Ci sono giorni in cui metti mano ai cassetti. Quei momenti di pura follia in cui decidi che devi assolutamente eliminare cose. Non è mai semplice. È facile accumulare, molto più difficile sbarazzarsi del superfluo.

Oggi per puro caso, mettendo mano a pile di vecchi documenti, ho trovato i miei vecchi schizzi e appunti di quando con passione creavo vestiti per bambini.
Un tuffo indietro nel tempo. Un tuffo in India e nel mio mondo indiano. Ho sfogliato i miei appunti, accarezzato i “miei” tessuti e ripensato a quegli anni.
Per me ogni espatrio è stato un rimettermi in gioco, ogni volta ho cercato, al ritmo delle nostre partenze e dei nostri atterraggi, di ricreare un’attività tutta mia. Sono sicuramente stata fortunata su due fronti. Da una parte ho sempre avuto idee nuove ed energie per realizzarle, e dall’altra un compagno di viaggio estremamente riconoscente per la facilità con la quale ho sempre adattato la mia carriera alla sua, tanto riconoscente da appoggiarmi in toto in ogni mio nuovo progetto.
Quando abbiamo lasciato il Giappone per l’India nei primi tempi non immaginavo di rilanciarmi in un’avventura professionale. L’India è un paese complesso e trasferirmi li con tre bambine non era veramente una passeggiata. Pensavo di dedicarmi a loro e ai mille problemi quotidiani, della serie non esiste giornata in cui tutto fili liscio. Rapidamente però mi sono resa conto che la voglia di fare qualcosa non mi avrebbe permesso di stare con le mani in mano, e mettici quell’atmosfera elettrizzante e colorata che solo l’India sa regalarti, e aggiungici l’incontro con delle persone straordinarie, e il gioco è fatto. In un attimo eccomi lanciata a 100 all’ora in un’avventura professionale che mai avrei immaginato.
Non ero destinata alle stoffe, ai bottoni, ai fili. Non lo ero di certo per i disegni, gli schizzi, i bozzetti. I tessuti non erano il mio terreno di gioco, a meno che si trovassero in una boutique trasformati in gonnelline e compagnia. Insomma niente nel mio percorso di studi e di lavoro precedente avrebbe lasciato immaginare uno sbocco così. Ma la vita è fatta di sorprese e l’espatrio è un accumularsi di possibilità. Basta uno spunto, un incontro, un paesaggio che cambia in modo totale, per darci le ali e farci volare più in alto del previsto.



E così è andata a finire, con un abilissimo sarto indiano e il suo team ci siamo messi ad creare vestiti per bambini. Loro avevano la capacità di trasformare quello che io immaginavo con i miei occhi di mamma che si è sempre divertita a vestire le sue bambine. E proprio le mie bambine sono state la mia fonte di ispirazione, per loro ho pensato vestiti, colori, abbinamenti. E loro hanno indossato quello che con amore creavo, sono diventate il volto del mio progetto, spinta e stimolo.
Raconte moi une histoire è la storia di un incontro tra un sarto indiano e una mamma italiana un po’ imprenditrice e e un po’ appassionata di moda. L’incontro tra due mondi diversi che si sono plasmati l’uno con l’altro e trasformati in vestiti, pigiami, cerchietti. Un idea nata dall’amore per l”india che è stato immediato e totale. La voglia di trasmettere questo amore attraverso dei capi allegri, colorati, capaci di portare la bellezza di questo paese anche molto ma molto lontano.
Sono stati anni splendidi, anni di viaggi continui tra l’India e l’Europa, viaggi dai quali ogni volta rientravo arricchita di qualcosa, perché ci sono paesi e popoli che lasciano il segno. Non è stato semplice, anzi. Come tutti i progetti ho dovuto arrampicarmi sugli specchi, ci ho creduto, sono andata avanti anche quando sembrava più facile gettare la spugna. Una cosa che non mi ha mai abbandonata è stata la passione, la passione che ritornava viva ogni volta che giravo tra le stoffe nel mio mercato a Chennai.
Oggi ho appoggiato le mie dita su quei piccoli quadratini di stoffe colorate, un po’ sbiadite. Ho sentito viva quella passione che mi aveva animata all’ora, ho avuto un pizzico di nostalgia per quel periodo, per quel progetto, per quei cinque anni in cui sono stata legata all’India in modo intenso e profondo.
Dopo un paio di anni in California ho smesso di produrre vestiti per bambini. La distanza tra la California e Chennai ha avuto la meglio sulla mia passione e sulle mie energie. Purtroppo l’espatrio è fatto di scelte. Andando in California ho scelto di allontanarmi dal mio terreno di gioco, ho privilegiato una scelta che avesse un senso per ogni singolo componente della nostra famiglia. Racont moi une historia ha pagato il prezzo della mia scelta, ma non ho rimpianti, solo fantastici ricordi.
http://racontemoiunehistoir.blogspot.com/
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