Il nostro primo Thanksgiving in California fu un disastro. Non eravamo preparati. Non sapevamo cosa fare. In realtà era una festa che ci parlava ben poco! Solo dopo, anno dopo anno ce ne siamo impossessati, come spesso accade quando si vive a lungo in un paese e se ne assorbono naturalmente usi, costumi e festeggiamenti.
La prima volta però era una festa tutta nuova, ci prese alla sprovvista, improvvisammo malamente.
Incominciò il giorno prima di Thanksgiving, organizzai una cena in famiglia con quello che di più simile si avvicinava al tacchino, non tanto amato nei ranghi Cerruti. Fu carino, ognuno di noi scrisse su un foglio una lista di cose per le quali eravamo grati, la leggemmo ad alta voce. Alcune cose scritte dalle ragazze ci fecero ridere, come la frase di Chiara, allora dodicenne, che candidamente disse di essere grata per le azioni Tesla.
Comunque fu carino in prima battuta. Poi ignari di tutto il giorno successivo ci mettemmo per strada. Non ci sembrava vero che Paolo avesse finalmente due risicati giorni di sacrosante vacanze, un week end intero per stare con noi era all’epoca cosa quasi impossibile. I ritmi serrati di Tesla in quelle prime battute, come anche nelle successive, non ci hanno mai concesso molti spazi di svago.
Comunque allora non ci sembrò vero e con entusiasmo ci avviammo verso il Nord della California. Ecco muoversi a Thanksgiving, il giorno di Thanksgiving fu un errore da novellini. A Thanksgiving si sta a casa, si festeggia in famiglia e con gli amici, si cucina un tacchino da 20 chili e si incomincia a cenare alle 4 del pomeriggio. A Thanksgiving tutto è chiuso, non c’è ristorante che tenga, anche i ristoratori festeggiano in famiglia. E noi dopo aver trovato di che pranzare al volo in una fredda e nebbiosa Bodega bay, la sera spinti dai morsi della fame ci rifugiammo per la disperazione dentro un terribile Denny’s, entrato ormai nella memoria collettiva famigliare tra i ricordi più disperati della nostra vita in cinque. Non sapevamo sedendoci che ci saremmo rialzati abbandonando i piatti semi pieni e con le pance totalmente vuote. E ci abbiamo provato, ma anche la stessa idea di nutrirci solo e semplicemente non aveva convinto i nostri stomaci a rassegnarci all’evidenza di una cena immangiabile.
Ne ridiamo ancora.
Ovviamente l’anno successivo e quelli che seguirono, furono pianificati in vero stile americano, senza gite fuori porta e con amici intorno con i quali condividere il tacchino e tutti i vari tradizionali piatti che l’accompagnano come allegro contorno.
Ci furono festeggiamenti e mille cose per cui essere grati e anche il Ringraziamento entrò a fare parte della nostra routine americana.
Oggi è una festa come le tante incontrate nel nostro cammino d’expat, una festa che non festeggiamo più ma che continua comunque a rimanere nei nostri calendari e nei nostri cuori. C’è sempre qualcosa di cui essere grati, qualcosa per cui ringraziare.
Oggi ringrazio per un’altro anno che tutto sommato, tra alti e bassi, è stato un anno felice. Ringrazio per la famiglia che abbiamo, i legami che abbiamo creato, le tante amicizie che resistono al tempo e alla distanza. Ringrazio per i tanti piccoli sogni realizzati e per il continuare ad avere dei desideri che forse si realizzeranno, o forse no. Ringrazio per le mie ragazze, i loro sorrisi, le giovani donne che sono diventate, piene di ambizioni e di energie per conquistare il mondo. Ringrazio per la coppia che siamo, dopo 33 anni insieme, sempre capaci di sorprenderci e di renderci reciprocamente felici. Ringrazio per i tanti progetti che portiamo avanti con determinazione, che ci danno le ali e che non ci danno il tempo di annoiarci. Ringrazio per ogni settimana, mese, anno attraversato con forza e determinazione, sempre in movimento da una parte all’altra del mondo. Ringrazio per l’apertura mentale che questa vita ci ha dato, per la capacità di apprezzare i piccoli dettagli, per quel continuo sorprenderci per le piccole cose. Ringrazio di aver detto si a quella prima partenza 25 anni fa, perché se cosi non fosse stato non ci sarebbero state tutte le altre. Ringrazio di avere radici un po’ ovunque lunghe e solide, piccole e meno stabili, ma che mi legano anima e cuore ai tanti posti che hanno fatto parte della mia vita. Ringrazio per i tanti progetti ancora da immaginare ma che sicuramente sapranno regalarci un futuro intenso. Ringrazio di essere capace di vedere sempre il positivo, il bicchiere mezzo pieno, la luce in fondo al tunnel. Aiuta 🙂

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