Era il 2015, rientravo in Silicon Valley dopo un rapido soggiorno parigino, di quelli intensi tra amici e cose da fare, stavamo vendendo allora la nostra casa, scopo principale del mio viaggio. Il sabato successivo al mio atterraggio andammo a festeggiare Federica e i suoi successi scolastici, erano i primi di aprile. Proprio negli ultimi giorni di marzo mia figlia maggiore ricevette l’ammissione ad NYU, l’università dei suoi sogni. Me la ricordo ancora quella sua telefonata mescolata di lacrime di gioia, in cui a mala pena riuscii a capire la parola ammessa, ero nella cucina della mia amica Sonia, a Saint Germain en Laye. Erano state settimane strane, scandite dall’arrivo via email e via posta, dall’ammissione in diverse università. Era la prima volta per noi. Marzo rima negli Stati Uniti con ammissione al college per gli studenti liceali dell’ultimo anno. Il primo semestre del loro anno Senior, l’ultimo anno, è ritmato dalla preparazione dei dossier per le università, un lavoro attento, scrupoloso, nel dettaglio. I ragazzi, anche giovani sanno che il montaggio di quei dossier, le informazioni in esso contenute e il modo in cui verranno presentate, saranno un biglietto da visita per entrare dove sognano di entrare, per proseguire i loro studi nel modo più consono al loro essere.
Per noi prodotto di un università italiana di altri tempi, in cui ti iscrivevi a fine ciclo liceale e poi stava a te dimostrare di essere in grado di uscirne, e ad uscirne non eravamo poi in tanti, questa hyper selezione iniziale era ovviamente una novità, novità alla quale poi una figlia dietro l’altra ci siamo abituati, diventando norma, convinta che sia giusto selezionare alla base, scartando chi comunque non ce la farebbe e ne riceverebbe solo valanghe di frustrazioni.
Certo il processo è duro, infrange sogni molto in fretta, rimette ambizioni nel cassetto, e riporta anche tanti genitori con i piedi per terra, quelli convinti di avere i figli migliori.
Ma come vanno preparati questi dossier? diciamo che il lavoro incomincia dai primi anni di liceo, e qui lo studente deve dal primo giorno costruire il suo coerente percorso di studi, coerente con quello che vorrebbe fare in futuro, mantenere dei buoni voti, che salgono verso l’eccellenza per le migliori università, dimostrare che non è solo tutto studio, ma anche interessi vari, attività collaterali, sport.
Un profilo a 360 gradi che deve però essere in grado di distinguersi da tutti gli altri profili a 360, avere quel qualcosa di personale che farà optare per la tua candidatura anziché per quella di un altro. I dossier di ammissione al college vengono analizzati uno per uno, il lavoro degli uffici predisposti è immenso e dettagliato, avere un qualcosa di speciale o anche semplicemente il sapersi mettere in valore in modo più netto, in questa corsa all’essere selezionato, sarà un punto di forza.
Il costruire un percorso di studi coerente, che sottolinea interessi e ambizioni future, può sembrare complicato per dei ragazzini cosi giovani, ma mettendoci nell’ottica americana, questi ragazzini lo sanno da quando sono piccoli che il processo è quello.
Certo che poi una volta arrivati al college possono anche rendersi conto di essersi sbagliati nell’indirizzo intrapreso, cambiare è possibile, non sempre semplice, ma possibile.
Comunque nella mia esperienza, tra i tanti amici delle mie ragazze, e i figli di amici negli Stati Uniti, non ho visto tanti percorsi interrotti e cambi di rotta, forse perché le scelte vengono veramente ponderate negli anni, costruendo pian piano interessi ben radicati.
La corsa all’ammissione al college è stressante, i ragazzi dopo mesi in cui si sono “venduti” alle università attendono con ansia le offerte finali, e a quel punto l’inversione di rotta che porta le università a loro volta a vendersi agli studenti, per essere in cima alla lista delle loro preferenze. Mi piace pensarla nei termini di una campagna di marketing condotta in due fasi, la prima da parte dei ragazzi che devono veramente tirarsi a lucido e mostrare il lato migliore, la seconda da parte dei college che devono dimostrare di essere per te ragazzo l’opzione più calzante.
A me tutto sommato questo modo di procedere piace, trovo bello dare agli studenti strumenti che permettano loro di mettere in valore i loro punti di forza, che spesso sono unici e veramente caratteristici delle loro personalità. Fare della differenza un arma che possa contraddistinguerli è importante. Le università amano le personalità marcate, con tratti sicuri, e le differenze che ne conseguono, costruiscono il loro gruppo studenti proprio tenendo conto di queste differenze, di quello che ogni singolo ragazzo possa portare con le sue peculiarità all’insieme. Un ufficio ammissioni non cerca due Giulietta, ma vuole una Giulietta, una Federica, una Francesca e via discorrendo.
Per aiutare i ragazzi a costruire dossier coerenti e interessanti, spesso si ricorre a dei veri e propri professionisti che con le loro competenze li aiutano non solo a selezionare le università giuste per loro, ma anche a tirare fuori i punti di forza, quelli sui quali cascherà l’occhio del selezionatore.
Insomma il lavoro è immenso ed è comprensibile la gioia dei ragazzi nel ricevere le offerte dalle diverse università, l’emozione dell’aprire quelle email è tanta. Ci siamo passati ormai diverse volte, 3 per le ammissioni ad undergrad e una in grad school, e tutte le volte ho visto la gioia negli occhi delle mie ragazze, quel sentimento unico di avercela fatta, di essere entrate nel campo giusto, quello in cui giocare alla grande.

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