Natale è ormai alle porte, Stoccolma è splendente, festosa, luccicante. In casa respiriamo aria di festa, le candele, l’albero, la carta colorata. Come ogni anno, come ogni Natale. Sono rimasta un po’ bambina, il Natale mi esalta, mi eccita, mi piace. Mi piace decorare la casa, mi esalta l’atmosfera festosa, mi eccita l’attesa e la magia che vedo negli occhi dei bambini, quella che ho sempre visto in quelli delle mie figlie.
Penso spesso alla me bambina, allo stupore al risveglio la mattina di Natale, il grande albero che ogni anno diventava più piccolo, meno imponente al ritmo della mia crescita. Penso ad ogni Natale, i ricordi si mescolano, il primo Natale di Federica, il primo di Chiara, il primo di Camilla, l’ultimo con il mio papà. Pacchi da scartare sotto alberi decorati in case diverse, in posti diversi del mondo. Occhi assonnati, pigiami natalizi, esclamazioni di gioia ad ogni scoperta. Notti di Natale da una parte all’altra del mondo, festeggiamenti in famiglia o con amici che sono diventati famiglia, quando la famiglia è troppo lontana e i chilometri eccessivi fanno a pugni con il poco tempo per concedersi una vacanza. Abbiamo avuto tanti alberi che brillavano in saloni diversi, in ogni casa abbiamo trovato l’angolo giusto e per il tempo in cui vi abbiamo vissuto il posto è sempre stato lo stesso. Ci piace gustarci l’apertura dei regali il 25 mattina. Ci piace scartarli insieme, con entusiasmo, lentamente, uno alla volta. Ci piace quel momento tutto nostro, di noi cinque, loro ogni anno più grandi ma sempre eccitate e felici di essere sorprese e noi felici di sorprenderle. Bevo sempre un caffè prima di incominciare a scartare, anche quando erano piccole riuscivo a farle pazientare un attimo, io la tazzina in mano e loro con gli occhi brillanti a immaginarsi cosa foss e nascosto dentro ogni pacco. Quel caffè è come una piccola pausa di osservazione, imprimo la scena davanti ai miei occhi, me la pregusto, anticipo la gioia. Anticipare la gioia poi è una cosa che faccio già quando compro regalo dopo regalo, mi immagino quel che succederà, i loro sorrisi, il piacere di essere sorprese, la felicità di stringere tra le mani un qualcosa che avevano desiderato. Questo sarà il secondo Natale nel bel mezzo di una pandemia, il secondo pieno di punti interrogativi, il secondo a chiederci se riusciremo veramente a festeggiare, se non ci saranno intoppi, tamponi postivi, voli cancellati. Il secondo incerto in tutti i dettagli, ma pur sempre bello e felice come ogni Natale. Mai come in questi mesi incerti ho bisogno di avere le mie figlie vicine, mai come in questi due anni ho sentito la precarietà della vita all’estero che mette distanze tra le persone che si amano, mai come a Natale la paura di non poter festeggiare insieme prende il sopravvento e ci rende fragili.
Rispondi