Diario di un viaggio.

Dopo il caldo inusuale che ha avvolto l’Europa l’estate scorsa, ecco il freddo e la neve in abbondanza, anche dove di solito freddo e neve arrivano con parsimonia. Cosa succede allora? Nella settimana precedente l’inizio della pausa natalizia, gli aeroporti entrano in tilt, il traffico aereo si inceppa.

Viaggiare da Stoccolma a Torino diventa una specie di viaggio della speranza. La Germania diventa il posto da bypassare, ma per volare su Torino, purtroppo dalla Svezia, uno scalo in uno dei grandi aeroporti tedeschi è d’obbligo. Ma si sa che l’efficienza teutonica aiuta e allora anche lo scalo non pesa più. 

Quello però che si scopre è che con il gelo e la neve anche questa benedetta efficienza entra in tilt, panico generale.

Aerei ritardati, in primis, poi cancellati. Uno dietro l’altro.

Servizio clienti preso d’assalto, ore d’attesa.

In aeroporto danno informazioni al contagocce, parlare con il customer service al telefono è missione disperata.

In due giorni ho passato un totale di cinque ore in linea nella speranza di parlare con un operatore. L’ultimo tentativo è durato due ore per poi sentirmi dire “signora deve avere pazienza”. Li mi sono veramente inalberata, spiegando in modo secco che di pazienza ne avevo dimostrata tanta.

Comunque dopo tre ore di attesa ad Arlanda, con un volo in prima battuta annunciato con tre ore di ritardo, il che mi faceva automaticamente perdere la coincidenza a Monaco, torno sui miei passi quando il volo viene ufficialmente cancellato, e rientro a casa. La compagnia aerea mi ha messa su un volo del mattino successivo, con la premessa che non erano sicuri che il volo non avrebbe subito modifiche o cancellazioni. 

A questo punto o cancellavo il viaggio visto che per il pranzo previsto a Torino non sarei arrivata in tempo, o trovavo un piano B che mi desse la quasi certezza di poter mettere le gambe sotto il tavolo all’una in Italia.

Mi ha salvata un Ryanair che ha un grande pregio, il fatto di atterrare a Caselle alle 8:30, unito alla serie di difetti della compagnia low cost tra cui la partenza all’alba e l’imbarco e volo tipo carro bestiame. Ma non faccio la difficile, sveglia alle 3:30, alle 4:30 sono nella bolgia di Arlanda, con coda alla security confusa. Atterro puntuale con il sole, il cielo blu e la neve per terra, oltre al sentimento di essere atterrata in uno dei miei posti del cuore.

Arrivo il tempo di abbracciare la mamma, fare due passi con lei e correre al pranzo. La sera avremmo avuto più tempo insieme, festeggiamenti natalizi d’obbligo, un pre Natale.

Ma mi ero completamente dimenticata del covid, e mai più avrei pensato che ci si mettesse in mezzo per rendere il mio week end lungo italiano indimenticabile. La mamma si sente un po’ stanca, visto che dobbiamo vedere anche mia suocera la sera a cena, per essere sereni le faccio un test covid, così tanto per. Forse li è stato l’errore, continuare a pensare che possa essere covid. Il risultato però è inequivocabile: la mamma è positiva. 

A questo punto niente panico. Lei non ha particolari sintomi. Io l’ho vista poco e niente. Inforchiamo due FFp2 e ci separiamo ognuna nella sua parte di casa ben definita. La propria camera, il proprio bagno. Non era quello che avevamo previsto, ma dobbiamo fare buon viso.

Se lei ha bisogno di qualcosa sono qui.

Per fortuna sta benone, abbiamo solo dovuto cambiare di corsa i suoi biglietti per andare da mia sorella per Natale. Io sto benone e la incrocio solo con mascherina. Cerco di stare fuori, passeggio per la città. Non avevo previsto così questa piccola parentesi pre natalizia, ma mi adeguo. Ho il pensiero fisso al caos che mi aspetta per tornare in Svezia, Lufthansa continua a cancellare o ritardare voli, voglio rientrare in tempo per abbracciare le mie ragazze che rientrano per passare le vacanze con noi. 

Lunedì all’ora di pranzo arriva il sospirato messaggio che il check in è aperto… bene, dovrei essere a cavallo, almeno il volo, a priori, non è cancellato.

Provo a fare il check in: problema. Riprovo: problema. Mi dicono di contattare il call center. Mi viene già male, quanto dovrò stare in attesa? 

Chiamo, parte la solita musichetta. Mi metto comoda, un messaggio mi dice che se voglio ridurre i tempi d’attesa posso richiedere di parlare con un addetto in inglese. Ecco il trucco almeno in Italia perché con il numero tedesco o svedese, ho il sospetto, che l’attesa fosse più lunga per l’inglese.

Questa volta rapidamente parlo con una signorina che mi comunica che il mio biglietto non è ancora stato emesso ( mille punti interrogativi fanno a pugni nella mia testa). 

Come non è stato emesso? Eh si con la cancellazione dell’andata abbiamo dovuto riemettere il biglietto e visto che lei parte il 20 -siamo il 19- non era prioritaria.

Ok allora come si fa? 

Aspetti qualche ora e al limite richiami. 

Certo ormai conosco la musica del call center a memoria. Non aggiungo altro.

Alla fine dopo 4 ore riesco a fare il check in.

Il volo c’è, la situazione in Germania sembra essere migliorata, incrocio le dita. Dovrei atterrare a Stoccolma alle 17:45, per le 19 essere a casa.

E alla fine è stato proprio così, tutto è filato molto meglio del previsto, a volte pensare al peggio aiuta.

E adesso qualche giorno per riprendermi, prima del prossimo volo!

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