Di sci e ricordi alla vigilia del covid.

 Questo weekend partiamo finalmente per una settimana di sci degna di questo nome. L’anno scorso vista l’impossibilità di viaggiare e gli impianti chiusi praticamente ovunque, ci siamo accontentati di qualche discesa in Svezia, il che equivale praticamente a non aver sciato.

Torniamo dopo poco più di due anni nello stesso posto nelle Dolomiti in cui eravamo quando il primo malato di covid venne scoperto in Italia. Eravamo li durante quella settimana di panico assoluto che sfociò poi rapidamente nella chiusura totale di praticamente tutto il mondo. Eravamo lì ancora non consci che da li a poco avremmo affrontato un periodo assurdo. Nel concreto per noi allora, quelle settimana bianca si tradusse in tre giorni di quarantena per Paolo e in  15 giorni di quarantena per Camilla, come per tutti i suoi compagni che erano a sciare nelle Alpi, cioè in Paesi con più di 20 casi (eh adesso fa quasi ridere). Per Camilla poi alla fine di quei 15 giorni ci fu la sorpresa della chiusura della scuola, dei suoi ultimi mesi di liceo on line, degli esami annullati. Non lo sapeva alla vigilia della nostra partenza che quel venerdì sarebbe stato per lei l’ultimo vero giorno di liceo.

Oggi tiravo fuori giacche, guanti, calzettoni, felice da un lato, ma con un velo di ansia dall’altro. Un po’ ripenso a quella settimana strana, quando tornando dallo sci nel tardo pomeriggio divoravo i giornali che incominciavano a snocciolare numeri in modo angosciante, un po’ mi dico che adesso due anni dopo se non c’è più il virus a riempire le prime pagine dei giornali, c’è di peggio. E il peggio mi spaventa mille volte di più che un virus che alla fine la scienza ci aiuta a sconfiggere o almeno a rendere estremamente innocuo. Contro il peggio, contro l’odio, contro la follia invece non sembra esserci cura, medicina, neanche le parole servono se non vogliono essere ascoltate.

In Svezia c’è una certa crescente preoccupazione, messaggi sibillini sul fare scorte d’acqua, di cibo e avere soldi in contanti in casa. Articoli che mostrano i militari svedesi in esercitazione sull’isola di Gotland, mappe dei rifugi in città che vengono rispolverate. Ieri ho individuato il bunker che potrebbe accoglierci in caso di problemi, solo l’dea mi gela.

Domani partirò cercando di non portarmi dietro ansie e pensieri, cercando di godermi la neve, il sole, l’aria fresca sul viso durante le discese, un momento di relax in famiglia (ridotta ma sempre in famiglia), spero onestamente il mio rientro sia più sereno di quello di due anni fa, e non la nuova vigilia di un terribile incubo.

Rispondi

Scopri di più da Come sopravvivere in giro per il mondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere