Mi chiedo se per sempre ci porteremo dietro una vita con un prima ed un dopo. Proprio come il prima e dopo segnato da una guerra o da un qualsiasi evento che ha, in passato, scaraventato il mondo in incubi di varie proporzioni, mettendo a nudo le nostre fragilità. Mi chiedo se tra 20 anni, noi, i nostri figli parleremo ancora di questi quasi due anni in cui le vite sono rimaste sospese, in cui di colpo ci siamo sentiti tutti un po’ più fragili e un po’ più soli.
Mi chiedo se ci porteremo sempre dietro la paura, gli interrogativi, certe immagini che ci hanno scosso, l’incertezza e anche la confusione.
Mi chiedo se un giorno la nostra routine tornerà uguale a prima e saremo capaci di non vedere più il normale come un qualcosa di eccezionale.
Per ora certo il ritorno alla normalità sembra quasi rubato, sembra quasi un lento infrangere regole, sembra quasi un insulto verso quella parte di noi che per mesi ha avuto paura di fare, di toccare, di solo pensare che si potesse tornare al prima.
Qualche sera fa siamo andati al cinema, erano almeno 20 mesi che non mettevamo i piedi in una sala al chiuso per uno spettacolo qualsiasi. 20 mesi in cui mi sono chiesta se mai, una volta riaperti cinema e teatri, sarei stata capace di godermi uno spettacolo serenamente, senza immagini di virus volanti ad attraversare la sala pronti ad agire.
La risposta me la sono data da sola sedendomi in un cinema tra altre 500 persone, me la sono data dopo i primi 5 minuti in cui nella mia mente si sono sovrapposti sentimenti contrastanti che andavano da “hai fatto bene” a “sei pazza completa”. Mi sono goduta il film ma non solo, mi sono goduta questa voglia di ritornare al prima, quel prima fatto di leggerezza, quando ci si accalcava senza timore in metropolitana e si sgomitava in piedi un bicchiere in mano, senza curarsi del respiro del vicino.
Le ultime settimane sono state, credo per tanti, un lento riappropriarsi della propria vita e delle abitudini messe in attesa in un cassetto. Sono state settimane in cui la gente con più sicurezza ha ripreso a viaggiare, a programmare, che è ancora più importante, ad incontrare altra gente, in modo più spontaneo e senza troppe paure.
Ogni tanto mi dimentico quasi dei numeri, dei casi che oscillano, dei confini ancora chiusi in tanti paesi. Ogni tanto quando dopo la palestra bevo un caffè con le mie amiche, programmando una cena, un invito, prenotando uno spettacolo, mi sembra di rinascere e mi dimentico quasi di quando disinfettavo la spesa seduta per terra nell’entrata, di quando mi svegliavo di notte con incubi feroci, di quando mi chiedevo quando avrei rivisto mia mamma o le mie figlie.
Fa un gran bene tornare a respirare il ritmo di una vita normale, con la speranza che veramente non si torni più indietro!

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