, un lutto, e su come le scelte fatte portino a conseguenze irrimediabili.   

Tutto il bello che ci aspetta di Lorenza Gentile 

Perché l’ho scelto?

Era tra i libri consigliati in libreria, semplicemente.

Selene è a un bivio, il ristorante che ha messo in piedi non decolla, la sua vita sembra ferma ad un punto di stallo. Un colpo di testa la porta ad abbandonare tutto per recuperare pezzi del suo passato in una Puglia in cui ha vissuto da bambina, immersa in una comunità un po’ hippy, un ashram di trulli, dove tutti vivevano in comunità e libertà. E così sulle tracce di quell’infanzia fuori dagli schemi cerca le risposte per andare avanti e ritrova la vecchia tata e la sua cucina. Sarà questo ritorno a regalarle le ali per ripartire con il piede giusto? Saranno la tata e i suoi manicaretti semplici come la terra pugliese, a darle le risposte che cerca?

Perché lo consiglio? Gli spunti sono tanti, ci sono le scelte di Selene di ritornare indietro nel tempo per poi poter ripartire, ci sono quelle sullo sfondo dei genitori che hanno abbandonato un mondo fatto di certezze e obblighi, per uno più libero e caotico, con il risultato poi di ritrovarsi a prendere strade diverse. Tutti noi in fondo scegliamo una direzione, e tanti si ritrovano a rimetterla in causa…

The Covenant of Water di Adam Verghese. 

Perché? Semplicemente mi era piaciuto il primo, Cutting for Stone, ed ero sicura che avrei apprezzato anche questo. 

La storia di una famiglia in India del sud dal  1900 al 1977. Una famiglia affetta da un particolare problema: in ogni generazione almeno uno dei loro muore affogato. E quando vivi in Kerala l’acqua è ovunque.  La storia è ispirata alla storia della nonna stessa dell’autore, alla quale il libro è dedicato. È una storia di donne, donne forti, donne che sono figure centrali nella cultura indiana. E sullo sfondo un India in evoluzione.

Perché lo consiglio?

È uno di quei libri da leggere per capire meglio una cultura come quella indiana, con le sue tradizioni forti. 

The bookshop woman di Nanako Hanada

Perché l’ho scelto?

Un libro che parla di libri, e di un autore giapponese per giunta, aveva tutto quello che poteva piacermi.

Un libro autobiografico. La vita di Nanako Hanada è in crisi, separata dal marito, senza grandi soddisfazioni, senza una rete di supporto, senza vere relazioni. Ed è a questo punto che per dare una svolta decide di iscriversi ad un gruppo meet up in rete. Incontro dopo incontro si trova a consigliare dei libri ai suoi interlocutori, una sorta di “dimmi chi sei e ti dirò che libro ti corrisponde”. E cosį vediamo sfilare personaggi, nascere amicizie: i libri diventano viatico d’amicizia e scambio.

Perché lo consiglio? Il senso dello scambio che deriva dalla conidivisione dei libri è esattamente quello che amo nei vari bookclub di cui faccio parte.

Blue Sisters di Coco Mellors

Perché l’ho scelto?

Perché dopo aver letto il primo su consiglio delle mie figlie (Cleopatra and Frankenstein), che abbiamo adorato tutte e 4, mi sono buttata sul secondo e mi è piaciuto ancora di più.

Dalle prime battute la storia conquista. Avery, Bonnie, Nicky e Lucky, le sorelle Blue. Un legame unico, indissolubile, quel legame unico e indissolubile creato dall’aver condiviso, anche se in momenti diversi, un grembo materno. ” True sisterhood, the kind where you grew fingernails in the same womb, were pushed screaming through identical birth canals, is not the same as friendship…. You don’t choose each other, and there’s no furtive period of getting to know the other. You’re part of each other , right from the start.” [La vera sorellanza, quella in cui le unghie si sviluppano nello stesso grembo e si è spinti urlando attraverso lo stesso canale, non è la stessa cosa dell’amicizia… Non ci si sceglie a vicenda, e non esiste un periodo circospetto per conoscersi reciprocamente. Siete parte l’uno dell’altro, fin dall’inizio.]

Ed eccole tre di loro a ritrovarsi a New York la città in cui sono nate e cresciute, ognuna in piena ricostruzione, vite a dei bivi, ad unirle un dolore immenso da superare insieme. Il finale stupendo.

Perché lo consiglio? Perché il legame tra sorelle è proprio questo, unico e inscindibile, le liti, gli abbracci, le urla, i pianti, il consolarsi a vicenda. Mi ha emozionata.

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