Fatto di cronica, purtroppo ormai quotidiana, una ragazzina di diciassette anni è uccisa barbaramente dal fidanzatino poco più grande. Il solito movente triste e noto: la gelosia. Le indagini mettono in luce segni chiari di una relazione malata, lei la vittima lui il suo malefico padrone, perché quello che emerge è un rapporto di terrore dal quale una ragazzina così giovane, da sola, non potrà mai scappare.
I genitori, pare, vedono e non vedono, gli amici anche. Ecco qui sorge spontaneo il mio stupore, tu genitore vedi, sospetti, osservi e non dici niente, scaramucce di un amore adolescenziale, ti difendi. No l’amore adolescenziale può far piangere, può far star male dentro, quando il cuore scoppia, ma non può e non deve, come a qualsiasi età e per qualsiasi amore, mostrare segni di violenza fisica e psicologica, segni di soprusi sul corpo e sulla psiche.
Lei si era confidata agli amici, incapace si uscire da un amore che si stava dimostrando sbagliato e ben lontano da quello che l’amore dovrebbe essere. Gli amici non hanno allertato, sono rimasti osservatori inerti e sicuramente ne porteranno nell’animo la colpa per sempre.
Sono mamma di figlie femmine e nel pacchetto educativo che cerco e ho cercato di trasferire loro negli anni, c’è il rispetto che le mie figlie devono avere in primis per loro stesse, esigendo di conseguenza lo stesso rispetto dagli altri, amici, fidanzati, insegnanti, datori di lavoro. E oltre a tutto questo ho insegnato loro a chiedere aiuto, a chiedere consiglio, a non avere paura di dire se qualcosa non va. Di riflesso le ho rese sensibili anche nell’ascoltare gli altri e nel drizzare le orecchie se qualcosa non va, pronte a dare una mano e a chiedere una mano.
Pensare che un genitore possa passare sopra certi segnali e non comunicare certi messaggi mi fa rabbia, in che mondo viviamo? Pensare che degli amici anche se giovanissimi si riducano a meri osservatori senza azioni concrete, mi spaventa, non credo che la generazione dei nostri figli si meriti questa cecità e inazione.
Nel 2021 immaginare che certi comportamenti medioevali, dove un ragazzino poco più che adolescente sia tacitamente autorizzato dal sistema a giocare al padre padrone con la coetanea, da brividi profondi. Ma chi educa questi giovani uomini in questo modo barbaro? Chi educa queste future donne a sentirsi oggetti succubi e senza voce? Dove sta sbagliando la nostra generazione di genitori, perché se anche solo una piccola percentuale di noi educa i propri figli così, l’errore è di tutti, anche di chi osserva senza guardare e ascolta senza sentire.
Bisogna agire in fretta, dobbiamo insegnare alle nostre figlie il rispetto per se stesse come base di qualsiasi rapporto e ai nostri figli a diventare uomini attenti e amorevoli, non bestie capaci solo di alzare le mani e di farsi accecare da gelosie malsane.
Crescere i figli, educarli, farli diventare adulti degni, è un lavoro lungo, continuo, senza pause, faticoso, fatto di ascolto e di appoggio giorno dopo giorno, anno dopo anno, teniamoli per mano, diamo loro solide basi, lasciamo che si amino intensamente e che sappiano amare e apprezzare gli altri, senza gelosie, senza rabbia, questo è il nostro dovere dal primo giorno in cui quelle due lineette appariranno su un test di gravidanza trasformandoci in genitori.

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