Dibattiti e pensieri ….

Ogni, benché più volte mi sia ripromessa di non farlo, ho partecipato ad uno scambio su FB, relativo al divieto di far rientrare in Italia i cittadini italiani residenti in India, colpita in modo violento e crudele in questo momento.

Perché mi sono ripromessa di non farlo? Perché spesso e volentieri le parole scritte in rete vengono travisate e lette con il filtro emotivo di chi si aspetta una risposta, ma attende sempre e solo quella che va in un unico senso previsto, il suo, non un altro, non quello di chi può pensarla in modo diverso.

A volte dovremmo fermarci a riflettere un filo prima , di scagliarci aggressivamente contro pensieri diversi, ma si sa che va così.

Perché allora ho risposto? Perché mi sembrava importante chiarire un punto, che è poi, ovviamente, quello della discordia.

Deve o non deve il mio paese di origine occuparsi di me quando ho scelto di vivere altrove, chiamando casa un altro posto?

La risposta per me è stata semplice e naturale: non deve, perché liberamente ho scelto di trasferirmi altrove, di creare casa in un luogo diverso da quello di origine, di radicarmi in un posto. Il mio paese deve in primis occuparsi dei suoi cittadini, di quelli che ci vivono, di quelli che, e penso a questi difficili tempi di COVID, hanno sacrificato libertà e salute psicologica nell’ultimo anno. Loro vanno protetti e impedire il rientro di chi vive in zone altamente a rischio, è crudele, ma va letto in quest’ottica.

Non dimentichiamo che durante il primo lockdown italiano, tutti i cittadini residenti all’estero non potevano rientrare in Italia, nero su bianco, a meno di un eventuale trasloco, a meno di aver perso il lavoro all’estero, a meno di aver perso la casa. Durissimo, psicologicamente durissimo, essere lontani, non capire cosa stesse succedendo nel nostro paese, anzi nei nostri paesi, ma fu così, e l’Italia non fu l’unico paese ad adottare misure così drastiche. 

Certo è terribile e pesante da gestire dal punto di vista psicologico, su questo siamo tutti d’accordo.

Dal mio punto di vista, che ovviamente è il mio, e per fortuna dovremmo vivere in un mondo abbastanza libero nell’espressione dei propri i pensieri da accettare  i punti di vista diversi, dicevo dal mio punto di vista sono più le aziende che hanno inviato all’estero che devono prendersi la responsabilità di metterci in sicurezza, di non farci correre rischi, di proteggerci. 

Purtroppo, e ce ne siamo resi conto in questi mesi, vivere lontani è estremamente complesso, nulla è scontato. Nessun paese oggi come oggi è un porto sicuro, ma il paese estero in cui viviamo, dovremmo averlo scelto nel bene e nel male, si suppone, dovremmo averlo amato amato, con i suoi cittadini, le sue strade, il suo spirito, la sua cultura, allora perché siamo pronti a voltargli le spalle quando tutto non funziona più, mentre i nostri amici locali non avranno scelta, non potranno farlo perché casa,per loro, è una sola? Questo per me è un quesito complesso e molto intimo, così come saranno intime e complesse le risposte.

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