Ritornare a casa e allontanarmi da loro.

Ormai è dall’estate del 2015 che mi regalo questo esercizio dei saluti, degli ultimi sguardi, delle partenze. Lascio le mie ragazze, una, un’altra e un’altra ancora. Le lascio alle loro vite in costruzione, al loro mondo che mi ospita per brevi parentesi. Gli stessi gesti, gli stessi pensieri.

Aeroporti diversi, punti di partenza e di arrivo che non si assomigliano. Voli più o meno lunghi, taxi che si allontanano, i loro visi che sfumano.

Ci sono abituata certo, è necessario. Ci sono abituate anche loro, ma nonostante tutto, c’è sempre quel piccolo pizzico di tristezza che mi avvolge,  che ci avvolge. La consapevolezza di una quotidianità che non c’è più e che non ci sarà più. Loro sono diventate grandi ed è giusto che proseguano per la loro strada. Sono grandi e volano verso l’indipendenza. In questo volo spazzano via una quotidianità che era quella di un tempo. La quotidianità con cinque piatti intorno al tavolo, di cinque voci in casa, del caos e della confusione che tre figli che crescono ci regalano.

Ho passato otto giorni intensi e densi tra Londra e Oxford, ho passato del tempo con le mie ragazze, infilandomi un po’ nelle loro vite. Fa un certo effetto vederle grand. Mi riempie di gioia ma ogni tanto mi viene la nostalgia del come erano, di loro piccole e fragili, del loro essere dipendenti al cento per cento da noi.

Penso tutto sommato a come il tempo sia volato, a come questa vita intensa che abbiamo vissuto, in un soffio ci abbia catapultati nell’oggi. Mi piace questo oggi, ma è arrivato troppo in fretta. Allora mi chiedo se avrei dovuto godere di più di loro quando erano piccine, rumorose, faticose. Quando la sera speravo che si spegnessero per 12 ore di fila per godermi un meritato silenzio, quel silenzio che adesso sottolineano la loro partenza. Mi dico che avrei dovuto essere meno di fretta. Fermarmi più a lungo al parco a giocare con loro. Leggere una storia in più anziché dire basta per la stanchezza della giornata. Guardare ancora un balletto, uno di quelli che tutte e tre erano talmente brave a improvvisare, anziché aver voglia di prendere un libro e di immergermi nella lettura. 

Quando i figli sono piccoli forse ci lasciamo sopraffare dalla stanchezza e non riusciamo a godere di mille dettagli. Quei dettagli che, una volta i nostri figli cresciuti, vorremmo recuperare e rivivere ancora e ancora.

Sono arrivata a Heathrow, ho camminato verso il mio volo, ho cercato di non pensare, di non fermarmi, di non voltarmi. Una cosa che questi 25 e più anni di espatrio mi ha regalato è la capacità di gestire i saluti. Parto senza lacrime, subisco i distacchi quasi come se non fossero i miei. So che è giusto così.  Loro stanno bene dove sono, io ho la mia vita felice e intensa. Riusciamo comunque a vederci, non passa mai molto tempo tra un abbraccio e l’altro. Le vacanze di Natale arriveranno in un attimo, che le nostre telefonate quotidiane servono per accorciare le distanze. So tutto ma nonostante tutto una punta di dolore li nel petto c’è sempre, ci sarà sempre.

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