E se il ritorno alla normalità passasse attraverso un aeroporto che si riempie di nuovo? Gente che viaggia e che ha voglia di muoversi? Uno spiraglio sottile, quella luce che da mesi cerchiamo di vedere e che forse, nonostante tutto, è là, visibile, netta.
Ho viaggiato in questi 18 mesi, poco, certo, ma ho preso qualche aereo necessario e anche qualche altro che lo era meno ma che faceva bene a mente e anima. Sono andata diverse volte ad Arlanda a recuperare affetti, a stringerli forte, o a lasciarli andare.
Mai come oggi però ho rivisto un aeroporto normale, vivo, pieno di gente, con code ovunque, al check in , alla security, con bambini urlanti, genitori esasperati, insomma vita.
In questi mesi ogni passaggio in aeroporto che fosse qui, in Italia o altrove mi ha regalato immagini mai viste, deserti umani, tabelloni vuoti, nessuna voce, silenzio. E proprio questo spettacolo surreale, mescolato a tutto il resto, le città senza turisti, le strade silenziose, mi ha sbattuto in faccia la realtà vissuta in questo ultimo anno e mezzo. Posti che nel mondo normale sono pieni di vita per mesi e mesi sono stati ombre vuote di se stessi, misura chiara dell’incubo mondiale che abbiamo attraversato, che stiamo attraversando.
Ecco venerdì in un aeroporto pieno mi sembrava che la vita con forza stesse riprendendo il sopravvento, che ci fosse una gran voglia di impossessarsi di nuovo del tempo che ci è sfuggito tra le mani, che nonostante la spada di Damocle minacciante, questa estate possa regalarci un po’ di normalità.
Volavo al Nord, piccolo assaggio di vacanza, prima delle vacanze italiane ormai vicinissime!

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