Ogni paese in cui vivi ti lascia qualcosa di intenso. Ogni tradizione e festa che incontri sul tuo cammino diventa un po’ tua, contribuendo a regalarti quell’incredibile miscuglio di culture che ti aiuteranno a plasmarne una tutta tua, che sarà appunto un allegro mescolarsi dei tuoi mondi.
E così anno dopo anno, paese dopo paese, ci siamo regalati un po’ di vita locale, tuffandoci nelle diverse tradizioni e traslocandole con noi.
Da Setsubun a Hanami in Giappone, passando attraverso diversi Matsuri ( feste tipiche tradizionali) da Diwali a Holi in India, dalla caccia alle uova alla fête de la musique in terra francese, fino a Thanksgiving di americana memoria, per poi sbarcare in Svezia e fare nostri i festeggiamenti di Midsummer.
Incredibile come in fretta si accolgano tradizioni diverse, che in un attimo diventano parte della nostra quotidianità, con tutti i loro piccoli dettagli.
Questa è una delle parti più belle del vivere all’estero aprire i propri orizzonti prendendo piccoli dettagli della cultura che ci ospita e portandoli poi con noi come tanti piccoli tasselli che compongono la persona che siamo diventati.
Ho sempre trovato molto triste vedere che tanti espatriati rifiutano categoricamente l’integrazione della cultura che gli ospita, rimanendo legati solo e esclusivamente a quella del proprio paese, perdendo una buona parte della ricchezza che le esperienze all’estero portano con sé.
Ho sempre pensato limitante l’attaccarsi alle proprie radici senza pensare che acquisirne delle altre possa necessariamente cancellare le precedenti. Le radici rimangono, si sommano e si arricchiscono anno dopo anno, nuova sfida dopo nuova sfida, mi piace pensare alle mie come un assurdo groviglio che arriva a toccare tutti i miei mondi, dei quali conservo forti influenze che diventeranno solo più belle mescolate con le successive.
Ogni anno, ad ogni nuova festa mi piace riflettere su come anche così, festeggiando come il paese che ci ospita, riusciamo a sentirci parte della nostra nuova realtà, pur rimanendo legati a tutte le precedenti. Il cuore di un expat è come quello di un genitore, c’è posto per tutti !

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