Chi mi conosce sa che nei miei anni giapponesi mi sono appassionata agli autori del paese del Sol Levante. Nei tre anni in cui ho vissuto a Tokyo ho praticamente letto solo e sempre autori o giapponesi o connessi con il Giappone, un modo per penetrare una cultura che dagli inizi mi ha affascinata.
Successivamente non ho mai smesso di esserne attratta, continuando a leggere nuovi libri e a scoprire nuovi autori.

All’ultimo book club ho proposto proprio la lettura di uno di questi, spiegando come la mia scelta fosse guidata dal legame profondo che ho con il Giappone, uno dei miei paesi del cuore.
Finche il caffe è caldo (コーヒーが冷めないうちに Kohi ga samenai uchi ni) il primo romanzo di Kawaguchi Toshikazu, pubblicato nel 2015. Una storia bella e soprattutto ricca di spunti di riflessione. Siamo a Tokyo, a fare da sfondo una piccola caffetteria, Funiculì Funiculà.
La caffetteria è famosa perche permette ai suoi avventori in determinate circostanze di viaggiare nel tempo. C’è una sedia apposita in cui sedersi.
La sedia è occupata quasi costantemente dallo stesso individuo, e quando viene lasciata libera, quello è il momento per compiere il viaggio.
Il viaggio nel tempo è sottoposto ad una serie di regole, prima fra tutte arrivati nel passato si deve bere il caffe prima che si raffreddi. Seconda regola si possono incontrare nel passato solo delle persone che hanno frequentato il locale. Terza regola non si può cambiare il presente.
4 storie, 4 capitoli, tantissimi spunti, mille domande. Una fra tutte: se vi fosse data la possibilità di viaggiare nel tempo e tornare indietro, chi vorreste incontrare il tempo di un caffè ancora una volta?
Dello stesso autore consiglio anche i successivi sullo stesso tema e con gli stessi personaggi.
Basta un caffè per essere felici 思い出が消えないうちに , pubblicato nel 2018 e Il primo caffè della giornata, さよならも言えないうちに, del 2021
Altra recentissima, e piacevolissima scoperta, Il gatto che voleva salvare i libri, di Nastukawa Sosuke.
“I libri hanno un’anima. Un’anima che si insedia nei libri quando vengono trattati con rispetto, e che non manca di correre in soccorso ai loro proprietari quando si trovano in difficoltà“. A parlare è il gatto protagonista di questo romanzo, insieme a Rintaro, giovane rimasto solo dopo la morte del nonno. Rintaro come simbolo della generazione di giapponesi nota come quella degli Hikikimori* .
Rintaro eredita della libreria del nonno, uomo brillante e colto. La libreria versa in condizioni disastrose e Rintaro, minorenne, non può occuparsene, deve trasferirsi dalla zia. Di colpo però appare un gatto, un gatto che parla. Il gatto guiderà Rintaro e noi lettori attraverso una serie di labirinti, che corrispondono ad altrettante questioni esistenziali.
Sempre con al centro dell’attenzione i libri, Finché non aprirai quel libro, di Aoyama Michiko. E qui incontriamo la Signora Komachi, che non è una bibliotecaria come le altre, ma una che intuisce al volo i desideri di chi le sta davanti. Proprio per questo è capace di consigliare il libro giusto, il libro che le cambierà la vita. Il potere dei libri e il loro valore terapeutico, splendido.
Buona lettura!!
*Giovani che decidono di chiudersi al mondo, rimanendo rinchiusi nello spazio esiguo delle loro stanze.
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