Qualche settimana fa ero veramente fiduciosa, mi sembrava che il mondo avesse ripreso a girare nel senso giusto, che pian piano ci stessimo riprendendo indietro le nostre vite, i loro ritmi, i progetti e sogni messi da parte per troppo tempo. Nonostante i numeri in aumento, nonostante gli articoli allarmanti, ho creduto a lungo che la fine del tunnel fosse lì a portata di mano.
Ho fatto progetti, ho programmato vacanze, mi sono per un attimo convinta che questo Natale sarebbe stato diverso dal precedente, molto più simile quelli di prima, con un misto di relax e voglia di stare insieme, con quella piccola pausa al sole per fare il pieno di vitamina D e di luce, la formula magica per sopravvivere all’inverno svedese.
Ma sono bastati una manciata di giorni per mandare all’aria i programmi, per rimettere distanze assurde tra i paesi, per chiudere di nuovo frontiere, introdurre restrizioni, persino Londra talmente a portata di mano negli ultimi mesi, sembra irraggiungibile.
In pochi giorni ho annullato le nostre vacanze natalizie, messo in forse la ima andata e ritorno londinese, ripreso la buona vecchia abitudine di tenere in tasca una mascherina (in Svezia non esiste). Anziché andare avanti andiamo indietro, spaventa e fa rabbia.
Spaventa dopo tanti mesi, ne usciremo mai? Fa rabbia perché forse la via d’uscita sarebbe veramente solo una, far vaccinare tutti, ma c’è ancora tanta, troppa gente che si ostina a non credere nella scienza, a mettere in dubbio ciò che sta succedendo, a voler far proprie insulse teorie degne di romanzi di fiction.
Fino a due anni fa mai e poi mai l’umanità intera avrebbe pensato di ritrovarsi al punto in cui siamo, mai e poi mai le immagini di città deserte, di aeroporti vuoti, di serrande abbassate, sarebbero state quotidianità. Adesso facciamo fatica a veder un ritorno al prima, facciamo fatica a ripensare il mondo come un luogo facilmente percorribile, a immaginarci spostamenti senza intoppi.
Non riesco a pensare a come saremo alla fine di tutto questo, non vedo una fine, non la vedo…

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