Il passaporto è come un diario

Oggi ho rinnovato il passaporto, niente di che come notizia generalmente, ma per chi vive all’estero da ormai mezza vita come noi, questo ha un senso particolare. Il passaporto è un po’ come il diario della nostra vita, nelle sue pagine ci sono i segni delle nostre avventure, del nostro continuo girovagare. E’ la testimonianza della vita girovaga che tanto amiamo, ogni tappa, ogni permanenza lunga o corta che sia, è registrata sulle sue pagine.

Conservo tutti i vecchi passaporti, proprio perché hanno un significato profondo. 

Questo in scadenza l’avevo rinnovato poco prima di partire per gli Stati Uniti, quello che l’aveva preceduto ha scandito i nostri anni asiatici, questo è stato all’insegna delle tante sfumature di America.

Mi fa sempre strano recuperarlo con gli angoli tagliati, ne conoscevo a memoria numeri, date, mi rivedevo nei visti, mi piacevo forse, anche, con 10 anni di meno.

Adesso profuma di nuovo, ha una nuova residenza, una nuova foto, una scadenza tra dieci anni che fa quasi un po’ paura, pagine bianche sulle quali scrivere nuove storie, pagine che si riempiranno come per i precedenti al ritmo delle nostre scoperte e della nostra sete di avventura.

Il vecchio finirà in un cassetto insieme agli altri, testimone silenzioso dei dieci anni passati, si è guadagnato sul campo un meritato riposo. Potesse parlare ne racconterebbe di storie, di passaggi di frontiera, di controlli superficiali e di doganieri pignoli. Potesse ne scriverebbe di momenti vissuti nella tasca della mia borsa, aerei presi al volo, soste in aeroporto, anno dopo anno, sul filo del tempo che passa.

Tra dieci gironi inaugurerò il nuovo, una toccata e fuga, un primo imbarco, una prima partenza, nuovo compagno di viaggio!

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